Gli Stati Uniti hanno ricominciato a bombardare l’Iran
Per la prima volta da sabato, dopo che l'Iran aveva attaccato una base statunitense in Giordania
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Nella notte tra mercoledì e giovedì le forze statunitensi hanno ricominciato i bombardamenti in Iran per la prima volta da sabato, quando li avevano sospesi dopo quasi due settimane consecutive di attacchi. I bombardamenti sono stati compiuti come ritorsione dopo che l’Iran tra martedì e mercoledì aveva lanciato missili balistici (intercettati) contro una base statunitense in Giordania.
Il comando delle forze statunitensi in Medio Oriente (CENTCOM) ha detto di avere colpito obiettivi legati ai Guardiani della rivoluzione, il corpo militare più potente e influente dell’Iran, come postazioni di lancio di missili e droni e avamposti sulla costa. I media iraniani hanno riferito di esplosioni nelle province di Hormozgan, che è un obiettivo frequente perché si affaccia sullo stretto di Hormuz dove è stata colpita l’isola di Qeshm, e del Khuzestan, che invece si trova in cima al golfo Persico e ospita numerose raffinerie.
I nuovi bombardamenti erano stati prospettati dal presidente Donald Trump: «Li colpiremo molto duramente perché è il nostro turno», aveva detto mercoledì parlando coi giornalisti. L’Iran ha poi risposto in mattinata bombardando il Kuwait. Secondo l’esercito del Kuwait è stato colpito un edificio che ospita un’azienda cinese (non è specificato quale): una persona che lavorava lì è stata uccisa.
Negli scorsi giorni Trump aveva motivato la pausa dei bombardamenti mostrandosi ottimista sui negoziati con l’Iran, come aveva già fatto altre volte, nonostante siano in sostanza fermi e il suo obiettivo principale, la riapertura dello stretto di Hormuz, sia fallito. A giugno gli Stati Uniti e l’Iran avevano firmato un accordo preliminare che prevedeva 60 giorni di pausa nei combattimenti, ma era stato vanificato dalla decisione iraniana di richiudere lo stretto e dalla prosecuzione degli attacchi, con cui entrambi i paesi volevano affermare di controllarlo.



