Perché l’aria condizionata fa andar via l’abbronzatura?
E il cloro della piscina?
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Ci sono tante cose che si dice vadano evitate se si vuole mantenere l’abbronzatura più a lungo dopo le vacanze al mare: l’aria condizionata, il cloro, le docce lunghe troppo calde, i saponi aggressivi, e la lista potrebbe andare avanti. Non è tecnicamente corretto dire che queste cose fanno andare via l’abbronzatura, ma è vero che possono farla durare di meno o rovinarla, perché sono tutte cose che seccano la pelle.
Se la pelle non è abbastanza idratata, perde elasticità e si formano delle screpolature sul suo strato più superficiale, da cui possono distaccarsi parti più o meno grandi di pelle, chiamate squame. Siccome i pigmenti che danno colore all’abbronzatura sono depositati anche in queste squame, quando si distaccano e si smette di prendere il Sole, si torna ad avere una carnagione più chiara.
Screpolature e desquamazioni inoltre sono interpretate dall’organismo come il segnale del fatto che la barriera che ci protegge dalle sostanze esterne (la pelle) è più vulnerabile. Il nostro corpo allora risponde aumentando la proliferazione di nuove cellule, che sostituiscono più velocemente quelle che ci sono già. Tra queste ci sono anche le cellule pigmentate, cioè quelle che si sono scurite col Sole, che completano prima il loro ciclo e fanno sì che l’abbronzatura duri meno.
Per prolungare la durata dell’abbronzatura si possono prendere diverse misure, ma quelle che contano di più sono tenere idratata la pelle e non scottarsi.
Inoltre, per avere un’abbronzatura duratura è bene avere la pelle ben idratata già da prima di esporsi al Sole. L’esposizione stessa, infatti, danneggia la barriera cutanea, e questo effetto peggiora se la pelle è già secca. Una pelle meno idratata poi è associata a una maggiore sensibilità ai raggi ultravioletti del Sole, che possono fare più danni e più in fretta.
Per mantenere la pelle idratata, dopo l’abbronzatura bisognerebbe fare più attenzione anche ad abitudini che di solito non ci danno nessun fastidio. Per esempio i tensioattivi, che sono le molecole che rendono efficaci saponi e bagnoschiuma, hanno un’estremità che si lega all’acqua e una che si lega ai grassi, e per questo riescono a rimuovere lo sporco, ma possono anche attaccare la rete di grassi della barriera cutanea e indebolirla, rendendola più suscettibile a ogni tipo di stress meccanico, come lo sfregamento della pelle con un asciugamano o gli scrub.
Anche le docce troppo calde possono seccare molto la pelle. Una temperatura troppo alta può far raddoppiare la quantità di acqua che evapora dalla pelle normalmente, seccandola e danneggiandola. E lo stesso vale per il condizionatore, perché sottrae umidità all’aria e l’aria secca disidrata la pelle.
Chi frequenta le piscine avrà anche sentito dire che il cloro rovina l’abbronzatura. Il motivo è che ha effetti sul sebo, la sostanza grassa prodotta dalle ghiandole della pelle che forma una pellicola protettiva in superficie. Una singola sessione in piscina ne può rimuovere una quantità sostanziale, e il pH dell’acqua, più alto di quello naturale della pelle, può ridurre la coesione tra le cellule, danneggiando ancora una volta la barriera cutanea.
Idratare la pelle, quindi, è la misura che permette di prevenire la maggior parte di questi meccanismi. Le creme idratanti funzionano combinando ingredienti con ruoli diversi: umettanti che trattengono l’acqua, sostanze occlusive che ne rallentano l’evaporazione, emollienti che reintegrano i grassi.
Tutto questo però non vuol dire che idratando la pelle benissimo l’abbronzatura duri per sempre, perché le cellule della pelle prima o poi si rinnovano e muoiono comunque. Per essere sempre abbronzati bisognerebbe continuare a esporsi al Sole, ma non è una pratica consigliabile.
L’abbronzatura dipende da un processo che si attiva in presenza dei raggi ultravioletti del Sole: per proteggersi l’organismo spinge alcune cellule specializzate, che si trovano nello strato più profondo della pelle, a produrre più melanina, la gamma di pigmenti che dà colore alla nostra carnagione. La melanina in più viene poi trasferita alle cellule vicine.
Siccome la maggior parte della melanina si concentra negli strati più profondi e le cellule della pelle attraversano gli strati dell’epidermide dal più profondo a quello più superficiale, quello che succede è che vediamo comparire un’abbronzatura più intensa solo dopo qualche giorno di esposizione al Sole. È anche il motivo per cui un solo giorno di Sole può scurire la pelle per qualche giorno, mentre dopo tre settimane di esposizione ci possono volere anche cinque o sei mesi per tornare come prima.
La schermatura data dalla melanina è comunque limitata, e infatti la pelle va protetta con le creme solari, che non impediscono di abbronzarsi, ma servono soprattutto a evitare di scottarsi.
– Leggi anche: Le creme solari spiegate male
Le scottature sono la risposta a un danno grave o irreversibile del DNA delle cellule: quando l’esposizione supera quello che la pelle riesce a riparare, arriva prima l’infiammazione — il rossore, che compare diverse ore dopo — e poi l’apoptosi, cioè la morte delle cellule. Vengono distrutte perché il loro DNA è troppo danneggiato per essere riparato, e una cellula così rischia di diventare maligna. L’apoptosi non avviene solo nelle cellule in superficie: uccide anche quelle degli strati profondi, dove la melanina è di più ed è meno deteriorata. Quello che ha ucciso viene fuori con la spellatura.
Niente fa perdere l’abbronzatura come una scottatura, quindi. Non si stacca solo qualche scaglia secca di pelle, ma parti molto più grandi che portano via cellule prese da ogni profondità, comprese quelle più cariche di colore. Un’esposizione più intensa e aggressiva ha quindi l’effetto opposto a quello che si potrebbe desiderare: un’abbronzatura poco uniforme e una pelle infiammata. E se la barriera cutanea è già rovinata da una scarsa idratazione, questi effetti ci sono anche con un’esposizione molto breve.



