La Crimea è senza benzina, elettricità e acqua corrente
Da settimane gli attacchi ucraini causano blackout e interruzioni dei servizi di base: il regime di Putin la definisce una situazione «temporanea»
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Gli attacchi ucraini con droni stanno rendendo molto complicata la vita in Crimea, la penisola sul mar Nero occupata dalla Russia dal 2014. Da giugno l’esercito ucraino colpisce con frequenza giornaliera la rete elettrica e le vie di rifornimento verso la Crimea, in risposta ad attacchi simili sul suo territorio da parte dei russi, che in questi anni hanno lasciato spesso la popolazione delle grandi città senza luce e riscaldamento in inverno. In Crimea da tempo il carburante è estremamente difficile da trovare, e nelle ultime settimane si sono aggiunti blackout generalizzati, che in alcune zone durano anche molte ore. L’assenza di corrente ha messo in crisi anche le pompe che alimentano la rete idrica, con interruzioni prolungate dell’acqua corrente nelle case.
I due milioni e mezzo di abitanti della Crimea hanno visto prima scomparire i turisti, un’importante fonte di reddito, e ora devono confrontarsi con l’interruzione dei servizi di base e con la scarsità di alcuni beni di consumo: i negozi sono riforniti con meno frequenza.
La Russia ufficialmente non riconosce i problemi. I telegiornali russi non ne parlano, o lo fanno molto saltuariamente, le autorità locali vi fanno riferimento come a una «situazione temporanea» che però si prolunga da settimane. La repressione non permette proteste, ma gli abitanti sempre più spesso denunciano blackout e interruzioni dei servizi sui canali ufficiali delle amministrazioni locali.

Le code a un distributore a Sinferopoli, in Crimea, il 12 giugno 2026 (AP Photo)
La campagna di attacchi con i droni è diventata più intensa da inizio giugno: la grande disponibilità di droni da parte dell’Ucraina, la crescita della loro autonomia e precisione e la mancanza di difese efficienti russe in Crimea permettono all’Ucraina di colpire quasi ogni obiettivo nella penisola. Un funzionario di alto livello russo ha detto all’agenzia statale TASS che in una sola settimana gli attacchi hanno tolto la corrente a più della metà degli abitanti della Crimea. Sulla base delle immagini satellitari, l’illuminazione notturna è scesa a meno del 20 per cento del normale.
Un attacco a una sottostazione elettrica locale può causare blackout circoscritti che durano anche per 15 giorni. Molti abitanti si stanno attrezzando con pannelli solari e generatori a gasolio: il gasolio va però spesso comprato con lunghi viaggi fino nella Russia meridionale e mantenere i generatori attivi per cinque ore costa una ventina di euro.
Le interruzioni prolungate della corrente causano anche l’interruzione delle reti dei cellulari: in alcune zone della Crimea sono ricomparsi telefoni fissi a pagamento per le comunicazioni urgenti.
Le zone più colpite sono quelle del nord, ma anche nel sud, dove sono i maggiori centri turistici, gli effetti sono ormai notevoli. La stagione turistica estiva e gli eventi sono di fatto stati annullati, molti negozi sono chiusi per mancanza di corrente o di merci.
L’Ucraina attacca non solo le stazioni della rete elettrica, ma anche i camion in transito sull’autostrada Novorossiya, che collega la città di Rostov – uno dei centri russi più grandi e vicini – alla Crimea attraverso le città occupate di Melitopol e Mariupol. Altri attacchi colpiscono le navi che portano rifornimenti attraverso il mare d’Azov: nell’ultima settimana ne sono state colpite 70. Molti analisti militari si attendono una successiva offensiva sul ponte Kerch, aperto nel 2018 per collegare la Crimea alla Russia.
Centinaia di migliaia degli attuali abitanti della Crimea si sono trasferiti lì dalla Russia dopo l’occupazione del 2014, che fu accolta molto positivamente dalla popolazione russa, con un notevole aumento della popolarità di Vladimir Putin. La Crimea è diventata negli anni il simbolo di una potenza recuperata per il regime. È poi stata utilizzata militarmente nel 2022 come base per gli attacchi nel sud dell’Ucraina, che hanno portato all’occupazione di altre aree, fino a Kherson.

Un telefono fisso per le chiamate di emergenza a Yevpatoriya, Crimea, il 21 luglio 2026 (REUTERS/Alexey Pavlishak)
I russi erano stati rassicurati sulla sicurezza della Crimea, definita come «pronta per ogni evenienza»: molti abitanti hanno detto ai media internazionali, in forma anonima, di aver scoperto con i fatti che quelle rassicurazioni erano false. Una parte della popolazione ha già lasciato la Crimea, per gli altri la situazione sta diventando sempre più difficile da gestire: dal governo centrale per ora è arrivato il pagamento una tantum di 15mila rubli (164 euro circa) come compensazione per chi ha subito un blackout di più di due giorni consecutivi.
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