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  • Sabato 18 luglio 2026

Che primo ministro sarà Andy Burnham nel Regno Unito

Più carismatico e bravo a comunicare rispetto a Keir Starmer, ma le aspettative sono altissime e lui per ora non si è sbilanciato molto

di Matteo Castellucci

Andy Burnham dopo essere stato eletto leader dei Laburisti, il 17 luglio a Londra
Andy Burnham dopo essere stato eletto leader dei Laburisti, il 17 luglio a Londra (Henry Nicholls/Pool Photo via AP)
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La notte di metà giugno in cui Andy Burnham è stato eletto in parlamento con il partito Laburista, il momento che gli ha spianato la strada per diventare da lunedì il nuovo primo ministro britannico, i giornalisti gli hanno chiesto quale sarebbe stata la sua prossima mossa. Volevano che dicesse qualcosa contro Keir Starmer, anche lui Laburista e che si stava ostinando a non mollare il posto da primo ministro, o che desse istruzioni al partito, che aspettava un segnale per sfiduciare Starmer.

Burnham ha risposto che per prima cosa sarebbe andato a farsi una birra.

Tre giorni dopo Starmer si è dimesso, restando in carica giusto il tempo necessario perché il partito fingesse di capire se c’erano altri candidati per sostituirlo oltre allo strafavorito Burnham (non c’erano). Starmer non avrebbe mai potuto dire vado a farmi una pinta senza risultare fuori posto. Nella naturalezza e nella credibilità con cui Burnham l’ha potuto dire c’è un po’ tutto il senso della sua operazione.

Burnham ha convinto il partito perché si è posto in discontinuità con Starmer, pur non avendo idee politiche così diverse da lui, ma più carisma e capacità di comunicare. La narrazione è costruita sull’essere una figura nuova: in parte è vero, in parte è furbizia.

– Leggi anche: Andy Burnham è il nuovo leader dei Laburisti britannici

Per quasi dieci anni Burnham si è tenuto lontano dalla politica nazionale. Nel 2017 è stato eletto sindaco dell’area metropolitana di Manchester, e confermato due volte. È un incarico paragonabile a fare il presidente di regione in Italia, e Burnham gli deve la sua popolarità e la fama da amministratore competente. Nei 16 anni precedenti, però, era stato parlamentare a Londra e non un parlamentare qualsiasi: due volte ministro, due volte candidato alla leadership dei Laburisti.

Andy Burnham durante un comizio a Manchester, il 29 giugno

Andy Burnham durante un comizio a Manchester, il 29 giugno (AP Photo/Alastair Grant)

Dal 2017 c’è stato il rebranding che ha portato Burnham alla sua immagine attuale: un politico pragmatico e del nord, che vuol dire in antitesi alla bolla politica di Londra, a sud. In Inghilterra il nord è più povero del sud, e storicamente si sente bistrattato e dimenticato dal governo centrale. Non a caso, una delle principali proposte di Burnham è spostare nell’Inghilterra settentrionale, inclusa Manchester, gli uffici di alcuni ministeri.

L’accento di Burnham, nato e cresciuto vicino a Manchester, e il modo di vestire sono altri pezzi della sua identità nordista. È più informale rispetto a Starmer e ai suoi completi, e usa spesso la polo sotto la giacca. Il Guardian ha scritto che si veste «come un papà della generazione X […] che non ama nulla più di un barbecue del weekend» (la “generazione X” è quella dei nati tra il 1965 e il 1980). Quando la leader dei Conservatori Kemi Badenoch l’ha definito «un paio di ciglia e una maglietta nera», per sostenere che non abbia sostanza politica, lui ha risposto con un brevissimo video in cui precisava che in realtà la maglietta era blu scuro.

Burnham ha giocato su questi aspetti per mostrarsi affabile e vicino alle persone comuni, mentre Starmer passava per algido e distaccato. La sua prima foto, dopo la candidatura in parlamento, era stata mentre faceva jogging con una maglia dell’Everton, la squadra di calcio di cui è tifosissimo. Una delle (non molte) interviste in cui ha detto qualcosa sulle sue idee politiche e su come governerà è stata fatta con la podcast company di Gary Lineker, ex leggenda del calcio inglese diventato un commentatore molto seguito.

In quell’intervista Burnham ha detto che non teme il confronto col presidente degli Stati Uniti Donald Trump, i cui rapporti con il Regno Unito si sono deteriorati negli ultimi mesi, e che sarà «diretto» con lui. Ha detto anche, in modo molto cauto, che non esclude di introdurre una tassa patrimoniale in futuro. Fino a pochi giorni fa, nonostante fosse certo che avrebbe preso il posto di Starmer, Burnham si era tenuto estremamente vago sul programma di governo, a parte i discorsi motivazionali sul restituire la speranza alle persone.

