A Roma il Piccolo America è sempre più influente
La fondazione nata per tutelare i cinema abbandonati riceve finanziamenti pubblici eccezionali ma è anche una rogna per l'amministrazione locale
di Gabriele Niola
- Condividi
- X
- Regala il Post

Negli ultimi quindici anni la fondazione Piccolo America ha stabilito relazioni strette con il comune di Roma, la regione Lazio e il Vaticano. Organizzando rassegne cinematografiche e gestendo un cinema dal grande seguito, Piccolo America è riuscito infatti a creare una ricca rete di rapporti con persone celebri del mondo dello spettacolo, che l’hanno reso negli anni sempre più rilevante e interessante per la politica locale. Piccolo America però è da sempre soprattutto un’associazione impegnata nella tutela dei cinema abbandonati e contro lo sfruttamento di questi spazi a fini commerciali, argomento su cui si scontra spesso con i piani del comune e della regione.
In particolare nelle ultime settimane il Piccolo America – e il suo fondatore e presidente 34enne Valerio Carocci – è finito al centro di un caso che ha fatto emergere chiaramente le difficoltà delle istituzioni romane nel gestire la grande influenza che la fondazione ha assunto in città. Da un lato perché è riuscito a ottenere finanziamenti pubblici enormi per una fondazione che si occupa di cinema e rassegne. Dall’altro perché è diventato sempre più un problema per la politica locale. Il caso è culminato lo scorso 3 luglio quando Carocci ha fatto dichiarazioni compromettenti sull’amministrazione e detto di voler presentare una propria lista alle prossime elezioni comunali. Idea che poi ha detto al Post di aver accantonato.
Tutto è cominciato quando a maggio è stato approvato un progetto di comune e regione per utilizzare lo spazio del cinema Metropolitan, chiuso da 16 anni. È stato approvato nonostante il progetto, avviato anni fa, non rispetti la normativa attuale, che prevede che le riassegnazioni di ex cinema debbano essere fatte destinando almeno il 75 per cento della superficie ad attività culturali. Nel caso del Metropolitan più dell’80 per cento sarà destinato a un centro commerciale. Il Piccolo America ha criticato aspramente la decisione e ha presentato un ricorso al TAR.
La questione del Metropolitan è molto importante per il Piccolo America, perché la lotta contro la conversione di cinema abbandonati – che a Roma sono decine – è la base politica della sua esistenza. È intorno a quella battaglia che si è formata come associazione, occupando il cinema America nel 2012 per impedire che fosse trasformato in un parcheggio. E da lì ha iniziato ad attrarre persone molto famose nel mondo del cinema, anche internazionale, che hanno contribuito a legittimare le sue azioni. Non si è mai schierato politicamente ma è sempre stato associato a posizioni progressiste, ed è in diversi casi finito al centro di attacchi e intimidazioni di gruppi di estrema destra.
Già poco dopo essere nato il Piccolo America ottenne l’appoggio di registi come Ettore Scola, Bernardo Bertolucci ma anche Paolo Sorrentino, Matteo Garrone, Roberto Benigni e Dario Argento, a cui piaceva il modo in cui riusciva a far interessare ai film, anche ai loro, tantissimi ragazzi e ragazze. Le proiezioni e le rassegne che organizzava sono poi diventati eventi annuali finanziati tramite bando. Nel 2016 vinsero quello per la gestione dell’ex cinema Induno, che trasformarono nel cinema Troisi, oggi una delle due monosala italiane dai maggiori incassi.

L’inaugurazione del cinema Troisi, 21 settembre 2021 (ANSA/RICCARDO ANTIMIANI)
Il piano del Piccolo America è creare un “multisala diffuso” a Trastevere, fatto di cinema monosala recuperati. In molti però criticano questa idea, perché andrebbe nella direzione opposta rispetto all’obiettivo che predicano: di voler contrastare gli interessi dei grandi fondi immobiliari. L’autore romano Christian Raimo ha scritto che il loro cinema diffuso sarebbe portato avanti «da una società al 51 per cento della Fondazione Piccolo America e al 49 per cento di investitori privati dell’audiovisivo, strutturalmente un’operazione di concentrazione di capitale culturale nel quartiere più gentrificato di Roma»: Carocci non ha mai smentito questa affermazione.
Mentre il progetto del Metropolitan è sospeso in attesa della sentenza del TAR, quest’anno il Piccolo America ha ricevuto 250mila euro dal Comune di Roma e 300mila euro dalla Regione Lazio. Entrambe le cifre gli sono arrivate in forma di finanziamenti diretti (cioè senza un bando) per organizzare la rassegna di cinema all’aperto Cinema in Piazza, che esiste dal 2014.

