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  • Mercoledì 19 agosto 2026

Il romanzo sulle “tradwife” diventato un caso editoriale negli Stati Uniti

“Yesteryear” racconta il contrappasso di un'influencer antifemminista: la sua uscita in Italia è stata anticipata a novembre

La copertina dell'edizione italiana di Yesteryear (Neri Pozza)
La copertina dell'edizione italiana di Yesteryear (Neri Pozza)
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Da diverse settimane Yesteryear, il primo romanzo della scrittrice statunitense Caro Claire Burke, è la novità editoriale di cui si sta parlando di più nella narrativa statunitense. Sta ricevendo recensioni entusiaste, da 18 settimane è tra i primi cinque titoli della classifica dei bestseller del New York Times e l’editore Alfred A. Knopf ha detto che da quando è uscito, il 7 aprile, ha venduto quasi un milione e mezzo di copie. È un risultato eccezionale in generale e ancor di più per un romanzo d’esordio.

L’enorme successo che sta avendo nei paesi anglofoni ha indotto Neri Pozza, la casa editrice italiana che ne detiene i diritti, ad anticipare l’uscita in Italia, che inizialmente era prevista per il 2027, al prossimo novembre. Anche perché nel frattempo molte persone che leggono in inglese hanno cominciato a parlarne sui social anche in Italia.

Yesteryear utilizza uno spunto classico della fantascienza, il viaggio nel tempo, per parlare di un fenomeno culturale ormai familiare nel mondo anglosassone e tra chi frequenta molto i social: quello delle “tradwife”, cioè influencer che promuovono argomenti ultraconservatori e antifemministi e una vita basata su una divisione dei ruoli di genere rigida e stereotipata, in cui all’uomo spetta il compito di provvedere economicamente alla famiglia e alla donna quello di occuparsi della casa, dei figli e del marito.

La protagonista del romanzo, Natalie Mills, è una di loro: grazie alla sua attività ha un seguito enorme sui social, soprattutto tra le fasce più radicali del partito Repubblicano statunitense. A un certo punto però subisce una sorta di contrappasso: si risveglia nel 1885, trovandosi costretta a vivere davvero quel modello di vita che aveva idealizzato.

Già prima di uscire Yesteryear era molto discusso negli ambienti editoriali. Nel 2024 i diritti del romanzo furono contesi da 12 case editrici in un’asta molto serrata che vide infine prevalere Knopf, con un’offerta superiore al milione di euro, altissima per un’autrice esordiente. Diversi addetti ai lavori avevano considerato l’operazione azzardata, ipotizzando che potesse trattarsi di una scommessa troppo rischiosa o addirittura di un’operazione speculativa.

Poche settimane dopo Amazon MGM Studios si aggiudicò i diritti cinematografici del romanzo e annunciò un adattamento con Anne Hathaway, una delle attrici più richieste di Hollywood, coinvolta sia come co-produttrice che come protagonista.

Anche se si tratta del suo romanzo d’esordio, prima dell’uscita di Yesteryear Caro Claire Burke non era propriamente una sconosciuta. Aveva già scritto di letteratura e pubblicato racconti su testate importanti, tra cui Marie Claire, Bustle e soprattutto l’Atlantic.

Nel frattempo aveva cominciato a costruirsi un suo pubblico anche al di fuori dell’ambiente letterario: prima attraverso TikTok, dove aveva raggiunto un seguito consistente commentando temi legati al femminismo e alle questioni di genere, poi grazie al successo di Diabolical Lies, newsletter dedicata agli stessi argomenti di cui è coautrice dal 2023, insieme alla collega Katie Gatti Tassin. Oggi è la seconda pubblicazione più letta al mondo nella sezione «Cultura» di Substack, subito dopo quella della giornalista italiana Selvaggia Lucarelli.

– Leggi anche: Il clamoroso successo della newsletter di Selvaggia Lucarelli

In un’intervista data al New Yorker, Burke ha raccontato che l’idea per scrivere Yesteryear le venne nel 2024, dopo che una casa editrice aveva rifiutato un altro suo manoscritto. A quel punto decise di prendersi una pausa dalla scrittura e cominciò a trascorrere sempre più tempo su TikTok, un social network che non aveva mai frequentato più di tanto.

La coincidenza temporale fu molto favorevole: era proprio il periodo in cui le “tradwife” cominciavano a farsi notare sui social, predicando un ritorno alla subordinazione delle donne nei confronti degli uomini. Burke aprì un suo profilo, cominciò a prendere posizione contro queste influencer e ottenne un vasto seguito.

Oltre a occuparsi delle “tradwife”, nei reel che pubblicava dedicava molto spazio alle autrici che avevano influenzato la sua formazione da scrittrice e da femminista, come Toni Morrison e bell hooks. I suoi contenuti cominciarono presto a essere notati e commentati anche da scrittrici affermate, tra cui Tressie McMillan Cottom, e da figure importanti del mondo dello spettacolo come la stessa Hathaway, che sarebbe poi diventata una delle principali sostenitrici del suo lavoro e che Burke ringrazia anche nelle pagine finali del romanzo.

Quando presentò Yesteryear alle case editrici era ancora un’esordiente, ma l’esperienza che aveva accumulato su un tema così attuale e specifico la rendeva una delle persone più adatte a scrivere un romanzo del genere. Per evitare che nel frattempo altre colleghe potessero sviluppare idee simili, Burke scrisse la prima bozza di Yesteryear in tempi rapidissimi: appena nove settimane, lavorando ogni giorno e imponendosi un obiettivo di almeno 3mila parole al giorno. «Era un flusso di coscienza. Pensavo: “Non rallentare, arriva alla fine”. Poi correggevo quello che avevo scritto e il giorno dopo ricominciavo tutto da capo», ha raccontato.

(Alfred A. Knopf)

Fin dal momento della sua uscita, Yesteryear è stato accolto perlopiù positivamente dalla critica. In un articolo sul New York Times Michelle Ruiz ha apprezzato soprattutto la riuscita caratterizzazione di Natalie, una protagonista dalle idee estreme e contraddittorie che Burke riesce a rendere al tempo stesso irritante e magnetica, trascinando il lettore dentro la sua visione del mondo.

Secondo la critica del Los Angeles Times Aiden Arata, il romanzo «offre una rivisitazione pungente e a tratti straziante del classico scontro tra la vita su Instagram e la realtà, e uno spazio per affrontare la nostra responsabilità all’interno dei confini sicuri della finzione».

Rhiannon Lucy Cosslett del Guardian ha scritto che, per quanto la premessa da cui parte Yesteryear sia «geniale», il romanzo presenta diverse fragilità legate alla velocità con cui è stato scritto, tra cui un colpo di scena finale prevedibile e «goffo» e una critica sociale perlopiù abbozzata. «Ci sono accenni all’omofobia, alla misoginia e al razzismo che sottendono il movimento [delle tradwife], ma questo romanzo non riesce a fotografarne bene il contesto politico. Forse si tratta di una strategia deliberata per raggiungere un pubblico più ampio di lettori americani, ma per un europeo appare come una bizzarra omissione».

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