Andrew Burnham, concentrato mentre segue una partita dell'Everton allo stadio, a Liverpool, il 17 maggio

Andrew Burnham, concentrato mentre segue una partita dell’Everton allo stadio, a Liverpool, il 17 maggio (Lewis Storey/Getty Images)

Oltre al piano sui ministeri al nord, quasi tutto quello che si sa è dovuto alle ricostruzioni dei giornalisti o va indovinato sulla base dei nomi che circolano per il governo. Per esempio il capo di gabinetto sarà James Purnell, un ex ministro con cui Burnham condivise l’ufficio quando nel 2001 arrivò in parlamento. Burnham ha fama di affidarsi ai legami personali e alle amicizie di lunga data, e per questo nel 2020 negò il sostegno a Starmer alle primarie dei Laburisti: c’erano altre due candidate del nord, non poteva.

La nomina più importante è quella del cancelliere dello Scacchiere, cioè il ministro delle Finanze, che tradizionalmente incarna l’indirizzo di politica economica del governo e per questo viene tenuta d’occhio dagli investitori istituzionali e privati, al punto da influire sulla valutazione della sterlina. Burnham insiste che la composizione del governo verrà svelata solo lunedì, quando si insedierà, ma sui giornali si fanno due nomi che sono già stati motivo di tensioni e liti nel suo staff e nel partito.

Da una parte c’è Ed Miliband, influente ministro dell’Energia che è stato tra gli artefici della scalata di Burnham ma si porta appresso una nomea di integralismo ambientalista, per certi versi immeritata. Dopo la sconfitta alle elezioni del 2015, quand’era leader dei Laburisti, gli sono rimasti appiccicati lo slogan degli avversari «caos con Ed Miliband», che gli attribuiva proposte economiche scriteriate, e l’idea di una generale bocciatura del suo progetto politico. Peraltro al governo potrebbe tornare anche David Miliband, fratello di Ed, con cui ci fu un dramma familiare e politico quando nel 2010 si contesero la leadership dei Laburisti.

Ed Miliband e Andy Burnham nel 2010, ai tempi in cui erano rispettivamente leader dell'opposizione e ministro ombra dell'Istruzione

Ed Miliband e Andy Burnham nel 2010, ai tempi in cui erano rispettivamente leader dell’opposizione e ministro ombra dell’Istruzione (AP Photo/Kirsty Wigglesworth)

Dall’altra parte c’è Shabana Mahmood, attuale ministra dell’Interno, fautrice di misure estremamente restrittive sull’immigrazione. Mahmood proviene dall’ala destra dei Laburisti, e per questo non piace alla corrente che più ha sostenuto Burnham, quella mediana tra la sinistra e il centro. Mahmood ha meno esperienza di Miliband, ma è considerata una scelta più rassicurante per i mercati.

Un pezzo del partito chiede a Burnham di attenuare alcune riforme di Mahmood, che tra le altre cose porteranno da 5 a 10 o 15 anni il periodo per ottenere il permesso di soggiorno permanente. Lui non è stato chiarissimo. Ha parlato di un approccio «sia compassionevole che credibile», dicendo che vorrebbe che i numeri dell’immigrazione calassero ulteriormente: nel 2025 la migrazione netta (cioè considerando anche chi se ne va dal Regno Unito) è già scesa a 171mila persone, dalle 649mila del 2024.

Ci si aspetta che, con Burnham, lo stato prenda il controllo di Thames Water, la disastrata azienda idrica che rifornisce 16 milioni di persone nella zona di Londra, e che vengano concessi nuovi permessi per le estrazioni di petrolio e gas naturale nel mare del Nord.

Tra le altre promesse di Burnham c’è quella di fare il più grande piano di edilizia pubblica dalla Seconda guerra mondiale, ma non ha detto come intende finanziarlo. La patrimoniale è un’ipotesi, visto che Burnham ripete di non voler toccare gli impegni del programma elettorale con cui i Laburisti avevano vinto nel 2024, che gli lasciano poco spazio di manovra. Infine dovrà gestire il piano di Starmer per aumentare la spesa militare di 15 miliardi di sterline (quasi 18 miliardi di euro) nei prossimi quattro anni – quello della vignetta sopra – che comporterà riduzioni di fondi agli altri ministeri.

Tutto questo tra aspettative altissime.

Il Partito Laburista, che si è compattato su Burnham con un’unità che non aveva da mesi, è lo stesso che non si è fatto problemi a scaricare Starmer nemmeno due anni dopo l’eclatante vittoria elettorale di cui era stato artefice. La politica britannica è in una fase di instabilità senza precedenti, in cui l’elettorato è sempre meno paziente, e Burnham sarà il settimo primo ministro in dieci anni.

Le analisi dei flussi elettorali dicono che i Laburisti hanno perso più voti verso i partiti progressisti, Verdi e Libdem, che non verso Reform UK, il partito di destra populista che è primo nei sondaggi. Recuperato l’entusiasmo, ora Burnham dovrà recuperare quei voti. Venerdì, nel primo discorso da leader, ha promesso che i Laburisti punteranno sui loro valori e non cercheranno più «di essere più Verdi dei Verdi, più Reform di Reform, o di indossare troppi vestiti dei Conservatori. Sono contento che a Kemi Badenoch non piaccia il mio guardaroba!».

– Leggi anche: La politica britannica non si è più ripresa da Brexit