Perfino la spesa ora si può pagare a rate

La piattaforma Klarna è sempre più diffusa, anche nei supermercati: che rischi ci sono?

La corsia di un supermercato (Foto Ansa/Mourad Balti Touati)
La corsia di un supermercato (Foto Ansa/Mourad Balti Touati)

Dall’inizio di agosto la catena di supermercati romana Pewex, con 39 punti vendita in città e provincia, ha iniziato ad accettare pagamenti a rate tramite la piattaforma Klarna: il costo della spesa si può dilazionare sia ordinando online sia alla cassa, tramite l’app del supermercato. E a settembre, dice Klarna, anche una delle più grandi catene di supermercati italiane introdurrà questo servizio.

Negli ultimi anni i pagamenti a rate, che vengono indicati con l’espressione “Buy now pay later” (BNPL) — letteralmente “compra ora, paga dopo” —, senza l’aggiunta di interessi sono diventati sempre più diffusi, sia in Europa che negli Stati Uniti. Soprattutto tra i più giovani. Hanno una serie di vantaggi, come la possibilità di dilazionare su più mesi una spesa ingente o imprevista. Ma comportano anche un rischio, diventato più evidente con la loro diffusione, ovvero l’indebitamento.

Le piattaforme che offrono questi servizi sono facili da usare, con app immediate e nella maggior parte dei casi senza interessi e commissioni, caratteristiche che spingono gli utenti a comprare e spendere con più leggerezza. Se acquistare un paio di jeans o delle cuffie però è qualcosa che si fa una volta ogni tanto, la spesa si fa almeno ogni settimana: e i rischi, di conseguenza, sono più alti. Nel giro di poco tempo le rate si accumulano e ci si ritrova di fatto a pagare comunque la spesa intera, ma con meno controllo sulle proprie uscite.

Klarna è nata nel 2005 in Svezia, è presente in 26 paesi tra Europa e Stati Uniti e ha oltre 118 milioni di utenti attivi, che compiono 3,4 milioni di transazioni al giorno. Ad averla integrata sulle proprie piattaforme di ecommerce sono circa un milione di aziende. È stata la prima a sviluppare il modello BNPL: il pagamento può essere effettuato senza interessi subito, in 3 rate, oppure posticipato a 30 giorni, o ancora — con interessi variabili — attraverso finanziamenti più lunghi, da 6 a 12 rate mensili.

Klarna inoltre ha introdotto una serie di novità che la rendono sempre più simile a una banca digitale (tipo Revolut), quindi senza filiali. Dal 2017 possiede una licenza bancaria concessa dalla Swedish Financial Supervisory Authority che le permette di operare in Europa con alcune limitazioni e ha da poco creato una sua carta di debito digitale gratuita che consente di pagare le spese di tutti i giorni e ha attivato un sistema di cashback per gli abbonati.

Questo tipo di servizi, offerto anche da altre piattaforme come PayPal e Scalapay (la prima ha una licenza bancaria come istituto di credito rilasciata dal Lussemburgo, la seconda no), si basa su un accordo tra cliente, venditore e piattaforma di pagamento: se al momento dell’acquisto il cliente sceglie il pagamento dilazionato, il venditore riceverà nel giro di 48 ore la somma per intero dalla piattaforma di pagamento, da cui sarà trattenuta una commissione. Il cliente poi pagherà le rate alla piattaforma, senza spese o interessi, tramite addebito su una carta di credito o di debito.

I guadagni principali per Klarna sono insomma rappresentati da una commissione che paga non il cliente ma il venditore, che accetta di versarla perché permettendo i pagamenti a rate aumenta in media sia la spesa dei singoli clienti, sia il tasso di conversione, cioè quanti clienti comprano qualcosa. Gli altri guadagni di Klarna derivano dalle penali per i pagamenti in ritardo, per i finanziamenti più lunghi, per altri servizi speciali in abbonamento e per le consulenze finanziarie.

