Chi usa i social fin dalla prima media poi va peggio in alcune materie

Uno studio italiano ha scoperto una correlazione tra l’età di apertura del primo account sulle piattaforme e i risultati scolastici

(Marijan Murat/dpa)
(Marijan Murat/dpa)
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Gli studenti che aprono il loro primo account personale su un social media in prima media ottengono risultati scolastici peggiori rispetto agli studenti che lo aprono più tardi. Il peggioramento riguarda due materie, italiano e matematica, ed è piuttosto consistente. A riscontrarlo è stato un gruppo di ricerca dell’università Milano Bicocca, in uno studio condotto su 5.277 studenti di scuole del Nord Italia e pubblicato il 3 agosto sulla rivista Nature Human Behaviour.

Oltre che rilevante per i risultati, lo studio è abbastanza originale proprio per il tipo di correlazioni ricercate: quelle tra l’uso precoce dei social e i risultati scolastici, appunto. La maggior parte della letteratura scientifica e del dibattito intorno agli smartphone si concentra invece, da tempo, sui possibili effetti sulla salute mentale. Inoltre gli studi prendono in considerazione le ore cumulative di uso quotidiano dei social, di solito, mentre lo studio della Milano Bicocca si concentra sull’età in cui i partecipanti hanno cominciato a usarli e sull’impatto di quella prima esperienza sui successivi processi di apprendimento e sullo sviluppo psicofisico.

Non è uno studio sperimentale, anche perché per farne uno servirebbe disporre di un gruppo “di controllo” formato da studenti cresciuti in un contesto senza social media. Ma per molti aspetti il metodo utilizzato è quello: «l’idea è riprodurre con dati osservazionali quello che normalmente avviene in un esperimento», spiega al Post il professore di sociologia Marco Gui, alla guida del gruppo di ricerca.

Come campione generale del loro studio, gli autori e le autrici hanno utilizzato studenti di scuole di cinque province lombarde (Brescia, Cremona, Mantova, Milano, Monza e Brianza). Hanno suddiviso l’insieme in più gruppi, in base alla classe che gli studenti frequentavano al momento in cui avevano aperto il loro primo account social: dalla prima media al secondo anno delle superiori. E hanno messo a confronto in particolare due macro-gruppi: quello di studenti che avevano aperto il loro primo account già all’inizio delle medie (10-11 anni), e quello di studenti che avevano aspettato i primi due anni di superiori per aprirne uno (13-14 anni).

Quest’ultimo gruppo era peraltro l’unico composto in gran parte da studenti che avevano rispettato le leggi italiane sul trattamento dei dati personali, che stabiliscono appunto un’età minima di 14 anni per usare autonomamente le piattaforme (anche se non esistono reali controlli). In pratica, i ricercatori e le ricercatrici hanno utilizzato questo gruppo di utenti in regola come gruppo di controllo, per verificare eventuali differenze con i gruppi di utenti precoci.

Tre bambini seduti fuori da una scuola

Tre studenti undicenni fuori da una scuola a Sydney, in Australia, l’8 dicembre 2025 (AP Photo/Rick Rycroft)

Le differenze sono emerse analizzando l’evoluzione dei risultati ottenuti da tutti gli studenti nelle prove Invalsi, l’Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione. Sono le prove di matematica, italiano e inglese svolte a fine anno dagli studenti dei cicli di seconda e quinta elementare, terza media, e seconda e quinta superiore.

I risultati in seconda e quinta elementare erano sostanzialmente identici, tra i due macro-gruppi, ma cominciavano a divergere dalla terza media in poi. Da quella fase gli studenti che avevano aperto un account social a 10-11 anni, rispetto a quelli che avevano aspettato i 13-14 anni, ottenevano risultati peggiori sia in italiano sia in matematica. In entrambe le materie i loro punteggi erano inferiori di circa 0,2 “deviazioni standard” (un numero che misura quanto ci si allontana dalla media).

È una differenza apparentemente piccola, ma in realtà significativa: equivale a sei mesi di scolarizzazione in meno, applicando un criterio usato nell’Unione Europea secondo cui l’effetto formativo di un anno di studi è pari a 0,4 deviazioni standard. Per avere un’idea dell’ordine di grandezza, Gui cita un’altra differenza nota nelle prove Invalsi e molto simile: quella tra maschi e femmine nei risultati in italiano, quantificata in 0,19 deviazioni standard. «Non una differenza da poco, insomma».

