Mio marito ha fatto la vasectomia

«Di indole non impressionabile, guarda un video su YouTube, prende il treno per Milano e torna nel tardo pomeriggio dopo che tutto è ben riuscito. A parte per quei 1.800 euro in meno è entusiasta. Dopo 30 eiaculazioni, il numero indicato dal dottor C, c’è il via libera per il sesso senza preservativo o altri anticoncezionali. Per me, in due parole: senza pensieri»

Il dottor Freidoon Foroohary spiega la procedura dell'intervento di vasectomia senza bisturi nel 1997 (Shepard Sherbell/Corbis via Getty Images)
Il dottor Freidoon Foroohary spiega la procedura dell'intervento di vasectomia senza bisturi nel 1997 (Shepard Sherbell/Corbis via Getty Images)
Chiara Bertoletti
Chiara Bertoletti

Giornalista. Il suo sogno proibito è disinstallare WhatsApp.

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Non ricordo bene come e in che momento ci sia venuta l’idea. Forse era stata la recente maratona di Scrubs a metterci la pulce nell’orecchio. Sicuramente quella pulce aveva origini estere, più probabilmente anglosassoni, perché in Italia di vasectomia non si sente mai parlare e se ne sa ancora meno.

L’altra certezza era che io avevo già speso mezza vita in anticoncezionali non privi di effetti collaterali. Poi c’erano state due gravidanze, due parti e due allattamenti che mi avevano nutrito il cuore ma svuotato il corpo. Sulla soglia dei 37 anni sentivo che il mio turno di guardia era finito, o per lo meno che avrebbe dovuto esserlo. In Italia, però, non esiste niente in commercio che consenta all’uomo di farsi interamente carico della contraccezione di coppia perché equivalente a pillole, spirali e vario armamentario per donne. E sì che mio marito, in omaggio a Francesca Cavallo ribattezzato “maschio del futuro”, non avrebbe esitato ad assumersi questo onore.

Così ripieghiamo sul preservativo, un’opzione più democratica ma non proprio ottimale e agevole, considerato che il sesso con due bambini piccoli vanta già una sufficiente dose di potenziali interruzioni. La strada verso la menopausa sembra già tracciata finché nella nostra mente, piovuta chissà da dove, non fa capolino l’opzione della vasectomia, o se vogliamo farla più spaventosa: la sterilizzazione maschile. Parliamo di un intervento chirurgico ambulatoriale a basso rischio, di circa venti minuti, che si fa in anestesia locale e senza ricovero ordinario. Consiste nell’interrompere o chiudere i dotti deferenti, cioè i piccoli canali che trasportano gli spermatozoi verso l’eiaculato. Il liquido seminale continua a uscire come prima, ma dopo un certo periodo non contiene più spermatozoi in grado di fecondare l’ovulo. Per esserne certi bisogna attendere il tempo indicato dal medico, di solito tra le 8 e le 16 settimane, e fare uno spermiogramma di controllo, evitando fino a quel momento i rapporti non protetti.

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La vasectomia è considerata un metodo contraccettivo altamente efficace: dopo la conferma del successo dell’intervento il rischio di gravidanza è stimato intorno allo 0,05%. È però una soluzione adatta a chi è sicuro di non volere (altri) figli, perché in caso di ripensamento l’operazione per “tornare indietro” è più complessa e dalla riuscita non garantita, anche se la microchirurgia ha aumentato le possibilità di buon esito. Tutto questo, però, noi lo scopriremo più tardi, perché il nostro primo interlocutore sul tema è un ginecologo, dal quale andiamo anche per avere una generale consulenza in tema di anticoncezionali. Ci dice senza mezzi termini che la vasectomia fatta per libera scelta, senza motivazioni mediche, in Italia «è illegale». Delusi, ma anche un po’ perplessi, lì per lì prendiamo per buone le sue parole.

Questo è il punto della storia in cui dovrei spiegare che “il maschio del futuro” è un talentuoso programmatore, appassionato di filosofia, che approccia qualunque argomento in modo enciclopedico e secondo metodo scientifico. Un oltre-uomo che ha superato il crepuscolo degli idoli e porta i figli piccoli al mare da solo, turbando per questo parte del parentado. È dunque tendenzialmente immune al pregiudizio di autorità, cioè a quella tendenza a ritenere più vera, corretta o affidabile un’affermazione solo perché proviene da una persona percepita come autorevole, al netto delle prove.

La verità, infatti, è che la sterilizzazione, sia maschile che femminile, in Italia non è più illegale dal 1978, anno in cui sono stati abrogati i delitti contro l’integrità e la sanità della stirpe. Ciò nonostante, sia per ragioni culturali che di chiarezza informativa e accessibilità dell’offerta, nel nostro Paese il ricorso alla vasectomia è molto basso. Secondo un report delle Nazioni Unite del 2019, pesava per lo 0,3% nel mix contraccettivo, contro il 3,3% della sterilizzazione femminile.

