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  • Venerdì 14 agosto 2026

In Colombia ci sono ancora centinaia di dispersi a causa del terremoto

E più passa il tempo più è difficile trovarli vivi

Alcuni soldati rimuovono le macerie a Cali, Colombia, 13 agosto 2026 (AP/Ivan Valencia)
Alcuni soldati rimuovono le macerie a Cali, Colombia, 13 agosto 2026 (AP/Ivan Valencia)
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In Colombia le persone disperse a causa del terremoto di lunedì sono ancora molte e con il passare del tempo diventa sempre meno probabile riuscire a trovarle vive. Giovedì il neoeletto presidente del paese Abelardo de la Espriella ha detto che le persone disperse sono 379. Molte squadre di soccorso, tra cui alcune a Cali, la grande città più duramente colpita dal terremoto, sono passate dalle attività di ricerca e soccorso a quelle di rimozione delle macerie: è una pratica che avviene spesso in queste circostanze quando termina il periodo in cui si ritiene più probabile che si possano trovare e salvare i dispersi. I morti finora registrati sono 281, e i feriti 3.900.

In situazioni di emergenza come questa sono considerati fondamentali per i soccorsi delle persone disperse i primi due o tre giorni, anche se qualcuno potrebbe sopravvivere più a lungo se ha a disposizione cibo e acqua. Al momento sono passati quattro giorni dal terremoto, uno dei più devastanti nella storia recente della Colombia.

Il casco di un soccorritore sopra ad alcune macerie a Pereira, Colombia, 11 agosto 2026 (Gabriel Aponte/Getty Images)

Nazly Lozano, un’assistente dell’ONG International Rescue Committee nella città portuale di Buenaventura, a nord-ovest di Cali, ha detto che in alcune zone i soccorsi sono arrivati solamente mercoledì sera – due giorni dopo il terremoto – e che nel frattempo la popolazione locale ha dovuto arrangiarsi, spesso spostando le macerie a mano.

Lozano ha aggiunto che alcuni quartieri di Buenaventura sono rimasti inaccessibili a causa della presenza di gruppi armati e che alcuni di questi si sono appropriati delle donazioni alimentari, promettendo di distribuirle in modo autonomo.

L’epicentro del terremoto è stato nella zona montuosa nella provincia di Chocó, nella parte occidentale del paese: è un’area importante per la coltivazione del caffè, ma anche molto povera e isolata. Il direttore del programma alimentare delle Nazioni Unite, Nils Grede, ha detto che è stata colpita la popolazione «meno preparata, con minori risorse e minore resilienza per affrontare una crisi di questa portata».

Finora gli aiuti nel paese sono lenti e complessi, principalmente per tre motivi. Alcune delle zone colpite sono in territori montuosi e quindi di difficile accesso, come nel caso della provincia di Chocò; il terremoto ha danneggiato molte infrastrutture, rendendo complessi gli spostamenti: alcuni aeroporti e decine di acquedotti, ponti, strade e ospedali hanno bisogno di interventi. Il presidente de la Espriella, di estrema destra, si era insediato solo venerdì scorso, e ha dovuto provvedere all’emergenza dopo soli tre giorni in carica, in mezzo a un processo di transizione del potere complicato e senza neanche un team operativo.

Il presidente comunque si è impegnato per mostrarsi da subito al lavoro per risolvere la situazione. Per cercare di fare fronte alle difficoltà causate dal terremoto de la Espriella ha dichiarato lo stato di disastro nazionale, una misura che gli consente maggiore autonomia nella gestione dell’emergenza e nella mobilitazione dei fondi per assistere le persone colpite, e istituito un fondo in cui convogliare gli aiuti internazionali ricevuti dal paese per la ricostruzione.

Il nuovo governo ha anche limitato l’arrivo di squadre di soccorso internazionali: ha autorizzato solo quelle di Stati Uniti, El Salvador, Ecuador e Israele. Ha giustificato la decisione dicendo che sono le uniche che hanno le certificazioni necessarie per operare in Colombia, ma si tratta anche di paesi con posizioni allineate a quelle del nuovo presidente. L’arrivo di aiuti materiali, come cibo e medicine, è consentito anche da altri paesi e tramite le Nazioni Unite.