Proprio per la concorrenza con questo tipo di piattaforme anche diverse  banche tradizionali hanno introdotto un modo per rateizzare gli acquisti: una volta fatto l’acquisto si può procedere alla rateizzazione tramite l’internet banking. Solitamente però prevede l’applicazione di tassi d’interesse e un processo di valutazione più rigoroso.

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Negli ultimi anni il pagamento rateale si è diffuso su una serie di nuove categorie: dai supermercati al pagamento delle multe alle bollette. Quella dei supermercati però, dice Matteo Risi, ricercatore senior dell’Osservatorio Innovative Payments del Politecnico di Milano, «è sempre stata considerata una delle più “sensibili” dagli operatori BNPL».

Per chi lo fa di frequente, continua Risi, «dilazionare la spesa dà un sollievo immediato solo nei primi due mesi e mezzo circa». Dopo, spiega, «ci si ritrova a pagare contemporaneamente le rate di 3 spese diverse» (quella di 30, 60 e 90 giorni prima). Di fatto, si finisce comunque a pagare l’equivalente della spesa intera ogni settimana, ma più tardi, e di conseguenza ci si trova in una condizione di debito perenne, senza un vero risparmio.

Se si compra online è già possibile pagare a rate in diverse catene di supermercati italiane, tramite l’app di Klarna: si cerca il supermercato e si avvia da lì l’acquisto. Alla cassa fisica, invece, Pewex è la prima catena a farlo: bisogna scaricare l’app del supermercato, comunicare in cassa che si intende pagare a rate e completare l’acquisto sull’app.

Da Klarna dicono che la collaborazione con i supermercati è stata pensata principalmente per la modalità di pagamento “pay in full”, ovvero non rateizzata. Anche i pagamenti a rate però, sostengono, rappresentano «un’alternativa alle forme di credito tradizionali», e agli interessi più alti delle carte di credito.

Secondo i portavoce della banca i pagamenti a rate della spesa al supermercato non servono tanto a chi vuole rateizzare ogni spesa (e quindi non sono un sintomo di indigenza), ma possono essere principalmente utili a chi deve fare una grossa spesa per un’occasione particolare, o in un periodo in cui deve spendere già tanti soldi per altro, tipo le festività o le vacanze estive, e preferisce suddividere i pagamenti.

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Il problema principale di queste piattaforme è che per utilizzarle in genere basta scaricare l’applicazione, creare un account e associarlo alla propria carta di credito. Il pagamento di ogni rata avviene in automatico: la somma viene prelevata direttamente dal conto. Al momento dell’acquisto non è richiesto nessun documento al cliente, come la dichiarazione dei redditi o la busta paga, e proprio la facilità con cui le si utilizza ha comportato una serie di problemi, come una maggiore leggerezza negli acquisti, fino all’indebitamento degli acquirenti. Uno dei rischi più comuni è che l’utente attivi diversi programmi di rateizzazione e si indebiti con più piattaforme, cosa che attualmente è difficile controllare per chi fornisce questi servizi.

Per risolvere questo problema l’Unione Europea sta sviluppando una serie di regole più stringenti: a novembre per esempio entrerà in vigore una nuova direttiva (la seconda) sul tema. Da quel momento, il “Buy now pay later” diventerà a tutti gli effetti credito al consumo regolamentato: Banca d’Italia (la banca centrale italiana) sta definendo le regole in queste settimane.

Da Klarna dicono che i controlli vengono effettuati su ogni transazione e che «se un cliente non rispetta una scadenza di pagamento, non può continuare a utilizzare il servizio fino a quando il saldo dovuto non viene regolarizzato». Inoltre, aggiungono: «anche per i clienti che rispettano regolarmente le scadenze esiste un limite all’importo complessivo che possono avere attivo contemporaneamente con Klarna. Nessuno può accumulare un numero illimitato di piani rateali aperti, indipendentemente dal proprio comportamento di pagamento». Il modo in cui è fatta l’app, dicono, e i promemoria che vengono inviati continuamente aiutano gli utenti a tenere traccia dei pagamenti.