Luca Guadagnino ha un problema con il suo film su Sam Altman
Pare faccia un ritratto molto critico del fondatore di OpenAI, motivo per cui Amazon l'ha scaricato e gli altri studios non vogliono distribuirlo

Artificial, il film diretto da Luca Guadagnino che racconta una parte della storia di OpenAI e del suo fondatore Sam Altman, ha perso il suo distributore americano e non ne sta trovando un altro. Dopo che Amazon/MGM aveva finanziato la sua produzione, lo studio ha deciso che non lo avrebbe più distribuito nei cinema; il film è stato proiettato ad altri potenziali distributori ma secondo Variety i principali studi hanno declinato. Si tratta di Universal e Warner Bros, attraverso le loro divisioni per film di questo tipo (chiamate Focus Features e Clockwork), e poi A24 e Netflix.
Potrebbe apparire strano, perché Luca Guadagnino è un regista molto stimato negli Stati Uniti, e il film era uno di quelli di cui più si parlava fino a poche settimane fa, con toni molto positivi. La MGM aveva anche ipotizzato una possibile campagna Oscar per l’attore Yura Borisov, che interpreta Ilya Sutskever, co-fondatore di OpenAI. Ma ci sono delle circostanze esterne che complicano la situazione di Artificial. Quando il film è stato approvato gli studios erano in aperta ostilità con le società di AI; ora che è quasi finito stanno invece cominciando a collaborarci. Artificial sarebbe il primo grande film ad affrontare in modo molto critico un grande capo di una società di intelligenza artificiale.
Il film è presentato come una storia di Silicon Valley nello stile di The Social Network, che nel 2010 raccontò la nascita di Facebook con grande enfasi sulle pratiche scorrette del suo CEO Mark Zuckerberg. Artificial racconta un periodo specifico nella vita di Altman e OpenAI, quando nel 2023 la società lo licenziò e poi riassunse nel giro di pochi giorni. Andrew Garfield, che era già nel cast di The Social Network, interpreta Sam Altman. Il film al momento è stato visto solo da possibili acquirenti, e chi ha parlato con alcune di queste persone ha appreso che è una storia che mette in cattiva luce sia Altman, ritratto come un bugiardo patologico, che Elon Musk, che compare come personaggio minore.
– Leggi anche: Di Sam Altman non si fida nemmeno chi ci lavora assieme
La motivazione fornita da Amazon/MGM per la decisione di non distribuire un film di cui sono i principali finanziatori è che «riteniamo possa essere distribuito meglio da un’altra società». In molti però hanno fatto notare che la notizia è arrivata qualche mese dopo l’annuncio di un investimento da parte di Amazon in OpenAI da 50 miliardi di dollari, finalizzato a migliorare i propri sistemi di cloud computing.
Inizialmente gli studios erano ostili nei confronti delle società che sviluppano sistemi di intelligenza artificiale generativa accusandole di usare indebitamente le loro proprietà intellettuali per addestrare i modelli di AI. Ora però, in maniera più o meno evidente e pubblica, tutti stanno lavorando con le società di AI, per mettere a punto strumenti che possano migliorare alcuni comparti della propria attività.
Circa un giorno dopo la notizia del rifiuto di distribuire Artificial, la A24 – la casa di produzione più originale e alla moda di questi anni, quella di Backrooms e Everything Everywhere All at Once – ha annunciato di aver ricevuto un investimento nella propria azienda di 75 milioni di dollari da parte di Google. L’accordo prevede che A24 usi DeepMind di Google per sviluppare strumenti utili al cinema sfruttando le proprie conoscenze e i propri collaboratori (come per esempio sceneggiatori o registi). L’accordo non prevede invece che DeepMind abbia accesso alle proprietà intellettuali A24.
Disney aveva firmato un accordo per investire un miliardo in Sora, un sistema avanzato di creazione di video in AI di OpenAI, poco prima che l’azienda decidesse di smettere di operare in quel campo. Netflix invece ha acquistato una startup di Ben Affleck che sviluppa sistemi di intelligenza artificiale per modificare scene già girate senza bisogno di tornare sul set. La nuova Paramount della famiglia Ellison, probabilmente nuova proprietaria anche di Warner, ha più volte promesso di trasformare uno studio tradizionale in un ibrido con una società di tecnologia.
Nonostante Guadagnino sia un nome importante e non abbia troppe difficoltà a fare film, Artificial non è comunque considerato una scommessa facile, e questo ha un peso economico. Come altri film di Guadagnino girati in inglese con attori hollywoodiani ha un budget medio alto, questa volta 40 milioni di dollari, ed è il tipico progetto che gli studios accettano per il potenziale nella stagione dei premi e per il prestigio, senza pensare a grandi ritorni economici.
Un film biografico su una persona così famosa e importante in questo momento storico è potenzialmente un elemento di attrattiva commerciale, ma come ha dimostrato l’insuccesso di The Apprentice, il film sulle origini del personaggio di Donald Trump, non è una garanzia. In più gli ultimi due film di Luca Guadagnino, Queer e After the Hunt, non sono andati bene. Eppure in altre condizioni è facile immaginare che un film con Andrew Garfield su questo argomento, peraltro già fatto e finito e quindi la cui acquisizione non è un rischio, avrebbe trovato un compratore.
Secondo il giornalista Matt Belloni, che ha parlato con persone interne ad Amazon, uno dei problemi maggiori sarebbe che Artificial, ora in una fase di postproduzione, è più cupo di come era stato presentato. Per Amazon infatti la decisione sarebbe arrivata dopo una prima proiezione. Nel film Sam Altman è raccontato come una persona che inizialmente vuole lavorare all’intelligenza artificiale per il bene dell’umanità, ma poi si interessa al solo profitto e finisce per sviluppare uno strumento che potenzialmente può portare all’estinzione.
In questo momento è la CAA, cioè l’agenzia che rappresenta Luca Guadagnino, a occuparsi di organizzare le proiezioni del film a Hollywood per trovare un distributore. Sempre secondo Variety un interesse ci potrebbe essere da parte di MUBI, la piattaforma di streaming di film d’autore che è anche diventata un distributore per il cinema (e ha distribuito Queer in alcuni territori). Le trattative sono in corso. Anche Neon, un altro distributore americano solitamente specializzato in film stranieri, potrebbe essere interessato. Entrambe comunque sono soluzioni che non potrebbero garantire il tipo di campagna marketing e distribuzione di uno studio come Amazon/MGM.
Molto dipenderà anche dal prezzo a cui viene venduto. Il rischio per Amazon è di ritrovarsi con un film che non riesce a vendere. Se andasse così sarebbero costretti a chiudere la produzione nonostante sia praticamente pronto e il film diventerebbe impossibile da vedere, oltre che una perdita netta per la società che ha investito dei soldi senza nessun tipo di ritorno. Ma come ha dimostrato il caso del documentario Melania, per il quale Amazon ha speso 75 milioni di dollari (40 in produzione e 35 in marketing) ben sapendo che non sarebbero mai rientrati, questo potrebbe non essere un problema.
– Leggi anche: Cosa c’è dietro il documentario su Melania Trump



