Con 2.325 morti l’attuale epidemia di ebola è quella con più decessi nella storia della Repubblica Democratica del Congo

Un operatore sanitario aspetta le procedure di disinfezione a un centro per il trattamento dell'ebola a Bunia, nell'est della Repubblica Democratica del Congo, l'11 agosto 2026 (AP Photo/Dieudonne Dirole)
Un operatore sanitario aspetta le procedure di disinfezione a un centro per il trattamento dell'ebola a Bunia, nell'est della Repubblica Democratica del Congo, l'11 agosto 2026 (AP Photo/Dieudonne Dirole)

A causa dell’epidemia di ebola in corso nella Repubblica Democratica del Congo sono morte 2.325 persone, secondo i dati pubblicati dal governo del paese. È il più alto numero di morti mai registrato nella Repubblica Democratica del Congo per un’epidemia di ebola, e ha superato quello dell’epidemia del 2018-2020, in cui morirono 2.299 persone. L’epidemia attuale era diventata già a luglio quella con più casi confermati: attualmente sono 4.945.

L’unica epidemia di ebola ad aver causato la morte di più persone è stata quella del 2014-2016 in Africa Occidentale: provocò 28.616 casi e 11.310 morti in Guinea, Liberia e Sierra Leone.

Il virus dell’ebola si diffonde tramite il contatto con i fluidi corporei di persone infette, vive o morte. La malattia causa febbre, vomito, diarrea, e nei casi più gravi emorragie interne ed esterne. L’epidemia in corso attualmente è causata da virus della specie Bundibugyo ebolavirus, che storicamente è poco diffusa e quindi è stata meno studiata. Ci sono quindi meno strumenti per contrastarne la diffusione: non esistono per esempio vaccini né trattamenti specifici, anche se sono in corso delle sperimentazioni. Per ora l’unico modo di contenerla è quello di individuare tempestivamente i malati, isolarli e curarli.

La gestione dei contagi da parte delle autorità sanitarie congolesi è stata particolarmente inefficiente, e questo ha contribuito sia alla diffusione del virus sia all’elevato tasso di letalità (cioè il numero di persone morte in rapporto al numero di quelle contagiate): all’inizio dell’epidemia era circa del 20 per cento, ma ora è arrivato al 46 per cento. Molti casi vengono identificati quando è troppo tardi perché i trattamenti disponibili siano efficaci, se non quando il paziente è già morto.

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