Gli Stati Uniti stanno superando la crisi degli oppioidi?
Gli ultimi dati sulla riduzione dei morti per overdose suggeriscono un miglioramento, ma è presto per dire che è finita

Nel 2025 il tasso di mortalità negli Stati Uniti è sceso al livello più basso mai registrato, in parte grazie ad alcuni progressi nella gestione della crisi degli oppioidi, la più grave emergenza sanitaria del paese. Secondo i dati provvisori delle autorità sanitarie, infatti, lo scorso anno ci sono state poco meno di 690 morti ogni 100mila persone, in sensibile riduzione rispetto alle 722 del 2024, e uno dei principali fattori della riduzione è stato il calo delle morti per overdose.
Si stima che il consumo di oppioidi abbia contribuito a oltre un milione di morti per overdose nell’ultimo decennio: la prima causa di morte tra gli statunitensi nella fascia tra i 18 e i 44 anni. Da lungo tempo a livello federale e statale si stanno provando diversi approcci per ridurre il problema, ma la larga diffusione degli oppioidi ha reso estremamente difficile contenere la crisi. Per questo i dati sulla mortalità vengono osservati con grande attenzione.
Secondo l’ultimo rapporto dei Centri per la prevenzione e il controllo delle malattie (CDC), i decessi per overdose sono diminuiti per il terzo anno consecutivo, anche se con un rallentamento nel 2025 rispetto alla forte riduzione dell’anno precedente. In particolare, le morti da uso di oppioidi sintetici sono passate dalle quasi 49mila del 2024 a poco più di 38mila nel 2025. Nel 2025 sono diminuiti anche i decessi correlati all’uso di cocaina e psicostimolanti come le metanfetamine.

Decessi per overdose negli Stati Uniti negli ultimi dieci anni (CDC)
La diminuzione di morti da overdose, in particolare da fentanyl (il più diffuso tra gli oppioidi illeciti) è da attribuire in buona parte alle riforme politiche introdotte negli ultimi anni. Per offrire maggiore assistenza sono state potenziate le attività di telemedicina e le cliniche mobili, che consentono di offrire un servizio più capillare. È stato inoltre reso molto più semplice da reperire il naloxone, il farmaco che in tempi rapidi può contrastare un’overdose da fentanyl riducendo fortemente il rischio di morte.
I controlli sulle ricette mediche e la chiusura delle cliniche compiacenti, cioè che prescrivevano con grande facilità, hanno ridotto fortemente la disponibilità degli oppioidi legali sul mercato. Non solo per molte persone è diventato più difficile reperire le sostanze, ma si è anche ridotta la quantità di nuove dipendenze originate da prescrizioni mediche.
I progressi hanno riguardato soprattutto alcune parti degli Stati Uniti come Vermont, North Carolina, Alabama, Rhode Island e New York, dove alle politiche a livello federale si sono unite quelle decise a livello locale. In altri stati come Arizona, Colorado e New Mexico è stato invece registrato un peggioramento, con aumenti dei decessi intorno al 10 per cento.
La diversità dei dati è in parte legata alla differenza delle politiche locali e in parte a motivi storici. Il fentanyl si è diffuso partendo dagli stati orientali, per poi spostarsi verso ovest. In molte aree dell’est il picco è stato quindi superato, anche grazie alle conoscenze maturate per gestire l’emergenza, mentre a ovest i problemi più gravi sono emersi solo negli ultimi anni, con un certo ritardo. Il fentanyl tende inoltre a sostituire l’eroina nel consumo di sostanze e dai dati emerge come la transizione a ovest sia ancora in corso, suggerendo che in quelle aree la fase più critica dell’epidemia potrebbe non essere ancora stata superata.
Gli Stati Uniti fanno i conti con questa crisi da circa trent’anni, quando alla metà degli anni Novanta le strutture mediche iniziarono a prescrivere massicciamente antidolorifici a base di oppioidi come l’ossicodone, commercializzato da Purdue Pharma con il nome commerciale OxyContin. La società garantiva falsamente l’assenza di rischi di dipendenza, mentre in poco tempo iniziava a essere evidente il contrario tra i pazienti che assumevano il farmaco.
L’OxyContin era studiato per un rilascio lento in dodici ore, ma una volta sviluppata la dipendenza i pazienti ne assumevano grandi dosi frantumando le pillole, annullando il meccanismo che rallentava il rilascio. In breve tempo, in intere comunità si svilupparono casi di tossicodipendenza di massa, che avevano avuto origine legalmente negli studi medici.
Per provare a mitigare il problema, intorno al 2010 le regole per la prescrizione del farmaco divennero più severe e Purdue Pharma mise sul mercato pillole che non potevano essere frantumate facilmente. Milioni di persone in crisi d’astinenza iniziarono a rivolgersi ai canali di vendita non ufficiali, orientandosi prima sull’eroina e poi sul fentanyl, un oppioide sintetizzato alla fine degli anni Cinquanta per l’anestesia chirurgica e i malati terminali di cancro. Gli ingredienti per produrlo potevano essere reperiti facilmente in Asia e a basso costo, favorendo la nascita di veri e propri impianti per la produzione clandestina gestiti dai cartelli della droga messicani.
Il fentanyl poteva essere sintetizzato in pochi giorni e a basso costo. Fino a 50 volte più potente dell’eroina, poteva inoltre essere contrabbandato con facilità in piccole quantità. Nel giro di pochi anni il fentanyl sostituì progressivamente prima l’eroina e poi gran parte degli altri oppioidi presenti sul mercato illecito, non per scelta di chi era alla ricerca del farmaco, ma dei cartelli stessi che avevano iniziato a inserire il fentanyl in numerose preparazioni, producendo pillole contraffatte del tutto simili a quelle delle vecchie prescrizioni mediche. Questo rese il mercato delle droghe molto più pericoloso: anche persone che non cercavano oppioidi potevano assumerli inconsapevolmente e andare incontro a un’overdose.
Se negli anni Novanta il problema era nato soprattutto dall’eccessiva prescrizione di antidolorifici, oggi è alimentato principalmente dal mercato illegale del fentanyl e di altri oppioidi sintetici. Ridurre le prescrizioni inappropriate rimane una misura importante, ma da sola non basta più e per questo ci si sta orientando verso interventi di prevenzione, cura delle dipendenze e riduzione del danno.
I dati del 2025 suggeriscono che questa strategia stia iniziando a produrre risultati incoraggianti. Tuttavia gli epidemiologi suggeriscono cautela. Le oltre decine di migliaia di morti per overdose registrate ogni anno mostrano che gli Stati Uniti restano ancora nel pieno di una delle più gravi crisi di salute pubblica della loro storia recente, ma piccoli cambiamenti nella diffusione del fentanyl o nelle politiche sanitarie possono tradursi rapidamente in migliaia di vite salvate.



