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  • Domenica 5 luglio 2026

L’Irlanda è piena di “strade della carestia”

Vennero costruite per creare lavoro a metà Ottocento, in uno dei periodi più traumatici nella storia del paese: oggi molte sono abbandonate e dimenticate

Una strada in Irlanda (foto di Romain V su Unsplash)
Una strada in Irlanda (foto di Romain V su Unsplash)
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Le campagne irlandesi sono piene di strade abbandonate che vennero costruite a metà Ottocento, con l’idea di dare lavoro e un salario minimo a centinaia di migliaia di persone che stavano morendo di fame nella carestia più disastrosa della storia del paese. Sono strade che in molti casi non avevano utilità, e che spesso vennero abbandonate senza essere completate. In inglese sono chiamate famine roads, “strade della carestia”.

Una strada della carestia a Killinaboy, nella contea di Clare, nell’ovest dell’Irlanda

Nel tempo alcune sono diventate vere e proprie strade asfaltate, come l’Healy Pass, un passo molto scenografico che collega le contee di Kerry e di Cork, a sudovest. Altre sono diventate percorsi per escursionisti, per esempio nel parco naturale di Burren oppure nel fiordo di Killary, sempre nell’ovest del paese. Moltissime invece sono semplicemente state ricoperte dal terreno e dalla vegetazione, e sono state dimenticate.

Sono concentrate soprattutto nelle regioni occidentali dell’Irlanda, che furono tra le più colpite dalla carestia. Non esistono dati precisi sul loro numero, ma uno studio del 2019, fatto solo in una piccola porzione della contea di Fermanagh, nell’Irlanda del Nord, ne contò 34. In tutta l’isola le contee sono 32, ed è quindi verosimile che ce ne siano centinaia (nell’Irlanda del Nord le contee sono state formalmente abolite negli anni Settanta, ma restano ancora un importante riferimento culturale e geografico).

In un documentario del 2023 Mike Murphy, un professore di cartografia dell’Università di Cork, ha sostenuto che queste strade siano un po’ come «monumenti alla carestia costruiti dalle stesse vittime».

L’Healy Pass, costruito nel 1847 e inizialmente pensato come progetto per dare lavoro alle persone colpite dalla carestia 

La Grande Carestia (An Gorta Mór, in gaelico) è stata il più grande disastro nella storia dell’Irlanda: oggi, dopo quasi duecento anni, la popolazione irlandese non è ancora tornata ai livelli che aveva prima. Si stima che tra il 1845 e il 1850 causò la morte di un milione di persone, su una popolazione di otto. Costrinse altri due milioni a emigrare, in particolare nel Regno Unito e negli Stati Uniti, ma non solo. Venne causata da un fungo che distrusse i raccolti di patate da cui dipendeva la gran parte dei contadini, e dalle politiche sbagliate del Regno Unito, che allora controllava tutta l’isola.

La reazione del governo britannico fu condizionata da diffusi pregiudizi anti-irlandesi e dalle convinzioni della classe dirigente dell’epoca, contraria all’idea di fare intervenire lo stato nell’economia e di dare sussidi senza nulla in cambio: molti erano convinti che il lavoro avesse un’importanza morale, e che le classi sociali più povere sarebbero diventate corrotte e deviate se avessero ricevuto soldi senza fare niente.

Così nel 1846, dopo il primo anno di carestia, vennero avviate moltissime opere pubbliche il cui unico scopo era far lavorare le persone. L’Atlas of the Great Irish Famine, uno dei libri più completi sull’argomento, stima che nel marzo del 1847 in Irlanda più di 700mila persone fossero impiegate così.

Un lungo tratto di una famine road, nel parco naturale di Burren

In Irlanda l’idea che persone in difficoltà dovessero lavorare a grandi costruzioni, anche senza utilità immediata ma solo per giustificare il fatto che ricevessero dei soldi, non era nuova. Per esempio durante una precedente carestia, quella del 1740-41, Katherine Conolly, una donna benestante della contea di Kildare (e una quasi omonima dell’attuale presidente dell’Irlanda), aveva fatto costruire una struttura monumentale sulla sua proprietà solo per dare lavoro agli abitanti rimasti senza cibo. È una torre circondata da diverse strutture ad archi senza alcuno scopo pratico, e che per questo è chiamata Conolly FollyUn folly, in architettura, è una grande struttura costruita solo per fini decorativi.

Il Conolly's Folly, nella contea di Kildare (Wikimedia Commons)

Il Conolly Folly, nella contea di Kildare (Wikimedia Commons)

Costruire le strade era un lavoro fisico molto pesante. In genere la giornata lavorativa durava 12 ore e iniziava alle 6 del mattino. La paga era di pochi penny al giorno, ed era appena sufficiente per assicurare la sopravvivenza dei lavoratori e delle loro famiglie. Di norma solo gli uomini adulti potevano lavorare, e le mansioni spesso implicavano spostare rocce, scavare e tagliare la pietra, tra l’altro durante l’inverno del 1846-47, che in Irlanda fu particolarmente rigido: era quindi un lavoro estremamente usurante, per persone che tra l’altro non avevano da mangiare. Moltissime morirono a causa della fatica.

Il tratto di una famine road, lungo il fiordo di Killary

Il governo britannico capì che il sistema delle opere pubbliche non funzionava, e nel giro di un anno cambiò strategia. Alla metà del 1847 la gran parte dei lavori pubblici venne abbandonata e il governo passò a un sistema nuovo e diverso, basato sulla distribuzione gratuita di cibo e sulle cosiddette “mense dei poveri” (soup kitchens), comunque insufficiente rispetto ai bisogni degli irlandesi.

La Grande Carestia è rimasta un evento centrale per la storia e l’identità irlandese. Oltre agli effetti giganteschi sulla popolazione, contribuì all’affermazione di un movimento nazionalista irlandese moderno che si opponeva al dominio britannico (quella che oggi è la Repubblica d’Irlanda diventò indipendente dal Regno Unito nel 1922, dopo una guerra durata circa due anni). Alla Grande Carestia oggi è dedicato un museo e molti monumenti, e in alcuni casi anche villaggi abbandonati sono diventati memoriali. Perlopiù però le “strade della carestia” sono scomparse con il tempo, anche se in Irlanda ci sono operatori turistici che offrono escursioni per percorrerne alcune che si sono preservate un po’ meglio.