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  • Sabato 1 agosto 2026

È possibile sostituire Infantino?

Il potente presidente della FIFA piace sempre meno e sta subendo attacchi e fallimenti, ma è ancora il grande favorito delle elezioni del 2027

Gianni Infantino (Marvin Ibo Guengoer - GES Sportfoto/Getty Images)
Gianni Infantino (Marvin Ibo Guengoer - GES Sportfoto/Getty Images)
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Soprattutto in Europa il presidente della FIFA Gianni Infantino è sempre più impopolare, eppure è difficile pensare che ci possa essere nel breve termine un’altra persona alla guida della Federazione, che è l’organizzazione che gestisce il calcio e ne organizza il torneo più famoso, i Mondiali. Tra meno di un anno ci saranno le elezioni per il prossimo mandato da presidente, e non solo ancora non si è fatto avanti nessuno per sfidarlo ma non ci sono neanche molti nomi che potrebbero realisticamente avere una possibilità contro di lui.

Infantino ricopre l’incarico dal 2016, quando fu eletto un po’ a sorpresa subito dopo un grosso scandalo interno di corruzione. Durante i suoi primi tre mandati (il limite è di quattro, ciascuno della durata di quattro anni), Infantino ha trasformato la FIFA. L’ha resa più ricca e più inclusiva, per esempio ampliando i Mondiali da 32 a 48 squadre, ma anche più controversa: per via della sua gestione personalistica del potere, per scelte discutibili sul piano commerciale, etico o sportivo, e anche per il suo stretto rapporto con paesi poco democratici come il Qatar e con il presidente statunitense Donald Trump.

È soprattutto la mancanza di alternative a rendere difficile ipotizzare un altro presidente, anche ora che la posizione di Infantino è quantomeno compromessa dagli avvenimenti di questa settimana intorno al tanto contestato piano per privatizzare una parte delle attività della FIFA, su cui alla fine è stato costretto a tornare indietro.

Trump con il trofeo dei Mondiali e Gianni Infantino, nello Studio Ovale alla Casa Bianca (AP Photo/Jacquelyn Martin)

Il piano, trapelato tramite i giornali martedì e poi confermato dalla Federazione, prevedeva di voler creare una nuova società sussidiaria dal valore di 20 miliardi di dollari, la FIFA Forward Enterprise (FFE), della quale gli investitori esterni avrebbero potuto acquistare fino al 21 per cento delle quote (a cui, per contesto, era interessato un gruppo di investitori guidato da Joshua Kushner, fratello minore di Jared Kushner, genero di Trump). La nuova società si sarebbe occupata della vendita di tutti i diritti connessi alla FIFA – sponsorizzazioni, biglietti, licenze, pacchetti televisivi – e della gestione operativa dei tornei, tra cui i Mondiali per nazionali e quelli per club.

Attualmente la FIFA è formalmente un ente senza scopo di lucro con sede in Svizzera che appartiene alle 211 federazioni calcistiche che ne fanno parte, riunite in sei confederazioni continentali. In teoria, tutti i ricavi della FIFA dovrebbero essere reinvestiti in attività collegate, ma la sua struttura sarebbe cambiata inevitabilmente con l’arrivo di investitori privati.

Le confederazioni e le federazioni nazionali si sono fin da subito molto lamentate del fatto che la FIFA avesse portato avanti un piano di questo tipo senza informare né coinvolgere nessuno, anche se poi sarebbe comunque servita l’approvazione delle 211 associazioni. Era però arrivata a un passo dalla proposta formale e aveva già coinvolto banche d’affari per gestire la creazione della nuova struttura societaria.

Sul contenuto la confederazione più dura è stata in assoluto la UEFA, i cui rapporti con la FIFA sono però già deteriorati da tempo. Secondo la UEFA l’ingresso di investitori esterni avrebbe compromesso l’indipendenza della FIFA e ne avrebbe stravolto l’identità. Giovedì si era spinta ad annunciare che non avrebbe più partecipato ai Mondiali se non avesse ricevuto garanzie che nessun piano di privatizzazione sarebbe mai stato portato avanti.

Il presidente della UEFA Aleksander Ceferin: il cattivo rapporto tra UEFA e FIFA è anche dovuto ai cattivi rapporti personali tra i loro presidenti (Catherine Ivill – AMA/Getty Images)

Questa minaccia ha probabilmente avuto un suo peso nella scelta della FIFA di ritirare il piano: se le nazionali europee, cioè quelle più forti e famose, avessero davvero scelto di non partecipare ai prossimi Mondiali sarebbe stato un enorme danno d’immagine ed economico per la FIFA. Ma pure a piano ritirato la UEFA sta continuando a fare dichiarazioni durissime.

