Lo sapevate che c’è la Coppa d’Africa femminile di calcio?
Probabilmente no, perché è stata rimandata, si gioca in stadi vuoti e se ne parla pochissimo
di Valerio Moggia
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C’è un torneo di calcio internazionale in corso in questi giorni, ma pochi sembrano essersene accorti: la Coppa d’Africa femminile, iniziata il 26 luglio in Marocco. Se non ne avete sentito parlare, è principalmente perché quasi nessuno ne ha scritto e, in generale, la competizione non sta avendo grande successo.
Fin dalle prime partite sui social sono state pubblicate foto di spalti quasi vuoti, con la sola eccezione delle partite della squadra di casa: al debutto del Marocco contro il Kenya erano presenti oltre 19mila persone nello stadio Moulay El Hassan, che ne può contenere fino a 22mila. È uno dei cinque stadi usati nel torneo, tre dei quali sono stati inaugurati l’anno scorso, anche in vista dei Mondiali maschili del 2030, che si terranno tra Spagna, Portogallo e Marocco.
In questi ultimi anni il Marocco sta investendo molto nel calcio, con l’obiettivo di diventare sempre più competitivo e di ospitare grandi tornei internazionali. Oltre ai Mondiali del 2030, ha ospitato (e vinto, sebbene in maniera molto controversa) l’ultima edizione della Coppa d’Africa maschile. A livello femminile ha ospitato la finale della Champions League africana nel 2022 e nel 2024, e soprattutto le ultime tre edizioni della Coppa d’Africa, compresa quella in corso che finirà il 15 agosto.
Nessun altro paese ha mai organizzato la competizione per tre volte consecutive, e questo dice molto sul potere politico ed economico della federazione calcistica marocchina (RMFF) all’interno della CAF, la confederazione africana del calcio. Il vicepresidente della CAF è Fouzi Lekjaa, che guida la RMFF dal 2014 e che secondo Bloomberg potrebbe anche diventare il prossimo primo ministro del Marocco.
L’organizzazione della Coppa d’Africa femminile di quest’anno, però, è stata piuttosto travagliata; a un certo punto era sembrato che il torneo potesse tenersi altrove. Il Marocco ricevette l’assegnazione il 17 ottobre del 2024, e il piano era che si giocasse tra il 17 marzo e il 3 aprile. All’inizio di febbraio però la vice ministra dello Sport del Sudafrica, Peace Mabe, disse che il Marocco si era ritirato dall’organizzazione e che il suo paese ne avrebbe preso il posto. Il Sudafrica è una delle principali potenze del calcio femminile africano (ha vinto il torneo del 2022 proprio in Marocco) e una rivale del Marocco per la supremazia calcistica sul continente.
Nel giro di poche ore, comunque, il ministro dello Sport sudafricano Gayton McKenzie aveva smentito Mabe, dicendo che il Marocco restava l’organizzatore ufficiale dell’evento. Il 13 febbraio il presidente della CAF, Patrice Motsepe (pure lui sudafricano) aveva confermato che la competizione si sarebbe svolta in Marocco, come previsto, seppur altri paesi avessero chiesto di ospitarla cambiando le date. Il 5 marzo infine, quindi 12 giorni prima dell’inizio previsto, lo stesso Motsepe comunicò a sorpresa il rinvio della Coppa d’Africa tra luglio e agosto, a causa di mai chiarite «circostanze impreviste».

Fouzi Lekjaa, Patrice Motsepe e Gianni Infantino durante la partita tra Marocco e Canada agli ultimi Mondiali maschili (Robbie Jay Barratt – AMA/Getty Images)
Tutta questa situazione ha fatto emergere molte critiche sulla disorganizzazione della CAF, in particolare riguardo al calcio femminile. La confederazione africana assicura da tempo di voler investire per espanderne la visibilità: nel 2016 è stato cambiato il nome del torneo, precedentemente noto come Campionato africano femminile, per omologarlo a quello della più famosa Coppa d’Africa maschile; dall’edizione del 2022 si è passati da 8 a 12 squadre, e da quest’anno sono 16.
