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  • Mercoledì 15 luglio 2026

Cosa fu la guerra delle Falkland/Malvinas

Fu combattuta nel 1982 per il controllo di un piccolo arcipelago, si concluse con la resa dell'Argentina ed è ancora oggi motivo di rivalità col Regno Unito 

Soldati argentini che sbarcano sulle Falkland/Malvinas (UPI/Bettmann Archive/Getty Images)
Soldati argentini che sbarcano sulle Falkland/Malvinas (UPI/Bettmann Archive/Getty Images)
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Oltre quarant’anni fa Argentina e Regno Unito combatterono una guerra che ancora oggi alimenta una forte rivalità: quella per il controllo delle isole Falkland/Malvinas, nel sud dell’oceano Atlantico, al largo dell’Argentina (il primo è il nome che usano i britannici, il secondo quello che usano gli argentini). La guerra fu combattuta nel 1982 e si concluse con la resa dell’Argentina, che ancora oggi rivendica l’arcipelago come suo, nonostante sia rimasto al Regno Unito.

Prima della guerra il territorio britannico delle isole Falkland/Malvinas includeva anche gli arcipelaghi vicini di Georgia del Sud e delle isole Sandwich australi; dal 1983 questi sono un territorio separato, che fa comunque capo al Regno Unito. Oggi le isole Falkland/Malvinas si governano autonomamente ma si trovano sotto la sovranità del Regno Unito, da cui dipendono per la politica estera e la difesa.

La contesa per il controllo delle isole esiste da secoli e ha avuto a che fare con chi le aveva scoperte per primo, ma anche con le potenze coloniali a cui appartennero: nel tempo sulle isole si avvicendarono insediamenti francesi, spagnoli, britannici e argentini. I britannici vi costruirono nel 1765 l’avamposto di Port Egmont, e da allora si insediarono sempre più stabilmente: oggi sull’isola vivono quasi 3.500 persone, la maggior parte delle quali ha origini britanniche e un fortissimo attaccamento al Regno Unito.

Nonostante il controllo delle isole fosse del Regno Unito, la vicinanza dei territori legittimava storicamente gli argentini a rivendicarne la giurisdizione: d’altronde distano 500 chilometri dalle coste sudamericane e più di 12mila da quelle britanniche. La guerra del 1982 iniziò ad aprile, al termine di una lunga serie di tensioni e provocazioni, soprattutto da parte del regime militare che c’era all’epoca in Argentina, che cercava di esasperare la questione delle Falkland/Malvinas per distogliere l’attenzione dalla grave crisi economica in corso nel paese e dalle frequenti proteste contro la brutalità della dittatura.

Nella guerra delle Falkland/Malvinas si scontrarono due destre: quella del regime militare argentino, guidato da Leopoldo Galtieri, al potere dal 1976, e quella della prima ministra britannica conservatrice Margaret Thatcher, una dei leader politici più influenti nella storia del Regno Unito. In quegli anni Thatcher stava cercando di rilanciare il nazionalismo britannico e affrontò la guerra delle Falkland/Malvinas come una sorta di prova di forza, che vinse rafforzando il proprio potere.

Thatcher agì per certi versi in controtendenza rispetto ad altri leader britannici: nei decenni precedenti il governo britannico aveva esplorato varie possibilità di cedere le isole all’Argentina, vedendo nella colonia uno scarso valore e un ostacolo ai commerci con il Sudamerica, ma fu sempre bloccato proprio dagli abitanti dell’arcipelago. Molti decenni dopo la guerra, nel 2013, gli abitanti delle Falkland/Malvinas tennero un referendum in cui il 98,8 per cento dei partecipanti votò per rimanere britannico.

La guerra delle Falkland/Malvinas fu preceduta da un’operazione in cui, il 19 marzo, cinquanta militari argentini in borghese sbarcarono nella Georgia del Sud e issarono la bandiera argentina. I militari del Regno Unito provarono a fermarli ma furono bloccati a loro volta dalle navi da guerra argentine. Il 2 aprile l’esercito argentino decise di invadere anche le isole Falkland/Malvinas, sbarcando con l’esercito e conquistando in poco tempo la capitale Stanley.

In quei giorni sia l’ONU che gli Stati Uniti fecero pressioni sull’Argentina invitandola a ritirarsi, inutilmente. Il 5 aprile il Regno Unito rispose all’invasione inviando da Portsmouth, città portuale nel sud del paese, le due portaerei HMS Hermes e HMS Invincible con a bordo aerei ed elicotteri da guerra, e da lì in poi decine di navi e aerei da guerra e migliaia di soldati.

La partenza dei soldati britannici per le Falkland/Malvinas (Sahm Doherty/Getty Images)

La guerra durò 74 giorni, provocò 650 morti tra i militari argentini e 255 tra quelli britannici. La prima fase fu caratterizzata da una reciproca e crescente concentrazione di navi e mezzi militari nella zona, e dall’invio di soldati; poi iniziarono i combattimenti e i bombardamenti. Già a fine aprile il Regno Unito riprese il controllo della Georgia del Sud. Dal punto di vista militare era il paese più forte: l’Argentina, che infatti subì molte più perdite, aveva soldati molto meno addestrati e mezzi militari meno potenti.

La guerra avvenne in piena Guerra fredda, con il Regno Unito che era uno dei principali alleati degli Stati Uniti e l’Argentina che, benché dipendesse moltissimo dagli Stati Uniti, aveva rapporti sempre più stretti con l’Unione Sovietica. Inizialmente gli Stati Uniti cercarono di mantenersi neutrali, ma abbandonarono questa posizione il 30 aprile, quando imposero sanzioni al regime argentino. Nel frattempo lo avevano già fatto anche altri paesi europei, introducendo il divieto di vendere armi all’Argentina e quello di ricevere importazioni.

Che la guerra si sarebbe conclusa con la vittoria del Regno Unito iniziò a essere chiaro già da fine maggio, quando l’esercito britannico avviò una delle ultime massicce offensive, l’operazione Sutton, che costrinse gli argentini al ritiro dalla zona di San Carlos, nella parte occidentale delle isole. La guerra si concluse con l’assalto finale dell’esercito britannico alla capitale Stanley: l’Argentina si arrese il 14 giugno del 1982. Nei giorni successivi i suoi soldati abbandonarono le isole, distrutte, rientrando in Argentina.

Dalla fine della guerra sono passati più di 44 anni, ma in Argentina è ancora fortissimo il sentimento nazionalista per le isole Falkland/Malvinas, con rivendicazioni di sovranità che compaiono in tantissimi aspetti della vita quotidiana: dalle banconote alla Costituzione, nei film, nelle serie tv e nel calcio.

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