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Ci sono invece territori dove è una prassi molto più consolidata e diffusa, con percorsi di assistenza chiari. Tra questi ci sono Australia, Regno Unito, ma anche Stati Uniti, dove nel 2022-23 il 6,8% degli uomini tra i 18 e i 49 anni aveva effettuato una vasectomia. Lo stesso vale più di recente per la Francia, dove dalle 1.940 vasectomie del 2010 si è arrivati alle 30.288 procedure conteggiate nel 2022. Questo ha portato le sterilizzazioni maschili a superare quelle femminili con rapporto di 3 a 2. Peraltro, gli interventi di sterilizzazione femminile come la legatura delle tube o la loro asportazione (salpingectomia) sono più complessi e invasivi.

Stabilito dunque che, nonostante il vento contrario, anche il maschio del futuro può esercitare una forma di controllo sulla propria fertilità, inizia la ricerca del “come” e del “dove”. Il suo metodo è naturalmente da file Excel, lo stesso che aveva creato per segnare l’orario di ogni mia contrazione e capire se fosse l’ora di andare in ospedale. Diventa presto evidente che in Italia sulla vasectomia c’è poca chiarezza, almeno per quanto riguarda l’accesso attraverso il canale pubblico. Gli urologi interpellati affermano che non c’è modo di fare l’intervento gratuitamente, o comunque dietro pagamento del ticket, se non ci sono ragioni mediche che lo giustifichino. La situazione dipende soprattutto dalla mancata uniformità tra regioni e, nella pratica, può variare anche da struttura a struttura. Per la vasectomia a scopo contraccettivo, dunque, la soluzione più semplice e immediata resta il privato.

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Sono diverse le strutture che eseguono la vasectomia a pagamento sondate dal maschio del futuro prima di decidere. In quasi tutti i casi non hanno apertamente scritto sul loro sito internet che c’è questa possibilità e a quale prezzo, ma a richiesta esplicita risultano disponibili. La maggioranza, però, utilizza la tecnica convenzionale che prevede una o due piccole incisioni con il bisturi. Esiste però anche la cosiddetta tecnica senza bisturi, dove con un apposito strumento appuntito si fa solo una minuscola apertura nella cute dello scroto. Sono entrambe efficaci, ma la seconda è associata a un minor rischio di complicazioni locali, meno dolore e un recupero più rapido.

La scelta ricade infatti sul dottor C, che utilizza questa tecnica e opera in una clinica di Milano. Dice di fare vasectomie in Italia dal 2017 e di aver notato un aumento di interesse negli anni: all’inizio gliene capitava in media una al mese, nel 2025 sono diventate una decina. Sostiene, però, che il vuoto culturale e informativo sia ancora enorme, sia da parte di alcuni colleghi sia dei potenziali pazienti. Le preoccupazioni che gli manifestano sono le più disparate: chi equipara erroneamente la vasectomia alla castrazione, chi teme possa alterare la voce o la produzione ormonale, con conseguenze sul desiderio o sulle preferenze sessuali, chi pensa alla disfunzione erettile o di non eiaculare più. Nessuna di queste paure ha però un fondamento medico.

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Il maschio del futuro, di indole non impressionabile, guarda come funziona l’intervento per intero in un video su YouTube. Esce, prende il treno per Milano e torna nel tardo pomeriggio dopo che tutto è ben riuscito, con un comune antinfiammatorio in corpo, sufficiente per non sentire dolore. Mi confessa che, ricordando il tormento seguito all’estrazione dei denti del giudizio, il dolore era il suo unico timore. Ora che la sofferenza gli risulta pressoché nulla, a parte per quei 1.800 euro in meno sul conto, è entusiasta.

Dopo 30 eiaculazioni, il numero indicato dal dottor C, rifà lo spermiogramma e risulta sterile, quindi c’è il via libera per il sesso senza preservativo o altri anticoncezionali. Per me, in due parole: senza pensieri. Questo livello di spensieratezza è una cosa nuova, così nuova che ogni tanto mi prende una generica ansia da dimenticanza. Consacra la fine e l’inizio di qualcosa, come il tornare in una città amata che non si ritrova mai uguale.

La mia prospettiva non è speciale, così come non lo era la mia stanchezza: è quella di molte donne. La decisione del maschio del futuro, invece, è inusuale, ma è difficile dire quanto sulla vasectomia sia l’offerta a influenzare la domanda o viceversa. Certamente, inserire in modo sistematico l’informazione come possibilità tra le altre, a partire da medici di base e consultori familiari, favorirebbe una più autentica libertà di scelta.

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Dice il maschio del futuro, intervistato a un anno di distanza: «Ricordo che, a un pranzo tra ex colleghi, quasi tutti quelli a cui ho parlato con soddisfazione di questa procedura l’hanno vista come un gesto estremo. A me, invece, sembra una normalissima tappa della vita di coppia, dove la donna non può essere tenuta a occuparsi da sola della contraccezione, proprio come delle lavatrici o dei figli».

Non so come i maschi del futuro contribuiranno a definirlo, il futuro, però credo che già nel presente ce ne siano più di quanto non si tenda a raccontare, perché sono quelli che fanno meno rumore, mentre ci tengono la mano.

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