In Sardegna barche e gommoni sono fuori controllo
Stanno troppo vicine alle spiagge e affollano cale che in teoria sarebbero protette, ma è tutto ampiamente tollerato
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Le regole in vigore in Italia impongono alle barche e ai gommoni di rimanere a distanza dalle spiagge: almeno 200 metri da quelle con bagnanti. In realtà, d’estate molte cale sono abitualmente affollatissime di imbarcazioni che ignorano platealmente le ordinanze delle Capitanerie di porto, e che sostano a poche decine di metri dalla costa. Non potrebbero, ma è un fenomeno che viene tollerato, o che comunque spesso le autorità non riescono a disincentivare.
Il paradosso è che a volte questa ressa di barche e gommoni si verifica davanti a spiagge dove l’accesso via terra alle persone è contingentato: una diseguaglianza di trattamento che essenzialmente è di natura economica, perché premia chi può permettersi una barca di proprietà o a noleggio. È un problema che riguarda in particolar modo la Sardegna.
In un video che sta circolando molto sui social in questi giorni, si vede come interessi tra le altre Cala Coticcio, una caletta paradisiaca dell’isola di Caprera, nel Parco Nazionale dell’arcipelago della Maddalena. Mostra decine e decine di barche molto vicine alla spiaggia, nonostante l’ingresso via terra alla cala sia contingentato: le persone possono arrivarci solo a piedi, e accompagnate da una guida, 60 al giorno, suddivise in quattro scaglioni da 15.
Le barche che si avvicinano troppo alla costa disturbano e mettono in pericolo i bagnanti, e calano l’ancora in fondali dove non è permesso. Lo fanno perché così possono accedere alle calette più belle e incontaminate che richiederebbero delle camminate molto lunghe e faticose per essere raggiunte: qualcuno ignora che ci siano delle regole, la maggior parte decide di non rispettarle.
Nel video di Cala Coticcio, ha scritto La Nuova Sardegna, si contano circa 130 barche, tra gommoni, barche a vela, catamarani e yacht. Dall’acqua poi, decine di persone possono raggiungere la spiaggia e gli scogli, vanificando di fatto i limiti imposti all’accesso alla spiaggia.
In un altro video, circolato sempre nei giorni scorsi sui social, si vede la stessa situazione a Cala Serena, una spiaggia che fa sempre parte dell’arcipelago della Maddalena, e quindi protetta, anche se non a ingresso contingentato. La persona che lo ha girato, e che lo ha inviato a una pagina social che denuncia l’overtourism e questo tipo di dinamiche in Sardegna, dice che «la splendida Cala Serena è diventata un porto». Racconta anche di avere osservato la stessa situazione nei giorni precedenti a Cala degli Inglesi e alla spiaggia del Relitto, sempre alla Maddalena. La baia di fronte a quest’ultima poi è zona a protezione integrale, ovvero con un ecosistema molto delicato: per questo è vietato navigare, ormeggiare, pescare e fare immersioni.
Situazioni come queste creano un forte senso di impotenza e di risentimento nelle persone sarde e in quelle che da sempre frequentano l’isola nel rispetto delle regole. Sui social spesso gli utenti segnalano di aver contattato la capitaneria di porto, che gestisce casi analoghi in tutto il territorio costiero, ma senza che alle segnalazioni fossero seguiti interventi o sanzioni.
Affollamenti di ogni genere di imbarcazioni si verificano anche in zone non protette: a Cala Luna, che è una spiaggia molto ampia e spaziosa, il comune di Dorgali (in provincia di Nuoro) ha imposto un limite massimo di 900 persone. Alla spiaggia però, oltre alle barche “ufficiali”, sulle quali ogni passeggero ha un suo biglietto con QR code e viene conteggiato, arrivano anche moltissimi gommoni che partono da porti vicini: le persone a bordo non hanno nessun biglietto e non vengono contate nel numero totale dei bagnanti.
La fila di barche e gommoni che aspettano di poter avvicinarsi alla spiaggia è piuttosto impressionante. «La verità è che non c’è una regolamentazione sulle concessioni per i gommoni dei privati che imperversano e che quotidianamente invadono la costa. Sono fuori dal nostro sistema di controllo e dunque impossibili da conteggiare tra i 900 autorizzati a sbarcare a riva», ha detto in un’intervista la sindaca di Dorgali, Angela Testone.
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«L’esercito in acqua non si può mettere. Arrivano come cavallette, ma noi facciamo del nostro meglio», ha detto alla Nuova Sardegna Rosanna Giudice, presidente del Parco nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena. Il Parco può sopportare al massimo 2.500 persone al giorno, ha aggiunto Giudice, «ma attraverso un controllo aereo ne abbiamo rilevate 6.500». Il parco però è particolarmente difficile da presidiare: si estende su 470 chilometri quadrati, di cui solo 2,5 su terra, il resto è mare.
A Cagliari le regole sono diventate più stringenti: la giunta comunale ha approvato nuove misure di sicurezza contro la presenza abusiva di barche sotto costa tra il Poetto, Calamosca e Sant’Elia. Per tutelare bagnanti e fondali, verranno posizionate nuove boe e corsie dedicate per i nuotatori.
Le leggi da rispettare per chi va in barca in Sardegna sono tante e stringenti per vari motivi. Oltre a quelle valide un po’ in tutta Italia e stabilite dalle varie capitanerie di porto, c’è anche una serie di regole valide per determinati tratti di costa protetti o particolarmente delicati. Sull’isola dell’Asinara, per esempio, che è un’area marina protetta, le barche turistiche non possono attraccare. Alla fine di luglio però, dei turisti avevano pensato di trascinare i loro tre gommoni fin sulla spiaggia.
In Italia in generale a seconda del tipo di costa e del tipo di imbarcazione si deve stare a una distanza minima che va dai 100 ai 500 metri. Di base, se si tratta di una spiaggia frequentata da bagnanti o da sub, la distanza minima è di 200 metri, mentre da una costa rocciosa senza bagnanti la distanza minima è di 100 metri. Uno degli elementi di difficoltà di chi guida i gommoni, magari perché ne ha noleggiato uno solo per quel giorno o perché non è particolarmente pratico con la strumentazione di bordo, è capire la distanza dalla costa: 100 metri corrispondono circa al lato lungo di un campo da calcio, ma le barche di solito sono dotate di un Gps che permette di calcolarla in autonomia.
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Le regole si fanno più stringenti quando si tratta di aree marine protette e parchi nazionali, come nel caso della Maddalena. In certi casi, in particolare in prossimità di praterie di Posidonia – una pianta preziosa per l’ecosistema marino ma molto delicata, che cresce in quella riserva – non si può proprio gettare l’ancora. La Posidonia cresce di un centimetro all’anno e basta pochissimo per danneggiarla.
La Sardegna non è l’unica regione italiana a confrontarsi con situazioni di questo tipo: la Liguria, la Toscana, il Lazio e la Puglia sono particolarmente prese d’assalto dalle barche. Nel caso della Liguria per esempio le spiagge sono spesso piccolissime e già sovraffollate, senza considerare il fatto che raggiungere quelle più nascoste e private spesso è difficile e richiede camminate di diverse ore. In Toscana, in particolare sulle isole, come all’Isola d’Elba, si creano affollamenti di barche anche molto a ridosso delle spiagge. In Puglia e nelle isole Pontine spesso queste situazioni si creano nelle zone più frequentate e di ritrovo.