Cinema in Piazza 2024 (ANSA/LUCIANO DEL CASTILLO)

Quando si è saputo di questi finanziamenti, alcuni giornali hanno accusato Carocci di essere riuscito a ottenerli concedendo in cambio a comune e regione di interrompere la propria protesta contro la conversione del Metropolitan. Queste accuse sono diventate un caso mediatico a Roma e nel discorso pubblico fatto il 3 luglio, davanti al nutrito pubblico di Cinema in Piazza, Carocci ha accusato le istituzioni di averlo effettivamente minacciato di togliergli i fondi se avesse continuato a ostacolare il progetto del Metropolitan.
Carocci ha raccontato di aver ricevuto dei messaggi dal Direttore generale di Roma Capitale, Albino Ruberti, nei quali gli veniva intimato di non criticare coloro che votano i suoi finanziamenti e di «controllare meglio» le concessioni che gli sono state assegnate, come il cinema Troisi. Ruberti non ha mai commentato queste dichiarazioni.

Valerio Carocci, Robert De Niro e Antonio Monda (Ernesto Ruscio/Getty Images)
È stato in occasione di quel discorso e in reazione a quei messaggi che Carocci ha annunciato una lista civica, “La Roma che non c’è”, che se fosse stata effettivamente portata avanti avrebbe potuto facilmente togliere voti all’attuale sindaco Roberto Gualtieri alle elezioni comunali della prossima primavera. Nemmeno Gualtieri ha commentato pubblicamente le dichiarazioni di Carocci, e in generale l’impressione è che i politici che si sono spesi per finanziare il Piccolo America si siano trovati in difficoltà al momento di dover gestire le sue accuse pubbliche. Carocci dal canto suo ha poi definito il proprio annuncio «un fallo di reazione per il quale mi autoammonisco».
I finanziamenti pubblici ricevuti per organizzare Cinema in Piazza sono effettivamente tanti: 550mila euro su un budget totale per il settore di 850mila. Di solito le rassegne cittadine vengono finanziate con qualche decina di migliaia di euro dal comune. Inoltre è raro che il comune, guidato dal PD, e la regione, guidata da Fratelli D’Italia, si presentino insieme alla conferenza stampa di un evento del genere. Carocci ha detto di essere riuscito a ottenere i soldi dalla regione (che gli anni scorsi non aveva preso) dopo una lunga chiacchierata col presidente Francesco Rocca.

Valerio Carocci e l’ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte a luglio del 2020 (Ernesto Ruscio/Getty Images)
Anche per questo Cinema in Piazza quest’anno è stato un evento molto grande, distribuito tra tre arene tra il 28 maggio e il 14 luglio. Hanno partecipato 63 ospiti speciali, tra cui Robert De Niro, Jane Campion, Isabella Rossellini, Josh O’Connor, Thom Yorke, Marco Bellocchio, Léa Seydoux, Alice Rohrwacher e Dario Argento. Grazie alla lunga lista di ospiti importanti l’evento è stato ripreso anche dalla stampa internazionale, cosa che all’amministrazione di Roma non può che far piacere. Quest’ultima edizione, secondo l’organizzazione, ha coinvolto 120.000 spettatori con 95 proiezioni.
Il fatto che il Piccolo America riceva finanziamenti pubblici diretti e così ingenti ha stimolato grosse proteste da altre associazioni culturali romane. Lo stesso Carocci riconosce che «è una cosa che mi pone in una condizione di unicità e quindi antipatica, però non l’ho scelto io».
Per ottenere questi finanziamenti in realtà Carocci aveva fatto molte pressioni sul comune. Ha raccontato che, dopo il suo insediamento nel 2021, Gualtieri gli aveva promesso che avrebbe continuato a finanziare Cinema in Piazza. Quei soldi però non gli furono poi concessi e Carocci e altri membri della fondazione si presentarono negli uffici del comune di Roma. «Gli dissi: “Io non esco da qui finché voi non vi assumete la responsabilità di averci detto di andare avanti e che avreste finanziato voi l’evento. Dovete rispondere alla città del fatto che il Cinema in Piazza non ci sarà più”». La protesta all’epoca fece molto indignare l’opposizione, cioè il centrodestra, ma alla fine il comune concesse i soldi, e senza un bando.
Un’assegnazione diretta di fondi però significa che il Piccolo America non è soggetto alle stesse regole degli altri eventi culturali, e che quei fondi non saranno a disposizione di altre associazioni qualora il Piccolo America non organizzasse più Cinema in Piazza. Carocci difende questo sistema, definendolo «più trasparente». Sostiene infatti di essersi visto negare dei finanziamenti tramite bandi, nonostante la commissione tecnica avesse dato giudizio positivo, per quelle che ritiene essere state delle ragioni politiche. «Penso che la politica debba assumersi la responsabilità delle proprie scelte» dice, sostenendo che con i finanziamenti diretti sia costretta a farlo.

