Alexandria Ocasio-Cortez si sta portando avanti?
Ha preso le distanze da alcune delle sue posizioni più radicali, e congelando gli ovuli ha anticipato una domanda che di certo le avrebbero fatto
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La deputata statunitense di sinistra Alexandria Ocasio-Cortez sta facendo parlare molto di sé. Da oltre una settimana sta raccontando online in modo dettagliato e informale il processo con cui sta congelando i suoi ovuli, un tema personale che però apre discussioni politiche, e ha preso le distanze da alcune delle sue posizioni più radicali del passato. A novembre quasi sicuramente verrà eletta per il quinto mandato consecutivo alla Camera federale, ma da quello che fa e che dice è possibile che si stia preparando per qualcosa di più importante nel futuro.
Nel 2028 ci saranno le elezioni per uno dei due seggi di New York al Senato, e soprattutto quelle presidenziali: molti analisti politici già si chiedono se per lei non sia arrivato il momento di provarci, nonostante abbia solo 36 anni.
Non sarebbe la prima volta, peraltro, che Ocasio-Cortez sorprende per la rapidità della sua ascesa. Quando fu eletta per la prima volta alla Camera, nel 2018, aveva 28 anni e da sostanzialmente sconosciuta aveva battuto alle primarie Democratiche un deputato che era in carica da 19 anni. Di lei si parlò parecchio fin da subito, per via della sua età e delle sue idee radicali, simili a quelle del senatore Bernie Sanders. A differenza di altri, però, Ocasio-Cortez è riuscita a non rimanere confinata nella nicchia della sinistra radicale: si è evoluta, adottando posizioni pragmatiche e uno stile comunicativo molto diretto.
Lo si è visto con la questione degli ovuli. Ocasio-Cortez ha 36 anni, ha appena concluso una lunga relazione, e ha deciso di congelarli per aumentare le sue possibilità di avere una gravidanza in futuro. Ha raccontato sui social l’intero processo, descrivendo i vari passaggi e mostrando scene quotidiane, come le iniezioni di ormoni che si è fatta nel camerino degli studi televisivi di ABC poco prima di un’intervista.
È stato un tentativo abbastanza riuscito di normalizzare la discussione sulle scelte riproduttive e sui vincoli economici che le accompagnano: la deputata ha spiegato infatti che il trattamento le è costato circa 9mila dollari. È una cifra insostenibile per molte donne e che le assicurazioni sanitarie statunitensi coprono solo per alcune ragioni mediche, come nel caso di pazienti oncologiche.
Allo stesso tempo, ha anticipato una domanda che certamente le verrebbe posta se decidesse di candidarsi a incarichi più ambiziosi in futuro: se vorrebbe o meno dei figli. La vita privata di una politica statunitense così importante è sempre molto discussa, un po’ per gossip e un po’ per le ricadute che può avere sul suo lavoro, e con la scelta di congelare gli ovuli Ocasio-Cortez ha voluto implicitamente rispondere che nonostante al momento sia single e non abbia figli, intende averne in futuro.
– Leggi anche: Il congelamento degli ovuli si sta diffondendo anche in Italia
Dall’altro lato, Ocasio-Cortez sta cercando di distanziarsi in modo piuttosto esplicito da alcune delle formule che avevano caratterizzato la fase più identitaria della sinistra radicale. In un’intervista ad ABC (quella fatta dopo le iniezioni di cui parlavamo), ha detto: «Woke 1.0 was crazy», cioè «il Woke 1.0 è stata una follia». È un riferimento al periodo, culminato nel 2020 dopo le proteste per l’uccisione di George Floyd, caratterizzato da conformismo forzato e dal sostegno a proposte radicali, come quelle di abolire le prigioni o togliere i finanziamenti alla polizia, che erano popolari tra l’estrema sinistra e molto impopolari tra il resto dell’elettorato.
Accanto alle rivendicazioni politiche c’era anche una stretta sorveglianza sul linguaggio, che in teoria doveva risultare rispettoso e inclusivo ma spesso sfociava in espressioni bizzarre e innaturali. Un esempio è il termine «Latinx», usato per rendere neutrale la parola «latino», o «folx», una variante del termine inglese “folks” (“gente”) che aggiunge una «x» alla fine per apparire ancora più inclusiva.
Sebbene queste formule servissero soprattutto ai militanti più radicali per segnalare la propria appartenenza a una specifica élite culturale, sono state percepite dalla stragrande maggioranza della popolazione — inclusa la stessa comunità ispanica — come astratte, distanti dai problemi quotidiani o apertamente irritanti. Anche per questo Ocasio-Cortez sta cercando di prendere le distanze da quel periodo, che pure aveva sostenuto.

