Che malattia è la difterite

In Italia non uccideva una persona da trent’anni, grazie a un vaccino obbligatorio dal 1939

Questa fotomicrografia mostra alcuni batteri Corynebacterium diphtheriae colorati con la tecnica del blu di metilene. (Public Health Image Library /PHIL via Wikimedia Commons)
Questa fotomicrografia mostra alcuni batteri Corynebacterium diphtheriae colorati con la tecnica del blu di metilene. (Public Health Image Library /PHIL via Wikimedia Commons)
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Nella notte tra mercoledì e giovedì all’ospedale pediatrico Di Cristina di Palermo una bambina di 4 anni è morta per una sospetta difterite, una grave malattia infettiva. In Italia non succedeva dal 1996 che qualcuno morisse a causa di una difterite, grazie alla copertura vaccinale: il vaccino è obbligatorio infatti dal 1939 e viene somministrato nel primo anno di vita.

La difterite è una malattia contagiosa causata da alcuni batteri del genere Corynebacterium. Questi batteri producono una tossina molto pericolosa, chiamata tossina difterica, che può provocare gravi complicazioni. Se non trattata, la mortalità per la difterite è altissima: è fatale nel trenta per cento dei casi se non si è vaccinati e non si viene trattati per tempo, e per i bambini più piccoli il rischio di morire è più alto.

Si trasmette da persona a persona principalmente per via respiratoria, e cioè attraverso le secrezioni emesse con tosse e starnuti durante un contatto ravvicinato: il contagio può avvenire se le goccioline contenenti il batterio raggiungono naso, bocca o altre mucose. Il rischio dipende dalla distanza, dalla ventilazione dell’ambiente e dalla quantità di batteri presenti. Può essere trasmessa anche per contatto diretto e indiretto, per esempio se dopo aver toccato un oggetto contaminato si portano le mani al naso o alla bocca.

Il batterio più diffuso attacca la gola, il naso e le tonsille. All’inizio può sembrare una comune infezione, perché i primi sintomi (che compaiono alcuni giorni dopo l’esposizione ai batteri) sono mal di gola, febbre non molto alta, debolezza, perdita di appetito e linfonodi leggermente ingrossati.

Dopo qualche giorno può diventare molto difficile respirare o deglutire, perché sui tessuti del naso, delle tonsille e della gola si forma uno spesso rivestimento bianco-grigiastro, formato da colonie di batteri e dal tessuto danneggiato dai batteri stessi, dalla tossina e dalle cellule inviate dal sistema immunitario per difendersi dall’infezione. Nei casi più gravi il collo può ingrossarsi molto, un sintomo che viene chiamato “collo taurino” o “bull neck”.

La tossina, però, può diffondersi attraverso il sangue anche ad altri organi: al cuore, dove può provocare infiammazioni dei tessuti, aritmie e insufficienze cardiache; al sistema nervoso, dove può causare disturbi come debolezza muscolare e paralisi; e ai reni, dove può portare infiammazioni e insufficienza renale.

Si può trattare con antibiotici e un’antitossina specifica, che neutralizza la tossina in circolazione nel sangue. Chi ha avuto la difterite dovrebbe comunque ricevere il vaccino dopo la fine della fase acuta.

Il vaccino viene preparato a partire dalla tossina difterica, modificata in modo tale da non essere più pericolosa, per stimolare l’organismo a produrre valide difese contro la malattia. Il vaccino non ha eradicato il batterio, che continua a circolare nel mondo. Nei paesi ad alta copertura vaccinale, però, l’incidenza è diminuita moltissimo e, soprattutto, la malattia non è più così grave e mortale. Negli ultimi 30 anni in Italia sono stati accertati sei casi di infezione, tutti non letali e causati da batteri che non producevano tossine.