«Non possiamo continuare così, con progetti segreti portati avanti a tappe forzate, ideati da individui senza volto e di dubbia utilità per il calcio. Dobbiamo individuare i responsabili e chiamarli a risponderne», ha scritto in un comunicato. E poi: «L’attuale leadership della FIFA ha perso non solo la fiducia della UEFA, ma anche quella di molti altri membri della famiglia del calcio».

Si erano espresse contro il piano anche la CONCACAF, la confederazione dell’America settentrionale, centrale e caraibica, e l’AFC, quella asiatica. Nessuna delle due, però, aveva criticato direttamente il progetto della FIFA o la FIFA stessa, ma si erano lamentate soprattutto di non essere state consultate e della mancanza di trasparenza con cui la FIFA aveva organizzato il progetto.

Lo stesso avevano fatto le varie federazioni nazionali fuori dall’Europa, ma nel complesso il loro sostegno per Infantino potrebbe essersi in realtà rafforzato, dato che il piano di privatizzazione prevedeva di dare più soldi alle federazioni nazionali.

Di fatto quindi è solo la UEFA ad avere una posizione così netta contro Infantino, che ha ormai talmente potere da poter fare a meno del sostegno delle federazioni europee, che sono solo una minoranza delle 211 che dovranno eleggerlo. Ciascuna federazione avrà un voto a disposizione e in questi anni Infantino è riuscito a ingraziarsi molto quelle fuori dall’Europa.

Infantino poi ha dalla sua parte il recente successo dei Mondiali allargati: hanno garantito maggiori possibilità di partecipazione alle squadre extraeuropee e quindi nuove opportunità economiche per le loro federazioni. I Mondiali del 2030 potrebbero addirittura avere 64 partecipanti, quindi aumentare ulteriormente i ricavi per le federazioni. Ciononostante, le grandi polemiche sul piano sono state comunque un danno alla sua posizione, dato che non è riuscito a dimostrare quel senso di unità della FIFA su cui spesso insiste. Venerdì si era dimesso anche il principale consigliere di Infantino, Carlos Cordeiro, che aveva fortemente criticato il suo piano sostenendo di non esserne stato coinvolto in nessun modo.

Un discorso di Gianni Infantino durante il 73esimo consiglio della FIFA a Kigali, in Rwanda, nel 2023, quando fu eletto per acclamazione (AP Photo)

Il 17 luglio, una decina di giorni prima che la FIFA presentasse il suo progetto, il Guardian scriveva che mancavano ancora poche delle 211 federazioni a dover ancora inviare una lettera di sostegno alla candidatura di Infantino. Alcune, tra l’altro, l’avrebbero fatto dopo aver subito pressioni dall’interno della FIFA.

Fino al 18 novembre, le lettere di sostegno possono essere ritirate oppure date a un altro candidato. In teoria, quindi, le federazioni europee che ne avevano già inviata una per Infantino potrebbero revocarla. Il problema è che non esiste un candidato alternativo, anche perché la UEFA sta facendo molta fatica a trovarne uno.

Secondo Politico, il preferito dei dirigenti europei è l’imprenditore qatariota Nasser al Khelaifi, proprietario del Paris Saint-Germain (una delle squadre più ricche e forti d’Europa) e presidente dell’associazione dei club calcistici europei, l’EFC. Ma mercoledì un suo rappresentante ha detto: «Nasser non ha assolutamente alcuna ambizione, nessuna intenzione e nessun interesse per il ruolo in FIFA, e continuerà a sostenere discretamente tutte le istituzioni del calcio mondiale ed europeo».

Nasser Al-Khelaifi festeggia con i giocatori del Paris Saint-Germain dopo aver vinto la prima Champions League della storia del club, 31 maggio 2025 (AP Photo/Alexandra Beier)

Anche il polacco Dariusz Mioduski, proprietario del Legia Varsavia e vicepresidente dell’EFC, potrebbe essere un possibile rivale di Infantino, così come Victor Montagliani, presidente della CONCACAF.

Anche qualora la UEFA individuasse un candidato, i suoi 55 voti non sarebbero sufficienti. Le cose potrebbero cambiare solo nel caso in cui riuscisse ad allearsi con la CONCACAF e l’AFC, le uniche altre due confederazioni calcistiche ad aver criticato la FIFA in questi giorni. Insieme disporrebbero di 143 voti, una netta maggioranza, ma al momento né la CONCACAF né l’AFC hanno ritirato il proprio sostegno a Infantino, e le loro federazioni nazionali non si sono espresse.