Disney ha fatto causa all’agenzia delle telecomunicazioni del governo statunitense per violazione della libertà di parola
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Martedì la Walt Disney Company ha fatto causa alla Federal Communications Commission (FCC), l’agenzia governativa degli Stati Uniti che si occupa di telecomunicazioni, accusandola di violazione del primo emendamento della Costituzione statunitense, che sancisce la libertà di parola. Disney sostiene che l’amministrazione di Donald Trump stia usando l’FCC per fare campagna contro il Jimmy Kimmel Live!, uno dei talk show più popolari degli Stati Uniti. Il programma va in onda su ABC, una rete televisiva di proprietà di Disney, e Trump lo critica da mesi.
Più nello specifico la causa riguarda la decisione presa dall’FCC lo scorso aprile di ordinare una revisione anticipata di tutte le licenze delle emittenti di ABC subito dopo una puntata in cui Kimmel aveva fatto una battuta sulla first lady Melania Trump. L’agenzia ha sostenuto di averlo fatto perché ABC non rispetterebbe più gli «standard di pubblico interesse» necessari per poter continuare a trasmettere i suoi programmi (una definizione molto vaga che è sempre stata interpretata in modo lasco). Per Disney invece si tratta di un pretesto per spingere ABC a chiudere o modificare la linea editoriale del programma di Kimmel.
A settembre del 2025 il talk show era stato anche temporaneamente sospeso dopo che Kimmel aveva accusato la destra vicina a Trump di voler sfruttare politicamente l’omicidio dell’attivista di estrema destra Charlie Kirk.
Kimmel comunque non è l’unico conduttore di un talk show a essere stato preso di mira. Lo scorso luglio infatti Paramount aveva chiuso il Late Show with Stephen Colbert, un altro noto talk show trasmesso su CBS, il cui conduttore Stephen Colbert criticava spesso Trump. Secondo varie ricostruzioni giornalistiche Paramount l’aveva fatto perché temeva che la FCC avrebbe usato i suoi poteri per ostacolare il tentativo di Paramount di acquisire la casa di produzione Skydance.
– Leggi anche: La campagna di Trump contro i media


