Alla fine la FIFA ha ritirato il suo discusso piano di privatizzazione
Dopo che un po' tutte le confederazioni del mondo si erano ribellate, e che la UEFA aveva minacciato di boicottare i prossimi Mondiali di calcio
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La FIFA, l’organizzazione che governa il calcio globale e organizza i Mondiali, ha infine ritirato il suo piano di privatizzare alcune delle sue quote, che fin da subito era stato molto criticato per la possibilità che vendendo quote a investitori privati potesse perdere la sua indipendenza. «Dopo aver ascoltato attentamente tutti i punti di vista, è stato chiaro che il progetto ha creato divisioni di una natura tale che, a prescindere dal livello di sostegno, lo ha reso non più nell’interesse dell’obiettivo prefissato», ha scritto la FIFA in un comunicato.
Giovedì la UEFA, la confederazione che riunisce le 55 federazioni europee di calcio, aveva fatto sapere che le squadre di calcio europee avrebbero boicottato i prossimi Mondiali se la FIFA non avesse ritirato il piano. Altre federazioni e confederazioni lo avevano criticato pubblicamente. Il piano, trapelato tramite i giornali martedì e poi confermato dalla FIFA, prevedeva di voler creare una nuova società sussidiaria dal valore di 20 miliardi di dollari, la FIFA Forward Enterprise (FFE), della quale gli investitori esterni avrebbero potuto acquistare fino al 21 per cento delle quote.
Questa nuova società si sarebbe occupata della vendita di tutti i diritti connessi alla FIFA (sponsorizzazioni, biglietti, licenze, pacchetti televisivi) e della gestione operativa dei tornei, tra cui i Mondiali per nazionali e quelli per club.
Attualmente la FIFA è un’associazione senza scopo di lucro con sede in Svizzera che appartiene alle 211 associazioni calcistiche che ne fanno parte, riunite in sei confederazioni continentali: la CAF per l’Africa, la UEFA per l’Europa, l’AFC per l’Asia, la CONCACAF per America del Nord, America Centrale e Caraibi, l’OFC per l’Oceania e la CONMEBOL per il Sudamerica. In teoria, tutti i ricavi della FIFA dovrebbero essere reinvestiti in attività collegate, ma la sua struttura sarebbe cambiata inevitabilmente con l’arrivo di investitori esterni.
La cordata di investitori interessata era guidata da Joshua Kushner, fondatore del fondo d’investimento Thrive Capital e fratello minore di Jared Kushner, genero del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, con cui il presidente della FIFA Gianni Infantino ha notoriamente ottimi rapporti.

Infantino col presidente Trump alla finale dei Mondiali, il 19 luglio 2026 (AP Photo/Julio Cortez)
In ogni caso avrebbero dovuto approvare formalmente la proposta la maggioranza delle federazioni nazionali e i 37 membri del Consiglio della FIFA. A questo passaggio formale non si è neanche arrivati per via delle grandi critiche che il piano ha ricevuto fin dall’inizio, sia per il metodo che per la sostanza.
Le confederazioni e le federazioni nazionali si sono fin da subito molto lamentate del fatto che la FIFA avesse portato avanti un piano di questo tipo senza informare né coinvolgere nessuno, tanto che alla fine il piano è stato reso pubblico dalla stampa. Era arrivata a un passo dalla proposta formale e aveva già coinvolto banche d’affari per gestire la creazione della nuova struttura societaria.
Sul contenuto la confederazione più dura è stata in assoluto la UEFA, i cui rapporti con la FIFA sono però già deteriorati da tempo. «L’anima e la gestione del calcio non sono beni da smerciare, soprattutto quando è poco chiaro chi ne trarrà profitto», aveva scritto la UEFA in un comunicato appena appresa la notizia, e nei giorni successivi si era spinta ad annunciare che non avrebbe più partecipato ai Mondiali se non avesse ricevuto garanzie che nessun piano di privatizzazione sarebbe mai stato portato avanti.
Questa minaccia ha probabilmente avuto un suo peso nella scelta della FIFA di ritirare il piano: se le nazionali europee, cioè quelle più forti e famose, non dovessero davvero partecipare ai prossimi Mondiali – quelli femminili saranno nel 2027, quelli maschili nel 2030 – sarebbe stato un enorme danno d’immagine ed economico per la FIFA.
Anche la CONCACAF, la confederazione calcistica dell’America centrale e settentrionale, aveva criticato il piano della FIFA.
Tra le federazioni nazionali una critica importante era arrivata dalla FA, la federazione inglese, una delle più ricche, influenti e importanti al mondo. Il nuovo presidente della Federcalcio italiana Giovanni Malagò aveva commentato in modo molto cauto la situazione, definendo il progetto della FIFA «particolare». La Lega Serie A, invece, aveva preso una posizione più definita, sostenendo il duro comunicato delle Leghe Europee, l’organizzazione dei principali campionati d’Europa.
Infantino aveva difeso il piano enfatizzando i potenziali effetti redistributivi della nuova società, descrivendola come l’inizio di una «democratizzazione del calcio a livello mondiale» e assicurando che sarebbe stata gestita direttamente dalla FIFA, senza ingerenze esterne.
Secondo il piano gli investitori privati sarebbero rimasti in minoranza della società, e sarebbe stata la FIFA a mantenere la maggioranza e il controllo delle decisioni strategiche e della sua direzione. I fondi raccolti tramite i capitali privati sarebbero poi stati ripartiti tra le 211 federazioni affiliate alla FIFA attraverso un pagamento straordinario una tantum di 20 milioni di dollari per ciascuna. Secondo le stime della FIFA, i contributi annuali che la FIFA avrebbe versato ogni anno alle federazioni sarebbero aumentati da 2 a 5 milioni di dollari all’anno tra il 2027 e il 2030.
Sarebbero stati tantissimi soldi in più per le federazioni nazionali, che tra meno di un anno dovranno rieleggere il presidente della FIFA. Probabilmente per Infantino il piano era anche un modo di attirarsi il favore delle federazioni per ottenere la rielezione.
Non è comunque la prima volta che Infantino prova ad attirare capitali privati nella FIFA. Nel 2019 aveva raggiunto un accordo con la banca giapponese SoftBank per un finanziamento da 25 miliardi di dollari per una nuova edizione della Coppa del mondo per club, ma il progetto non andò avanti.



