Oggi Marine Le Pen saprà se può candidarsi alle presidenziali francesi
Dipende dalla sentenza di una Corte d’appello: se le dovesse andare male, a guidare l’estrema destra francese sarà Jordan Bardella

Oggi la Corte d’appello di Parigi stabilirà se Marine Le Pen, leader del partito francese di estrema destra Rassemblement National, potrà candidarsi alle prossime elezioni presidenziali previste per aprile del 2027.
La Corte si pronuncerà sulla condanna in primo grado a Le Pen per appropriazione indebita di fondi europei, che le aveva imposto quattro anni di carcere, di cui due con pena sospesa (quindi Le Pen non deve andare in carcere) e due da scontare con braccialetto elettronico, oltre a cinque anni di ineleggibilità con effetto immediato. Se la Corte confermerà la sentenza, Le Pen non potrà candidarsi, e sarà sostituita dall’altro leader del partito, il 30enne Jordan Bardella.
È improbabile che la Corte d’appello annulli la sentenza, perché l’impianto accusatorio è ritenuto solido. A quel punto le opzioni diventerebbero due: una conferma piena oppure una mitigazione della pena. Per esempio, la Corte potrebbe ridurre da cinque a due anni la pena accessoria dell’ineleggibilità: Le Pen potrebbe così candidarsi, perché i termini dovrebbero decorrere a partire dalla condanna di primo grado del marzo 2025 (ci sono però ancora alcune incertezze legali sulla questione).
Anche in caso di mitigazione della pena, però, potrebbero esserci dei problemi per Le Pen. Se per esempio la Corte d’appello confermerà la condanna a indossare il braccialetto elettronico, la leader del Rassemblement National ha già detto che rinuncerà alla candidatura, perché non ritiene sia possibile fare campagna elettorale dipendendo dalle autorizzazioni di un magistrato per andare a fare i comizi.
In caso di sentenza sfavorevole, Le Pen potrebbe ancora fare ricorso alla Corte di Cassazione, ma ha detto che anche in questo caso non si candiderà: la sentenza di terzo grado arriverebbe a gennaio del 2027, troppo a ridosso delle elezioni.

Marine Le Pen e Jordan Bardella durante l’ultimo comizio del partito prima della sentenza a Lievin, nel nord della Francia, un’area in cui Le Pen è molto apprezzata, il 4 luglio del 2026 (AP Photo/Jean-Francois Badias)
Da questa sentenza dipende non soltanto la campagna elettorale del Rassemblement National, ma anche quella di tutti gli altri principali partiti politici francesi: indipendentemente da chi si candiderà, al momento il Rassemblement National è il partito più popolare in Francia: secondo tutti i principali sondaggi, entrambi i leader vincerebbero il primo turno delle elezioni presidenziali.
Bardella e Le Pen hanno però due storie e carriere politiche molto diverse, oltre che delle opinioni divergenti in alcuni ambiti, e questo avrà un peso nella definizione delle campagne elettorali degli altri candidati.
La condanna in primo grado di Le Pen ha coinvolto, oltre alla leader del partito, anche una ventina di suoi funzionari, giudicati colpevoli in primo grado di aver usato indebitamente fondi del Parlamento Europeo per assumere assistenti che lavoravano per Rassemblement National in Francia (che al tempo si chiamava Front National), cosa espressamente vietata dai regolamenti.
Le Pen è passata da negare qualsiasi illecito ad ammettere di aver commesso quello che lei ha definito «un errore», sostenendo però di aver fatto tutto in totale trasparenza e in buona fede. Su questa base i suoi avvocati hanno provato a convincere la Corte d’appello che la condanna sia sproporzionata.



