In spiaggia potete portarvi da mangiare quello che volete

Ogni estate alcuni stabilimenti provano a imporre un divieto che però è illegittimo

Un lido di Sorrento, 2 settembre 2024 (Steve Christo - Corbis/Corbis via Getty Images)
Un lido di Sorrento, 2 settembre 2024 (Steve Christo - Corbis/Corbis via Getty Images)

Come tutte le estati, anche quest’anno in Italia c’è stata qualche polemica sulle regole e sui divieti imposti dai gestori degli stabilimenti balneari, in particolare quello di portare il pranzo al sacco e consumarlo sui lettini e sotto l’ombrellone dei lidi privati.

I giornali hanno raccolto numerose storie di affissione di cartelli con avvisi più o meno cordiali da parte dei gestori: Repubblica ha scritto che in provincia di Bari uno di questi cartelli «vieta le borse frigo di medie o grandi dimensioni» e che «sotto l’ombrellone si possono consumare solo piccoli stuzzichini o merende», ma che sono vietati i pranzi al sacco.

Circolano storie sulla presenza di regolamenti espliciti sui siti internet degli stabilimenti e misure repressive anche drastiche: BariToday scrive di controlli da parte dei gestori negli zaini e borse frigo per consentire o negare l’accesso dei clienti ai lettini. O ancora di famiglie che, come nel caso di un lido a Vieste, in Puglia, hanno nascosto i panini nelle borse e mangiato sulla battigia molto vicino al mare per non infrangere le regole imposte dal lido.

«Non esiste nessuna norma nazionale che vieti l’introduzione di alimenti dall’esterno negli stabilimenti balneari», spiega l’avvocato Emilio Graziuso, presidente dell’associazione Dalla Parte del Consumatore. Tutti gli anni le associazioni a tutela dei consumatori si impegnano per fare divulgazione sull’argomento. Come Graziuso, anche l’avvocato Massimiliano Dona, il presidente dell’Unione nazionale consumatori, ha spiegato più volte sui social l’illegittimità di questi divieti dei lidi, sottolineando che la concessione demaniale – cioè l’autorizzazione che lo stato dà a un privato per gestire un pezzo di spiaggia pubblica allestendo uno stabilimento balneare – «ha a che fare con i servizi in spiaggia come ombrelloni e lettini, ma non con la ristorazione».

«Gli avvisi e i divieti dei gestori non hanno quindi valore legale», dice Graziuso, «e se il gestore dovesse appellarsi a ordinanze comunali che, a suo dire, introducono il divieto di portare e consumare cibo in spiaggia, il cliente dovrebbe avere la prontezza di chiedere di poter leggere l’ordinanza in questione».

Graziuso specifica che ci sono molte differenze da regione a regione, ma dice che per esempio un’ordinanza regionale della Puglia del 2026 cita esplicitamente la possibilità di portare e consumare sulle spiagge e sulle aree demaniali alimenti e bevande «anche se non acquistati in loco, nel rispetto del decoro dell’ambiente costiero».

Ci sono invece ordinanze più vaghe: quella sulla stagione balneare del 2026 del comune di Roma, per esempio, cita diverse volte il consumo di cibo: all’articolo 4, in cui si tratta delle regole degli stabilimenti privati, c’è scritto che è assolutamente vietato l’uso delle cabine per il «consumo di cibi all’interno», ma che «è sempre consentito consumare cibi e bevande sia negli spazi esterni alle cabine sia in qualsiasi parte della spiaggia». Tuttavia non specifica di che genere il cibo, se solo quello acquistato nello stabilimento o quello portato da casa. Parlando della spiaggia libera, dice invece che è permesso mangiare il cibo portato da casa, «nel rispetto della pulizia e del decoro».

Il riferimento al decoro è uno degli argomenti a cui si appellano più spesso i gestori degli stabilimenti per giustificare le limitazioni. Nicola Ragno, presidente della sezione locale di Assoturismo, l’associazione che rappresenta i concessionari degli stabilimenti balneari, ha detto al Corriere della Sera che i pranzi al sacco possono «danneggiare l’immagine» dei lidi privati.

Oscar Ucci, il titolare di uno stabilimento in provincia di Chieti che ha affisso un cartello che chiede ai clienti – ma non vieta categoricamente, a differenza di altri lidi – di non consumare il pranzo portato da casa sotto l’ombrellone. Ucci ha raccontato al Centro che «il problema nasce quando arrivano carovane con quattro teglie di lasagne o parmigiane. In passato è capitato di vedere ombrelloni lasciati con piattini, forchette, tovaglioli e teglie. Non era una bella immagine e ci sono state anche lamentele». Alcuni stabilimenti si lamentano poi di quando devono smaltire rifiuti ingombranti come i cartoni della pizza portata dall’esterno.

In un video di luglio pubblicato sui suoi profili social, il presidente della Regione Puglia Antonio Decaro ha criticato fortemente queste pretese, dicendo che i divieti non sono giustificati e che «sembra soltanto un modo elegante per dire “o consumate da noi [nel bar o nel ristorante dello stabilimento] o niente”».

Massimiliano Dona, rispondendo a un messaggio ricevuto da una follower, aveva invitato al buon senso, che secondo lui suggerisce di evitare grandi picnic in spiaggia o di portare attrezzature vietate come barbecue, fornelli da campeggio o fornetti per la pizza. Nel video Dona ricordava anche che bisogna rispettare l’obbligo di mantenere pulita la spiaggia e raccogliere i rifiuti dopo aver mangiato (sia il cibo portato da casa che quello eventualmente comprato al bar).

I gestori comunque hanno un certo grado di autorità nello stabilimento. Nella sezione dedicata ai diritti dei consumatori in spiaggia l’A.E.C.I. (Associazione Europea Consumatori Indipendenti) spiega che il gestore, come in qualsiasi altro locale al di fuori della spiaggia, può decidere sull’utilizzo da parte dei clienti delle aree riservate al ristorante, ai tavoli e alle cabine, soprattutto per motivi di spazio, e nel rispetto delle regole sanitarie per la somministrazione degli alimenti. Questo significa che nell’area adibita al bar o al ristorante può effettivamente vietare la consumazione di cibo portato dall’esterno.