Il caos sul paese organizzatore non è stato però l’unico problema della CAF per questa Coppa d’Africa femminile. Fino al 24 luglio il torneo non aveva nessuna copertura televisiva, poi a due giorni dalla partita inaugurale sono stati annunciati alcuni accordi con emittenti internazionali. Nella stessa settimana Motsepe aveva detto che la squadra vincitrice avrebbe incassato 2 milioni di dollari, un record (nell’ultima Coppa d’Africa maschile il premio per la vincitrice erano 7 milioni di dollari).
Nonostante questo, qualche giorno fa il giornalista anglo-nigeriano Osasu Obayiuwana, uno dei maggiori esperti di calcio africano, ha denunciato tagli della CAF sia nel budget che nel personale per la Coppa d’Africa. Il giorno seguente inoltre la confederazione africana ha ammesso di aver avuto un problema con alcuni accrediti che erano stati stampati con una qualità pessima, rendendoli illeggibili ai controlli, e ha chiesto di restituirli per ottenerne di nuovi. Sono tutte cose che fanno percepire come raffazzonata e poco seria l’organizzazione del torneo, all’esterno e all’interno.
La questione dei pochi tifosi è dunque solo uno dei tanti problemi di questa Coppa d’Africa, ed è dovuta soprattutto a una cultura del tifo che non si è ancora davvero formata nel calcio femminile africano. A questo si sommano anche problemi logistici ed economici legati ai viaggi, e una promozione dell’evento che è stata molto carente nelle stesse città ospitanti, come ha scritto il giornalista Lelo Mzaca sul giornale sudafricano Mail & Guardian.
A dispetto di tutti questi evidenti limiti, comunque, il calcio femminile in Africa sta da tempo crescendo, seppur faticosamente. Nelle ultime due edizioni dei Mondiali (2019 e 2023), la Nigeria ha sempre raggiunto gli ottavi di finale, stesso risultato ottenuto dal Sudafrica tre anni fa in Australia. Il miglior risultato a livello storico per un’africana al Mondiale sono i quarti di finale raggiunti dalla Nigeria nel 1999. Nel 2024 e nel 2025 due calciatrici africane sono arrivate tra le prime venti posizioni del Pallone d’Oro: la zambiana Barbra Banda, che gioca negli Stati Uniti con l’Orlando Pride, e la malawiana Tabitha Chawinga del Lione.
Uno dei risultati più sorprendenti della fase a gironi è stata la vittoria del Malawi per 3-2 contro la Nigeria, detentrice del torneo
Anche il Marocco sta migliorando rapidamente: è arrivato in finale delle ultime due edizioni della Coppa d’Africa (perdendo contro Sudafrica e Nigeria) e nel 2023 ha debuttato ai Mondiali, arrivando agli ottavi di finale. L’anno scorso per la prima volta una giocatrice marocchina, Ghizlane Chebbak, ha vinto il premio di Calciatrice africana dell’anno.
La nazionale marocchina non ha però ancora vinto alcun trofeo, e l’edizione di quest’anno della Coppa d’Africa è un’occasione importante. La RMFF ha investito molto per ingaggiare l’allenatore Jorge Vilda, campione del mondo nel 2023 con la Spagna femminile, e per costruire una squadra con tante giocatrici che vengono da famiglie emigrate all’estero, tra cui le promettenti Hajar Saïd (Paris FC) e Kautar Azraf (Barcellona). Nella fase a gironi, che finirà giovedì, il Marocco ha ottenuto due vittorie e un pareggio, qualificandosi per i quarti di finale come prima classificata.
Proprio come si è visto nei Mondiali maschili di quest’anno, la diaspora è un fattore determinante nel calcio africano, e sta iniziando a emergere anche a livello femminile. Il caso più evidente è quello dell’Algeria, indicata come una delle possibili rivelazioni di questa Coppa d’Africa: 19 convocate su 26 sono nate e cresciute in Francia. Il torneo servirà anche per qualificarsi ai Mondiali del prossimo anno in Brasile: tutte e quattro le semifinaliste otterranno automaticamente un posto.



