Le ricerche del marito di Eugenia Roccella sono complicate

La visibilità nel lago di Vico, in provincia di Viterbo, è scarsa: oltre ai sommozzatori è stato impiegato anche un robot sottomarino

Un gommone con i sommozzatori impegnati nelle ricerche di Luigi Cavallari nel lago di Vico, 29 giugno 2026 (Cecilia Fabiano/LaPresse)
Un gommone con i sommozzatori impegnati nelle ricerche di Luigi Cavallari nel lago di Vico, 29 giugno 2026 (Cecilia Fabiano/LaPresse)
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Le ricerche di Luigi Cavallari, il marito 84enne della ministra per la Famiglia Eugenia Roccella disperso da sabato nel lago di Vico, in provincia di Viterbo, stanno proseguendo di giorno e di notte. Come ha spiegato il vicario del prefetto di Viterbo, Andrea Nino Caputo, le ricerche sono complicate perché la visibilità è «molto bassa già a pelo dell’acqua», e diminuisce fino ad azzerarsi più si va in profondità.

Il fondale del lago di Vico è infatti molto fangoso e pieno di sedimenti che vengono smossi dalle correnti e rendono l’acqua torbida. È un lago di origine vulcanica, che si trova a poco più di 500 metri di altitudine. Caputo ha spiegato che è praticamente impossibile vedere qualcosa già a quattro o cinque metri di profondità: poco, considerato che il lago è profondo fino a 50 metri. A questo si aggiungono le basse temperature dell’acqua, che rendono ulteriormente difficili le immersioni dei sommozzatori.

Alle ricerche di Cavallari partecipano i Vigili del Fuoco, la Polizia, i Carabinieri e la Guardia di Finanza. Le squadre provengono da varie parti d’Italia e sono coordinate dalla prefettura di Viterbo. Oltre ai sommozzatori sono impiegati vari strumenti per la perlustrazione del fondale: un ROV (acronimo di Remotely Operated Vehicle), cioè un robot sottomarino dotato di telecamera e guidato a distanza che serve per scandagliare i fondali, e i sonar, dispositivi che utilizzano la propagazione del suono sott’acqua per individuare la presenza di ostacoli, oggetti e corpi.

I soccorritori con il ROV usato per le ricerche nel lago di Vico, 29 giugno 2026 (Cecilia Fabiano/LaPresse)

Gli strumenti servono sia per fare ricerche più approfondite sia per tutelare i sommozzatori, che altrimenti dovrebbero procedere alla cieca, specie di notte. Di giorno le ricerche vengono svolte con un metodo detto “palmo a palmo”, cioè perlustrando puntualmente il lago e allargando man mano l’area delle ricerche rispetto al punto in cui è avvenuto l’incidente.

Secondo quanto ricostruito finora, sabato pomeriggio Cavallari era salito su una piccola barca insieme a Roccella, vicino a Fiorò, una località nel comune di Ronciglione, nel viterbese. Cavallari si è tuffato in acqua e, poco dopo essere riemerso, avrebbe detto di non sentirsi bene. Poi è sprofondato. La barca però non era ancorata e si era allontanata leggermente per via delle correnti: Cavallari è scomparso in acqua prima che potessero raggiungerlo. Roccella ha avvisato le forze dell’ordine verso le 17:30.

Per come sono andate le cose Cavallari è quasi certamente morto, ma finché non viene trovato è considerato disperso dai soccorritori. Cavallari è stato professore di tecnologie dell’ambiente all’università Gabriele d’Annunzio di Chieti-Pescara. Nei primi anni Duemila aveva diretto il dipartimento di Tecnologie dell’ambiente della stessa università, e dal 2005 al 2012 era stato presidente del corso di laurea in Ingegneria delle costruzioni.

Durante la conferenza stampa di lunedì mattina, Caputo ha detto che le acque al momento sono calme e ci sono meno correnti. «Non cambia molto sotto il profilo della visibilità alla profondità, ma c’è sicuramente una maggiore agevolezza per gli operatori nell’intervento», ha aggiunto.

Dal 2011 a oggi almeno sei persone sono morte nel lago di Vico. È un numero che di per sé però non dice molto, anche perché è difficile paragonarlo alle morti avvenute in altri laghi italiani, molto diversi tra loro per ampiezza e caratteristiche. Secondo un rapporto dell’Istituto superiore di sanità (ISS), che monitora gli incidenti e gli annegamenti in mare e nelle acque interne in Italia, 277 persone sono morte annegate nelle acque interne tra il 2024 e il 2025, di cui 149 in fiumi o torrenti, 82 nei laghi e 38 nei canali. Circa il 30 per cento degli annegamenti in fiumi, laghi e canali è avvenuto in Lombardia, il 19,9 per cento in Veneto, il 10,1 per cento in Piemonte.