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  • Martedì 23 giugno 2026

Da dove arrivano e dove stanno andando le proteste in Albania

Da critica a un resort di lusso legato alla famiglia Trump sono diventate enormi manifestazioni contro il governo di Edi Rama

La protesta a Tirana, il 20 giugno del 2026 (AP Photo/Hameraldi Agolli)
La protesta a Tirana, il 20 giugno del 2026 (AP Photo/Hameraldi Agolli)
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Nelle ultime tre settimane le proteste iniziate in Albania contro la costruzione di un resort di lusso legato alla società di Jared Kushner, marito di Ivanka Trump e genero di Donald Trump, si sono trasformate nelle più grandi manifestazioni antigovernative della storia recente del paese. Ogni giorno i manifestanti si riuniscono davanti alla Kryeministria, il palazzo del governo e residenza ufficiale del primo ministro Edi Rama: sabato in più di 100mila hanno sfilato nella capitale Tirana chiedendo le sue dimissioni e addirittura il suo arresto.

Le proteste erano iniziate alla fine di maggio con una forte connotazione ambientalista. I manifestanti criticavano i lavori per la costruzione di un complesso turistico da 10mila posti letto sull’isola disabitata di Sazan, nell’Adriatico: avrebbe occupato vari chilometri quadrati dell’area protetta di Vjosa-Narta, una zona costiera che ospita siti di nidificazione delle tartarughe marine, ma anche foche e fenicotteri. Da questo deriva il nome dato dai promotori alla protesta: “rivoluzione dei fenicotteri”.

Ben presto le rivendicazioni si sono allargate per criticare la classe politica albanese, da anni coinvolta ciclicamente in scandali di corruzione e descritta dai manifestanti come pronta a svendere il paese, incluse le sue terre protette, agli investitori internazionali per il guadagno di pochi.

L’Albania è uno dei paesi europei dove la corruzione è più diffusa: il problema ha anche rallentato il processo di adesione all’Unione Europea, che il governo albanese spera di completare entro il 2027.

Alcuni manifestanti distruggono la recinzione del cantiere del resort, il 13 giugno del 2026 (AP Photo/Hameraldi Agolli)

I manifestanti indicano il progetto del resort legato alla famiglia Trump come un simbolo dei problemi del sistema. La sua costruzione fu approvata all’inizio del 2025, poco dopo una modifica della legge sulla tutela della zona che di fatto ha aperto la strada al suo sviluppo turistico.

Il 10 giugno il Parlamento Europeo ha chiesto di sospendere immediatamente tutte le nuove autorizzazioni sulle costruzioni nelle aree protette. L’ha fatto con un emendamento a una risoluzione che commentava i progressi dell’Albania per l’ingresso nell’Unione, a partire da una relazione della Commissione Europea. Una prima bozza dell’emendamento menzionava esplicitamente il progetto di Kushner, che però è stato eliminato dalla versione finale.

Un cartello durante una manifestazione del 22 giugno a Tirana mostra il testo dell’emendamento del Parlamento Europeo, con dei fenicotteri rosa sullo sfondo (REUTERS/Valdrin Xhemaj)

Il progetto è stato finanziato con 4 miliardi di dollari dalla società di Kushner, Affinity Partners, e da Albania Land Development, una società di proprietà di due fratelli miliardari siriano-qatarioti. È stato coinvolto in un’indagine più ampia della SPAK, la procura anticorruzione albanese che opera in modo indipendente e che è stata creata nel 2019 con il sostegno dell’Unione Europea e degli Stati Uniti, come complemento a una più ampia riforma della giustizia.

Una parte della terra su cui dovrebbe essere costruito il resort è stata venduta ad Albania Land Development da Artur Shehu, un imprenditore con doppia cittadinanza statunitense e albanese che vive a Miami. Il 12 giugno la SPAK ha emesso mandati di arresto contro Shehu e una ventina di persone accusandole di essere coinvolte in giri di traffico internazionale di droga e riciclaggio di denaro. L’agenzia ha anche ordinato il sequestro preventivo di 128 milioni di euro che Shehu aveva ricavato dalla vendita della terra ad Albania Land Development, per scongiurare «il rischio elevato e concreto» che questi beni spariscano.

Alcuni manifestanti espongono una bandiera albanese durante la protesta a Tirana, il 20 giugno del 2026 (AP Photo/Hameraldi Agolli)

Il governo di Rama ha insistito che il progetto del resort è scollegato dalle indagini su Shehu e ha cercato di intestarsi i meriti dell’indagine della SPAK, sostenendo che l’Albania non abbia mai lottato così tanto contro la corruzione. Non ha convinto i manifestanti, anche perché il suo governo è attualmente al centro di uno scandalo di corruzione che ha coinvolto Belinda Balluku, molto vicina a Rama e fino all’inizio di marzo sua vice prima ministra e ministra delle Infrastrutture. Balluku è stata rimossa dai suoi incarichi proprio dopo essere stata incriminata dalla SPAK, ma ha conservato il suo ruolo da deputata e finora il parlamento albanese (controllato dal Partito Socialista di Rama) ha respinto le richieste dell’agenzia di revocarle l’immunità.

Rama ha anche cercato di sminuire le proteste, attaccando i manifestanti sia su un suo podcast settimanale sia con interviste a diversi giornali, anche internazionali. Li ha accusati di star impedendo all’Albania di crescere economicamente, mettendosi contro il suo progetto di renderla le «Maldive d’Europa» attraverso investimenti infrastrutturali e pubblicitari (cosa che ha portato negli ultimi dieci anni a triplicare il numero di turisti nel paese, con nuovi guadagni ma anche nuove preoccupazioni).

In un’intervista con il Financial Times pubblicata martedì Rama ha risposto ai manifestanti che lo accusano di essere a capo di un sistema di corruzione istituzionalizzata dicendo: «La gente dice che sono io il capo di tutta questa faccenda. Io rispondo: “Andate a fanculo”. È semplice. Non spetta a me dimostrare che non sono il Padrino, spetta a loro dimostrare che sono il Padrino», un riferimento all’omonimo e famosissimo film di Francis Ford Coppola che parla di vicende di mafia nella New York del secondo dopoguerra.

Ha sostenuto che se nel progetto non fosse coinvolta la famiglia Trump ai manifestanti «non fregherebbe un cazzo» e ha citato teorie complottiste secondo cui le proteste sarebbero in realtà uno strumento di “guerra ibrida” con cui l’Iran vuole destabilizzare il paese. Sono dichiarazioni senza fondamento, basate solo sul fatto che Affinity Partners, la società di Kushner dietro al progetto, è stata creata per promuovere investimenti tra Israele e il mondo arabo e che Kushner è uno dei delegati degli Stati Uniti nei colloqui con l’Iran per mettere fine alla guerra in Medio Oriente. L’Iran ha negato di avere qualsiasi ruolo nelle proteste.