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  • Giovedì 6 agosto 2026

I Dodgers stanno rovinando il baseball?

Se ne sta parlando perché hanno preso un altro giocatore fortissimo, per vincere il terzo campionato di fila

Il più forte giocatore dei Dodgers, forse di sempre, Shohei Ohtani, il 31 luglio 2026 (Jayne Kamin-Oncea/Getty Images)
Il più forte giocatore dei Dodgers, forse di sempre, Shohei Ohtani, il 31 luglio 2026 (Jayne Kamin-Oncea/Getty Images)
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Sabato una squadra di baseball fortissima e ricchissima, vincitrice delle ultime due edizioni del miglior campionato del mondo, è riuscita ad assicurarsi il miglior lanciatore in circolazione. Tradotto: i Los Angeles Dodgers, della Major League Baseball (MLB), hanno preso Tarik Skubal. Per molti appassionati è solo l’ennesimo esempio di come questa squadra stia “rovinando il baseball”, o quantomeno l’MLB.

In effetti i Dodgers non sembravano bisognosi di dare una svolta alla propria stagione. Nonostante qualche recente sconfitta, hanno otto vittorie di vantaggio sulla seconda classificata nella National League West (una delle sei classifiche in cui è diviso il campionato e i cui vincitori si qualificano ai playoff, le fasi finali) e in tutta la Major League pochissime squadre stanno andando forte come loro.

I Dodgers avevano anche un gruppo già molto forte di lanciatori, quei giocatori che tirano la palla verso il battitore avversario, che prova a colpirla con una mazza. Il loro obiettivo è eliminarlo con uno strikeout, cioè con tre lanci troppo difficili da battere, oppure costringerlo a colpire male la palla, così da permettere alla difesa di recuperarla facilmente, impedire agli avversari di guadagnare terreno e quindi di fare punti.

Ecco, i Dodgers avevano già quattro dei migliori venticinque lanciatori di tutta la Major League, almeno statisticamente. Il primo, e anche il più noto, è il giapponese Shohei Ohtani, un giocatore che sa fare tutto, e benissimo, tanto che c’è chi lo considera il migliore di tutti i tempi. In questo periodo sta solo battendo perché ha un problema al ginocchio e al bicipite, ma i Dodgers dicono che tornerà a lanciare durante i playoff. Ci sono poi Blake Snell e Tyler Glasnow, altri due lanciatori fenomenali, entrambi in rientro da un infortunio. E il giapponese Yoshinobu Yamamoto, che sta facendo un’altra stagione di altissimo livello.

Ai Dodgers, però, mancava il miglior lanciatore di tutti – Skubal, per l’appunto – e non hanno perso l’occasione per prenderlo. Non ci hanno nemmeno rimesso granché, per ora: l’hanno ottenuto dando in cambio tre giovani promettenti delle leghe minori ai Detroit Tigers, la squadra per cui giocava Skubal. Oltre a essere fortissimi e ricchissimi, i Dodgers hanno infatti un gruppo di squadre minori molto attrezzato per reclutare e far crescere i giocatori più talentuosi.

Ai Tigers, che sono stati una delle squadre più interessanti degli anni recenti, conveniva d’altro canto liberarsi del proprio miglior giocatore. L’anno prossimo Skubal diventerà free agent (cioè svincolato) e potrà chiedere un contratto fino a 400 milioni di dollari. I Tigers non hanno tutti quei soldi e così hanno deciso di disfarsene prima, per ricavarci qualcosa (i tre giovani arrivati dai Dodgers).

Al contrario i Dodgers pagheranno circa 10 milioni di dollari per Skubal fino alla fine della stagione, cioè fino a ottobre, e probabilmente non faranno fatica a rinnovargli il contratto per altri 400 milioni. In questo modo si sono assicurati una squadra ancora più forte in vista dei playoff e di un possibile three-peat – come viene chiamata negli Stati Uniti la vittoria di tre campionati consecutivi, una cosa che non riesce a nessuno da oltre 25 anni (in MLB gli ultimi furono i New York Yankees tra 1998 e 2000).

C’erano anche altre squadre che forse potevano offrire ai Tigers uno scambio migliore, ma che difficilmente si sarebbero potute permettere di tenersi Skubal dopo questi mesi. Per loro Skubal sarebbe quindi stato solo un investimento troppo costoso, troppo breve e troppo rischioso.

Tarik Skubal in una partita tra Los Angeles Dodgers e Chicago Cubs, 3 agosto 2026 (AP Photo/David Banks)

I Dodgers, diversamente da molte altre squadre, possono permettersi di spendere tanto perché guadagnano tanto. L’anno scorso, per capirci, sono diventati la prima squadra di Major League a superare il miliardo di dollari di ricavi, una cosa che finora nello sport è riuscita ad altre tre squadre (Barcellona e Real Madrid nel calcio, e Dallas Cowboys nel football americano). I Dodgers – che di base hanno una proprietà ricchissima – fanno così tanti soldi grazie a ricchi accordi televisivi locali e alla presenza dello stesso, famosissimo Ohtani.

Capirete allora perché molti abbiano la sensazione che questa squadra stia “rovinando il baseball”. Il giornalista sportivo del Wall Street Journal Jason Gay ha scritto che lo strapotere economico e sportivo dei Dodgers ha portato in Major League «un senso di paura e rassegnazione: la sensazione che lo sport sia ormai rotto, perché una squadra è disposta a fare qualsiasi cosa pur di vincere, mentre tutte le altre finiscono praticamente per competere solo per il secondo posto».

Non è solo così, però. Quest’anno i New York Mets hanno iniziato la stagione con un monte ingaggi superiore a quello dei Dodgers, ma i risultati per loro non stanno arrivando; e al contrario, i Milwaukee Brewers stanno andando alla grande, pur pagando i propri giocatori meno della media del campionato. Il vantaggio economico dei Dodgers sulle altre squadre è più contenuto di quanto non fosse, per esempio, quello dei New York Yankees nei primi anni Duemila.

C’è poi da dire che l’anno scorso la Major League non fu affatto noiosa e scontata; i Dodgers vinsero a fatica le World Series, cioè le finali del campionato: contro i Toronto Blue Jays arrivarono fino a gara 7, lo spareggio decisivo. Quella partita, tra l’altro, fu la più vista degli ultimi 35 anni in Major League – che è un grande risultato, per uno sport che negli ultimi anni ha affrontato un notevole calo di popolarità negli Stati Uniti.

Le accuse verso i Dodgers sono in parte un pretesto, come ha notato lo stesso Gay, per tutte quelle squadre che vogliono introdurre in Major League un salary cap, un tetto salariale. L’idea è di presentarlo come soluzione a uno squilibrio che però non dipende solo dalle diverse possibilità economiche, ma anche dalla gestione inefficiente di certe squadre, più concentrate sui profitti che sulla competitività sportiva.

A dicembre scadrà il contratto collettivo dei giocatori, e la lega vuole appunto limitare la crescita dei loro stipendi con un salary cap, come del resto accade già in quasi tutte le altre leghe nordamericane. Il rischio, però, è di non trovare un accordo e finire in uno sciopero dei giocatori, cosa già successa altre volte negli Stati Uniti. Presentare il salary cap come un modo per livellare la competizione potrebbe proprio servire a evitarlo.