Alexandria Ocasio-Cortez e Bernie Sanders in New Hampshire nel 2020 (AP Photo/Andrew Harnik)
Il suo cambiamento è evidente anche nel modo in cui ha imparato a muoversi dentro al Partito Democratico, dimostrando una certa capacità di negoziare leggi e ottenere risultati concreti. Per esempio, mentre nel 2018 partecipò a un simbolico sit-in di protesta nell’ufficio di Nancy Pelosi, leader dei Democratici alla Camera e una delle persone più potenti nel partito, nel 2024 ha sostenuto con convinzione le candidature di Joe Biden e Kamala Harris alla presidenza, anche loro chiaramente parte dell’establishment.
Questa trasformazione è vista da molti analisti come un segno di maturità ed è stata riconosciuta dalla stessa Pelosi, che ha recentemente descritto come una «gioia» lavorare con Ocasio-Cortez e ne ha sottolineato il pragmatismo.

Alexandria Ocasio-Cortez e Nancy Pelosi alla Camera, il 17 novembre 2022 (AP Photo/Carolyn Kaster)
Negli ultimi anni ha poi parlato sempre più di temi economici e di problemi concreti, come l’aumento degli affitti, il peso dei debiti universitari, le spese mediche e l’influenza dei miliardari sulla politica. L’idea è che questi temi possano costruire un consenso maggioritario nel paese, mettendo in secondo piano le battaglie culturali più divisive.
La stessa attenzione ai problemi concreti è stata una delle caratteristiche della campagna di Zohran Mamdani, il politico socialista eletto sindaco di New York nel 2025, rafforzando l’idea che la sinistra possa essere vincente se si presenta agli elettori con un messaggio più concreto e meno identitario.
Ocasio-Cortez sembra aver applicato una logica simile anche nella scelta dei candidati da sostenere alle primarie Democratiche di quest’anno, in vista delle elezioni di metà mandato del 3 novembre. La rivista The Atlantic ha definito il suo approccio un rigoroso «controllo qualità»: invece di appoggiare automaticamente ogni candidato riconducibile alla sinistra progressista, la deputata ha cercato di distinguere quelli che riteneva più solidi e competitivi.
Ha sostenuto per esempio Abdul El-Sayed in Michigan, ma ha evitato di appoggiare altri candidati più controversi: Francesca Hong, sconfitta in Wisconsin dopo aver provato senza successo a distanziarsi da vecchi post sui social in cui, tra le altre cose, chiedeva di abolire la festa del Ringraziamento; e Graham Platner, che ha dovuto ritirarsi dalla campagna elettorale per il Senato in Maine a causa di numerose e circostanziate accuse di violenza sessuale.

Alexandria Ocasio-Cortez, Abdul El-Sayed e Bernie Sanders scattano un selfie dopo un evento della campagna elettorale delle primarie a Detroit in Michigan, il 18 luglio 2026 (AP Photo/Jose Juarez)
Ocasio-Cortez si sta quindi costruendo un profilo politico diverso da quello con cui era arrivata al Congresso nel 2018, ma bisognerà aspettare per vedere dove può portarla questa evoluzione. Appare come l’erede naturale di leader storici della sinistra Democratica come Bernie Sanders e la senatrice Elizabeth Warren, che hanno rispettivamente 84 e 77 anni. Nel 2028 potrebbe tentare la candidatura alla presidenza degli Stati Uniti o sfidare Chuck Schumer, il potente capo dei senatori Democratici spesso criticato dalla sinistra, per il suo seggio al Senato di New York.



