Un razzo di SpaceX sta per schiantarsi sulla Luna

Non era previsto ed è una grande occasione per gli astronomi

Un Falcon 9 di SpaceX lanciato dalla Vandenberg Space Force Base in California, Stati Uniti, il 10 luglio 2024 (George Rose/Getty Images)
Un Falcon 9 di SpaceX lanciato dalla Vandenberg Space Force Base in California, Stati Uniti, il 10 luglio 2024 (George Rose/Getty Images)
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Il prossimo 5 agosto SpaceX raggiungerà la Luna. Non lo farà con la sua gigantesca e avveniristica astronave Starship, ancora in fase di sviluppo, ma con un pezzo di un proprio razzo lanciato all’inizio del 2025 e che da allora vaga nello Spazio. Lo schianto lunare non era previsto, ma la prospettiva di osservarlo sta attirando l’interesse di molti astronomi e appassionati. L’occasione è rara e osservare cosa succede dopo un impatto di questo tipo potrebbe aiutarci a capire meglio le caratteristiche della superficie della Luna.

Il nostro satellite naturale è costantemente bombardato da meteoriti che nel corso del tempo hanno causato la formazione di migliaia di crateri. Ce ne sono così tanti perché, a differenza della Terra, la Luna non ha un’atmosfera abbastanza densa da frenare o distruggere i piccoli corpi che arrivano sulla sua superficie. Tracciare le loro traiettorie e prevedere il momento in cui si scontreranno con la Luna è però pressoché impossibile, per questo gli avvistamenti delle collisioni sono rari e difficili da studiare. Con il razzo di SpaceX sarà diverso.

Sulla Luna non si schianterà un intero Falcon 9, i famosi razzi riutilizzabili della società spaziale di Elon Musk, ma solo una parte: il suo secondo stadio. Il primo, più grande e costoso, rientra automaticamente sulla Terra per essere riutilizzato, mentre il secondo di solito fa una manovra per un rientro più violento nell’atmosfera, in modo da distruggersi senza lasciare detriti in orbita che contribuirebbero al problema dei rifiuti spaziali. In questo caso non si era distrutto e aveva continuato a viaggiare nello Spazio.

(SpaceX)

Il secondo stadio è alto 12 metri circa e ha una massa intorno alle 4 tonnellate (quando è compresa la capsula che protegge il carico in cima al razzo si arriva a 20 metri). Conoscendo data di lancio, dimensioni, massa e orbite seguite, un gruppo di ricerca ha potuto calcolare non solo il giorno, ma anche l’orario indicativo dello schianto sulla Luna. Secondo lo studio, l’impatto avverrà il prossimo 5 agosto intorno alle 8:35 (ora italiana) nelle vicinanze del cratere Einstein, nei pressi del margine occidentale della Luna, per come la osserviamo dalla Terra.

Poco prima dell’impatto, il secondo stadio avrà una velocità intorno agli 8.750 chilometri orari (rispetto al suolo lunare) e in pochi istanti si polverizzerà al suolo. Il materiale del razzo e il suolo lunare saranno compressi enormemente in pochissime frazioni di secondo, con un aumento della temperatura nel punto di contatto di diverse migliaia di gradi. Parte del razzo e della roccia lunare vaporizzeranno all’istante, con la produzione di un gas caldo al punto da produrre un bagliore. Un lampo molto breve, che gli astronomi proveranno a osservare dalla Terra e con altre sonde nello Spazio.

Il punto previsto dell’impatto sulla Luna, secondo lo studio (Arxiv)

La luminosità del lampo dipenderà molto dal suolo nel punto d’impatto e l’osservazione sarà influenzata dalle condizioni di luce sulla Luna in quel momento. Il 5 agosto il cratere Einstein sarà nella porzione illuminata dal Sole, quindi potrebbe essere difficile rilevare un bagliore della durata di poche frazioni di secondo. Al tempo stesso, se si riuscisse sarebbe la prima osservazione di un bagliore di quel tipo in una porzione illuminata della Luna, un risultato importante non solo per il primato.

I dati sperimentali raccolti finora provengono da impatti avvenuti nella notte lunare, quando le condizioni della superficie sono diverse da quelle del giorno, quando la temperatura superficiale arriva a 120 °C. Visto che l’impatto avverrà in una zona illuminata dal Sole, i dati raccolti potrebbero aiutare a migliorare i sistemi di osservazione e a studiare gli impatti sulla Luna anche nelle zone illuminate, senza dover aspettare che entrino nella notte lunare.

Mentre il lampo durerà meno di un secondo, la nube di polvere e gas generata dall’impatto rimarrà visibile per diversi minuti. La luce solare illuminerà la polvere sollevata e questo permetterà di calcolare la direzione della nube di polvere, la sua densità e la velocità con cui la polvere stessa ricadrà al suolo influenzata dalla gravità lunare.

Quando la polvere si sarà nuovamente posata sulla Luna, rimarrà un nuovo cratere. Lo studio stima che se ne produrrà uno con un diametro di 20-30 metri e probabilmente profondo tra i 2 e i 4 metri. C’è la possibilità che al momento dell’impatto il secondo stadio si spezzi in due parti, con la potenziale creazione di un doppio cratere.

Il cratere Giordano Bruno sulla Luna, fotografato dalla sonda LRO, ha un diametro di 22 chilometri (NASA/Goddard/Arizona State University)

L’impatto dalla Terra non sarà visibile a occhio nudo, ma nel caso di un forte bagliore potrebbero essere sufficienti telescopi amatoriali di 10 centimetri di apertura, quindi di piccole dimensioni. Oltre agli osservatori con telescopi più potenti, gli autori dello studio hanno invitato la comunità degli astrofili a provare a fotografare e registrare con video l’evento, in modo da raccogliere quanto più materiale possibile per studiare l’impatto e le sue conseguenze. Ma ci saranno anche rilevazioni direttamente nello Spazio.

La sonda KPLO/Danuri della Corea del Sud in orbita intorno alla Luna sorvolerà l’area prevista dell’impatto e potrebbe quindi raccogliere dati preziosi da relativamente vicino. La sonda LRO della NASA sarà invece dalla parte opposta della Luna, quindi non potrà osservare l’impatto mentre avviene. In compenso, nei passaggi successivi potrà fotografare il cratere appena formato.

Il secondo stadio faceva parte di un Falcon 9 lanciato da SpaceX nel gennaio del 2025 per portare sulla Luna due lander commerciali. Esaurito il suo compito, la parte del razzo avrebbe dovuto fare manovra per rientrare e distruggersi nell’atmosfera, ma qualcosa era andato storto ed era rimasta bloccata in un’orbita intorno alla Terra molto alta che incrociava quella della Luna. Aveva viaggiato per un anno fino a quando era stata “catturata” dalla gravità lunare e aveva iniziato ad avvicinarsi inesorabilmente alla Luna, per un gran finale tra pochi giorni.