La sicurezza di Harry e Meghan nel Regno Unito è una questione

Non hanno più diritto alla scorta di Stato alla famiglia reale, e quella privata non può essere armata come negli Stati Uniti

I duchi di Sussex durante un viaggio in Australia (Foto Cameron Spencer/Getty Images)
I duchi di Sussex durante un viaggio in Australia (Foto Cameron Spencer/Getty Images)
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Da quando è uscita la notizia che i duchi di Sussex, ovvero il principe Harry del Regno Unito e la moglie, l’attrice Meghan Markle, torneranno a vivere nel Regno Unito sei anni dopo la loro clamorosa rottura con la famiglia reale britannica e il trasferimento negli Stati Uniti, si è posto il problema di come verrà gestita la loro sicurezza, un tema che da anni è fonte di preoccupazione per la coppia e di dibattito politico nel Regno Unito.

Quando nel 2020 i duchi di Sussex annunciarono la loro intenzione di rinunciare agli incarichi ufficiali e di trasferirsi negli Stati Uniti, il Ravec – ovvero il comitato che si occupa della sicurezza dei membri più importanti della famiglia reale per conto del governo – decise di revocare la loro scorta pubblica, stabilendo che la fornitura di questo servizio sarebbe stata decisa di volta in volta, a ogni loro visita nel Regno Unito.

La scorta finanziata con fondi pubblici è infatti un servizio che viene garantito ai membri più importanti e più esposti della famiglia reale britannica ma non ai suoi non-working members, ovvero persone che ne fanno parte ma che non svolgono incarichi pubblici o istituzionali per conto della corona. E per quello che si sa finora Harry e Markle non riprenderanno le loro funzioni di membri della famiglia reale.

Dopo l’annuncio della loro rinuncia agli incarichi reali, però, per i duchi di Sussex la necessità di avere una protezione divenne più impellente: furono inondati di critiche e minacce che un ex importante funzionario di polizia definì «disgustose e molto reali». In passato il principe Harry aveva detto che in più occasioni aveva deciso di non portare con sé la moglie e i figli nei suoi viaggi nel Regno Unito proprio per non esporli a rischi. Nel 2025 in un’intervista con la BBC aveva detto di volersi riconciliare con la famiglia, anche per via della malattia del padre, re Carlo III, ma di non poter «immaginare un mondo in cui riporterei mia moglie e i miei figli nel Regno Unito in questo momento».

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Nel 2021 il principe Harry impugnò la decisione del Ravec e si offrì anche di pagare o rimborsare personalmente gli agenti impiegati nella sua scorta in caso di viaggi nel Regno Unito, ma il comitato rifiutò perché non riteneva giusto che bastasse pagare per poter assumere delle forze di polizia pubbliche per la propria sicurezza personale. Nel 2024 l’Alta Corte di Giustizia (il tribunale che si occupa dei casi civili più complessi) confermò la decisione del Ravec e lo stesso fece nel 2025 la Corte d’Appello.

Da quando è uscita la notizia del loro trasferimento i duchi di Sussex non hanno ancora commentato e non hanno quindi neanche fatto sapere nulla riguardo a come intendano proteggere la propria famiglia una volta tornati nel Regno Unito. Il primo ministro britannico Andy Burnham ha recentemente risposto alle domande dei giornalisti sulla loro sicurezza dicendo che è una «questione privata» che «riguarda Harry e Meghan».

Come scrive il New York Times però la cosa certa è che non potranno adottare lo stesso sistema che avevano impiegato in California, ovvero assumere una scorta privata armata. Negli Stati Uniti infatti la legge permette agli addetti alla sicurezza privata di portare armi, mentre il Regno Unito ha una regolamentazione molto più rigida sul tema e non lo consente.

I duchi di Sussex durante un recente viaggio in Australia (Foto Jonathan Brady-Pool/Getty Images)

Un’altra grossa questione che si lega in parte a quella della sicurezza è come Harry e Markle gestiranno la sovraesposizione mediatica. Nel 2020, quando rinunciarono al loro incarico ufficiale, una delle motivazioni che diedero fu proprio la costante esposizione a un’attenzione morbosa da parte della stampa e dei giornali di gossip, particolarmente accaniti contro la coppia e nello specifico contro Markle. Durante questi anni lontano dal Regno Unito, il principe Harry ha portato avanti lunghe e costose cause contro i tabloid e i loro editori, per aver raccolto illegalmente informazioni private su di lui.

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Nel 2019 in diverse interviste Markle, che è afroamericana, divorziata e ha una storia familiare piuttosto movimentata, disse, a proposito del matrimonio e delle conseguenti attenzioni che sapeva avrebbe ricevuto: «Non ho mai pensato che sarebbe stato facile, ma pensavo che quantomeno sarei stata trattata con imparzialità». Harry, invece, mise in relazione il modo in cui venivano trattati lui e Markle con la morte di sua madre Diana Spencer (in un incidente stradale, a Parigi, dopo che il suo autista aveva cercato di seminare alcuni fotografi particolarmente insistenti). «Non mi farò spingere nello stesso gioco che uccise mia madre», disse.

Nel maggio del 2023 raccontarono di essere stati coinvolti in un inseguimento di due ore estremamente pericoloso da parte dei paparazzi per le strade di New York, che mise a rischio la loro vita e quella di altri pedoni e automobilisti. Alcuni fotografi intervistati e la polizia di New York però ridimensionarono molto l’accaduto, dicendo che non ci fu nessun ferito e che nessuno prese nemmeno una multa.

Nonostante il loro desiderio di non essere inseguiti e controllati dai tabloid e dai paparazzi, da quando si sono trasferiti negli Stati Uniti i duchi di Sussex hanno costruito gran parte del proprio lavoro attorno alla propria immagine ed esposizione mediatica. Oltre all’intervista con Oprah Winfrey, considerata tra le più importanti e famose conduttrici statunitensi, i due firmarono un contratto milionario con Netflix; Meghan Markle girò un suo programma di cucina e intrattenimento e fecero un podcast. Il principe Harry invece scrisse Spare, un libro nel quale raccontava la sua storia, che ha venduto milioni di copie in tutto il mondo.

Non si sa ancora niente di cosa faranno i due quando torneranno a vivere nel Regno Unito, ma secondo molti commentatori esperti è improbabile che rinunceranno al business che hanno creato attorno alla propria immagine pubblica.

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