Le espulsioni notturne di migranti dall’India verso il Bangladesh
Vengono portati fisicamente oltre un confine sempre più militarizzato e lasciati in una specie di terra di mezzo, mentre anche il Bangladesh cerca di respingerli
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Da mesi l’India sta espellendo cittadini bangladesi e migranti senza documenti verso il Bangladesh: lo fa perlopiù di notte, portando fisicamente le persone oltre il confine, senza alcun accordo con il governo bangladese. La cosa sta creando una crisi politica fra i due paesi, e tensioni lungo buona parte degli oltre 4.000 chilometri di confine che condividono.
Metà di quel confine è nello stato indiano del Bengala occidentale, dove governa il Bharatiya Janata Party (BJP), il partito induista e di destra del primo ministro indiano Narendra Modi. Lo scorso maggio ottenne una vittoria storica dopo cinquant’anni di governo della sinistra, favorita anche dal peggioramento delle relazioni col Bangladesh e da una forte retorica anti-immigrazione e anti-musulmana.

Soldati indiani lungo il confine vicino a Siliguri, nel Bengala Occidentale, nel 2011 (AP Photo/Tamal Roy)
Il confine fra Bengala Occidentale e Bangladesh segue fiumi e profili di colline, e si perde fra paludi e zone agricole: i due paesi nel 1975 decisero di lasciare circa 130 metri su ogni lato come zona cuscinetto, una sorta di terra di nessuno in cui potevano entrare solo i contadini per curare i campi.
Per decenni però il confine è stato anche molto poroso, sia perché lungo e difficilmente controllabile, sia perché gli abitanti sui due lati non sono immediatamente distinguibili, visto che generalmente condividono lingua e tradizioni. Il risultato è che entravano in India con una certa facilità migranti in cerca di lavoro meglio retribuito e contrabbandieri di beni di ogni genere, dal bestiame all’oro. Da alcuni anni e soprattutto negli ultimi mesi l’India ha rinforzato molto quel confine, recintandolo per un quinto e monitorandolo con guardie armate. Da maggio ha iniziato anche a portare nella zona cuscinetto le persone che vuole espellere, lasciandole lì di notte e senza documenti e costringendole a entrare in Bangladesh.
Anche il Bangladesh ha iniziato a presidiare il proprio lato del confine con soldati e droni, e a respingere quelle stesse persone espulse, quando riesce a intercettarle. Alcune famiglie sono rimaste bloccate per giorni nella zona cuscinetto tra i due paesi.

Migranti bangladesi in attesa di rientrare in Bangladesh, il 27 maggio 2026 (EPA/PIYAL ADHIKARY)
L’India è un paese a maggioranza induista, seppure con una consistente minoranza musulmana, mentre il Bangladesh è un paese musulmano. Le relazioni sono state comunque buone fino al 2024, quando in Bangladesh enormi proteste guidate soprattutto da studenti misero fine al governo autoritario della prima ministra Sheikh Hasina, in carica dal 2009.
Hasina aveva buone relazioni con l’India e fuggì proprio lì: il governo di Modi non ha mai risposto alle richieste di estradizione arrivate dal nuovo governo del Bangladesh. Nei giorni delle proteste ci furono frequenti attacchi contro la comunità indù in Bangladesh, che causarono forti reazioni in India e in particolare nel Bengala Occidentale e contribuirono alla successiva vittoria del BJP.

Le proteste a Delhi di un gruppo nazionalista di destra contro le violenze verso la comunità indù in Bangladesh, il 23 dicembre 2025 (AP Photo/Manish Swarup)
Appena eletto, il nuovo primo ministro del Bengala Occidentale Suvendu Adhikari ha attuato la politica migratoria promessa in campagna elettorale, sintetizzata nello slogan “individuare, cancellare, espellere”: individuare migranti irregolari, cancellarli dalle liste elettorali ed espellerli in Bangladesh. Per farlo ha creato dei centri di detenzione temporanei per i migranti, usando edifici già presenti, e progetta di farne di nuovi. Il suo governo sostiene di avere già espulso 10mila persone e di averne altre mille in custodia. Il Bangladesh dice che i numeri sono molto inferiori, ma che le persone espulse sono comunque troppe e vengono rimpatriate contro ogni regola e accordo, quindi senza rispettare i canali formali previsti per il ritorno dei cittadini bangladesi.
I metodi del governo di Adhikari sono brutali e arbitrari. Sono state espulse persone che vivevano da un decennio in India e altre nate in India da genitori bangladesi. Secondo le opposizioni questa politica è un altro tentativo del governo e del partito di Modi per rendere l’India un paese sempre più induista, a discapito delle minoranze religiose. In Bengala Occidentale il 30 per cento dei 90 milioni di abitanti è musulmano.

Il primo ministro indiano Narendra Modi con quello del Bengala Occidentale Suvendu Adhikari , il 9 maggio 2026 (AP Photo/Bikas Das)
Per anni il BJP ha condotto una campagna contro i migranti del Bangladesh e il ministro dell’Interno Amit Shah, il braccio destro di Modi, li ha definiti «termiti». In Bangladesh il primo ministro Tarique Rahman, nominato a febbraio dopo la vittoria elettorale del Partito Nazionalista del Bangladesh (BNP), non ha ancora avuto incontri ufficiali con il governo indiano.
Il suo governo dice di non poter gestire rimpatri di massa di migranti, perché già ospita oltre un milione di profughi rohingya in fuga dal vicino Myanmar. Ha aumentato il numero di soldati lungo il confine per cercare di bloccare le operazioni di espulsione dell’India.