Utilizzando i dati a loro disposizione, gli autori e le autrici dello studio hanno provato a spiegare anche perché l’uso precoce dei social abbia un effetto negativo sui risultati scolastici. Controllare lo smartphone e i social media con frequenza, in particolare durante i compiti e prima di dormire, provoca distrazione e sovraccarico cognitivo. Gli studenti che avevano detto di controllarlo più spesso erano tendenzialmente quelli che avevano anche cominciato a usare i social media prima degli altri e che ottenevano punteggi più bassi in italiano e in matematica all’età di 15 o 16 anni.

L’effetto dell’uso precoce dei social media non è emerso invece nei risultati delle prove di inglese: non c’erano differenze tra il gruppo dei precoci e l’altro. Una possibile spiegazione, secondo gli autori e le autrici dello studio, è l’abbondanza di contenuti in inglese sulle piattaforme di social media, che potrebbe accrescere la familiarità degli studenti con questa seconda lingua. Tra l’altro questo risultato dello studio è compatibile con quelli di diverse analisi delle prove Invalsi, da cui è emerso negli ultimi anni un peggioramento generale degli studenti in matematica e in italiano, ma non in inglese, appunto.

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Lo studio mostra anche che l’apertura precoce di un account social è correlata a una maggiore probabilità di ripetere l’anno e a una minore probabilità di ottenere voti eccellenti (cioè pari o superiori a 8/10) alla fine delle scuole medie. Secondo gli autori e le autrici, è possibile che l’effetto dell’uso precoce dei social sia persino sottostimato, considerando che lo studio non includeva i casi più problematici, come gli studenti che avevano abbandonato la scuola.

Un particolare di due ragazzi seduti mentre reggono uno smartphone

Due ragazzi di 14 anni usano lo smartphone a Bristol, in Inghilterra, il 3 marzo 2026 (Anna Barclay/Getty Images)

Il metodo utilizzato dal gruppo di ricerca ha permesso di escludere che fattori variabili diversi dall’uso precoce dei social potessero influenzare i risultati scolastici. I due macro-gruppi di studenti erano infatti stati composti dai ricercatori in modo che condividessero molte caratteristiche osservabili: titoli di studio dei genitori, luogo di residenza, struttura familiare, eventuali difficoltà economiche, frequenza dell’asilo nido, e risultati scolastici pregressi. Erano praticamente uguali in tutto, ma differivano per quell’unica variabile: l’anno in cui gli studenti avevano aperto il loro primo account su una piattaforma di social media.

Questa informazione era stata ottenuta chiedendola retrospettivamente a ognuno di loro, in un sondaggio condotto nelle scuole superiori tra il 2023 e il 2024. Una delle domande era: «Che classe facevi quando hai avuto il primo profilo personale sui social media (es. Facebook, Instagram, TikTok)?». Da altre ricerche precedenti del gruppo era emerso che la risposta a questa domanda tende a essere immediata e affidabile, soprattutto quando si chiede «che classe facevi» anziché «quanti anni avevi», e che l’apertura del primo account social è un evento che rimane abbastanza impresso nella memoria dei giovani.

Dall’analisi di altri dati ricavati da quel sondaggio e a disposizione del gruppo di ricerca è emerso anche un altro aspetto: a differenza dell’uso precoce dei social, l’uso precoce del computer non era correlato a un peggioramento dei risultati scolastici. E l’uso precoce dello smartphone era correlato a un peggioramento, ma molto ridotto. «Questo ci fa dire che non è probabilmente una questione del digitale in sé, ma di specifici utilizzi del digitale, e che sono le piattaforme social e le loro specifiche caratteristiche a generare questo effetto», dice Gui.

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Lo studio italiano è stato ripreso da giornali e siti di news in diversi paesi, in particolare nel Regno Unito, dove è in corso un esteso dibattito intorno al divieto all’uso dei social media per i minori di 16 anni, annunciato a giugno dal governo britannico. L’opinione degli autori e delle autrici è che i risultati dello studio dovrebbero essere interpretati con cautela.

Aspettare i 13-14 anni prima di avere un account social personale potrebbe produrre dei benefici, ha detto a Newsweek la ricercatrice Chiara Respi, coautrice dello studio. «Allo stesso tempo, affinché un limite di età sia efficace, dovrebbe essere accompagnato da un programma completo di educazione digitale che coinvolga sia le famiglie che le scuole, con l’obiettivo di promuovere un uso costruttivo delle piattaforme digitali».