Valerio Carocci e la ex sindaca di Roma Virginia Raggi durante Cinema in Piazza, a giugno 2021 (ANSA/FABIO FRUSTACI)
A Roma insomma il Piccolo America è diventato in pochi anni un’organizzazione che può permettersi cose che ad altre non sarebbero mai concesse. E questo pur denunciando pubblicamente altri eventi romani che hanno accesso a cifre simili a quelle concesse al Piccolo America, senza passare per un bando, per ragioni secondo Carocci politiche. È il caso della Festa del Cinema e soprattutto della sua sezione Alice nella Città, fondata e co-diretta da Fabia Bettini (sorella del politico del PD Goffredo Bettini, da sempre molto influente nel mondo della cultura romano) e Videocittà dell’ex sindaco Francesco Rutelli.
Le relazioni del Piccolo America arrivano fino al Vaticano. Già papa Francesco aveva apertamente appoggiato le attività della fondazione, e a novembre, grazie alla mediazione di Carocci, un gruppo di registi e attori internazionali (come Spike Lee, Cate Blanchett e Monica Bellucci) ha incontrato papa Leone XIV. Oltre a questo c’è stata una rassegna e una serie di incontri al cinema Troisi organizzati con la Santa Sede. Carocci racconta che i rapporti con il Vaticano sono nati da un incontro con il cardinal Tolentino e la scoperta, oltre a idee simili, della comune opposizione al finanziere Raffaele Mincione e alla sua holding di investimento WRM Group. Il Vaticano ha diversi contenziosi legali aperti con Mincione per questioni finanziarie; Carocci invece gli si oppone perché è attivo nella conversione commerciale di cinema abbandonati.
Da sempre il Piccolo America, quando ha dei problemi con le amministrazioni o si dedica a delle cause, chiede e ottiene il sostegno da parte dei molti nomi noti del cinema che con il tempo sono stati al suo fianco. Nel caso di questi ultimi scontri con il comune ha diffuso un appello precisando che tra i firmatari c’erano già Marco Bellocchio, Alessandro Borghi, Riccardo Scamarcio, Pietro Castellitto, Benedetta Porcaroli, Saverio Costanzo, Alba Rohrwacher, Francesca Archibugi, Paolo Virzì e Luca Marinelli. A febbraio aveva ottenuto una lettera di Martin Scorsese in suo sostegno, che poi era stata firmata anche da registi famosissimi come Jane Campion, Francis Ford Coppola e Wes Anderson. Più recentemente si è unito alla protesta per la questione del Metropolitan anche Ken Loach, cosa che ha motivato un articolo sul Times centrato proprio sulla questione politica.
Per sapere come finirà la storia del Metropolitan bisogna aspettare la pronuncia del TAR. Carocci però ha già ottenuto una piccola vittoria. Dopo aver denunciato le parole usate dalla capogruppo del PD in comune Valeria Baglio, che aveva definito quello del Metropolitan «un modello da imitare», il 23 luglio sono state approvate nuove norme di attuazione del piano regolatore, che ribadiscono e rinforzano il vincolo del 70% della superficie destinata ad attività socioculturali.



