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  • Lunedì 22 giugno 2026

Vita e incarichi di Giovanni Malagò

In breve, anche se meriterebbe un libro intero: dopo essere stato presidente del CONI, ora lo è diventato della Federcalcio

Giovanni Malagò nel 2023 (AP Photo/Luca Bruno)
Giovanni Malagò nel 2023 (AP Photo/Luca Bruno)
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Giovanni Malagò è il nuovo presidente della FIGC, che è anche nota come Federcalcio, ed è la federazione che gestisce il calcio italiano. Malagò è stato eletto lunedì 22 giugno dopo il voto di oltre 250 delegati in rappresentanza delle principali leghe e associazioni del calcio italiano. Era dato per favorito da settimane e la sua candidatura fu richiesta – quasi invocata – subito dopo le dimissioni di Gabriele Gravina, di cui ha preso il posto.

Il compito di Malagò alla Federcalcio sarà di riordinare e possibilmente rilanciare il calcio italiano mediando tra le tante parti in causa che compongono la Federcalcio, molte delle quali con interessi spesso contrapposti. Gli si chiede di fare scelte che permettano alla Nazionale maschile dell’Italia di tornare ai Mondiali, da cui manca da tre edizioni, e, ben più in generale, di rimettere in sesto tutto il calcio italiano.

Malagò ha 67 anni e dal 2013 al 2025 è stato presidente del CONI, il Comitato olimpico italiano, con grande visibilità e ottimi risultati, soprattutto sportivi. Nei suoi anni al CONI l’Italia ha fatto i suoi record di medaglie alle Olimpiadi estive e invernali, oltre ad aver ottenuto l’assegnazione delle Olimpiadi di Milano Cortina, dove Malagò è stato presidente del comitato organizzatore e che – pur tra qualche problema e perplessità – sono state apprezzate e viste come un evento riuscito e ben organizzato.

Al CONI Malagò è stato un presidente accentratore e molto in vista: i risultati olimpici di atleti, atlete e squadre italiane sono stati eccellenti, ma c’è chi ha criticato la sua presidenza per l’assenza di riforme sostanziali e strutturali per lo sport italiano.

Malagò il 6 marzo a Verona, alla cerimonia di apertura delle Paralimpiadi invernali di Milano Cortina (Alex Grimm/Getty Images)

Malagò è nato a Roma nel 1959, in una famiglia con ruoli e contatti nello sport, nella politica e nell’imprenditoria romana. Si laureò in Economia e commercio alla Sapienza, ma la laurea gli fu annullata perché accusato di non aver sostenuto alcuni esami, e quindi si ri-laureò a 46 anni all’università di Siena. Nel suo curriculum tra gli sport praticati sono elencati tennis, sci, nuoto, atletica, pallacanestro e calcio a 5, in cui vinse 3 campionati italiani e negli anni Ottanta partecipò ai Mondiali in Brasile. È un grande tifoso della Roma: «Non lo so ogni quanto penso alla Roma, non l’ho mai cronometrato», ha detto: «Ma una cosa è certa: come posso, ci penso».

Prima di diventare dirigente sportivo gestì la società, fondata dal padre, che si occupava della vendita di automobili di lusso. È poi stato imprenditore in diversi ambiti e contesti, oltre che socio, membro, consigliere, presidente, advisor o amministratore delegato di enti, società e associazioni di vario genere, non solo sportive.

Da dirigente sportivo è stato, per cominciare, presidente del Circolo Canottieri Aniene, uno storico, elitario, influente e controverso club di Roma. È un’associazione sportiva dilettantistica, ma soprattutto un punto d’incontro e relazioni tra i suoi soci con ruoli importanti tra politica ed economia. Malagò ne divenne presidente nel 1997, a 38 anni, e mantenne l’incarico fino al 2017; ancora oggi ne è presidente onorario.

Giovanni Malagò nel 2007 nella sua villa a Sabaudia (Luciano Viti/Getty Images)

Negli anni, e tra le tante altre cose, ha organizzato gli Internazionali d’Italia di tennis, ha gestito la squadra di basket Virtus Roma, ha fatto parte del comitato che presentò la candidatura di Roma per ospitare le Olimpiadi e ha gestito l’organizzazione in Italia di vari eventi sportivi, per esempio i Mondiali di nuoto del 2009.

Malagò divenne presidente del CONI nel 2013, quando fu preferito a sorpresa – vincendo per 40 voti contro 35 – all’altro candidato Raffaele Pagnozzi, che arrivava da una lunga carriera nel Comitato olimpico italiano e aveva l’appoggio del presidente uscente Gianni Petrucci e di molte federazioni italiane, compresa la FIGC. Nel 2017 fu riconfermato con una netta maggioranza, e nel 2021 fu eletto per un terzo mandato, finito nel giugno del 2025. Dal 2019 Malagò è membro del CIO, il Comitato olimpico internazionale, incarico che manterrà.

Giovanni Malagò nel 2010 (Paolo Bruno/Getty Images)

Negli anni gli incarichi e i ruoli sono stati tanti e vari, accompagnati da racconti e profili che lo presentavano sempre più come un dirigente carismatico, influente ed estremamente capace di costruire, gestire e sfruttare una vasta e potente rete di relazioni personali. Questa sua capacità è raccontata tanto quanto la sua carriera: si citano le sue amicizie bipartisan, trasversali e spesso di vecchia data; si enumerano le sue relazioni o amicizie con note donne dello spettacolo. Il suo stile, il modo in cui si veste, la sua passione per lo sport e la vita mondana sono spesso narrati – a tratti a volte perfino mitizzati – più delle sue attività da dirigente sportivo.

Già nel 2009 Claudio Cerasa scrisse di lui, in La presa di Roma, un libro su come funzionava il potere in città, che era un tipo «parecchio glamour», «un discreto latin lover», «un personaggio tutto da raccontare» e che tra le altre cose era stato per anni «il punto di riferimento romano di Giovanni Agnelli», imprenditore torinese morto nel 2003. Sempre Cerasa ricordò come, per via delle sue grandi ambizioni, Malagò fosse anche noto, già allora, e secondo un soprannome ideato da Susanna Agnelli, come Megalò.

Malagò, insomma, è da tempo raccontato come un personaggio ben al centro del potere, dei “circoli” e della vita mondana di Roma, come qualcosa di più grande di un dirigente sportivo di successo. Nel 2017 Riccardo Ferrazza lo definì sul Sole 24 Ore «il campione dei rapporti trasversali», un anno prima Gianfrancesco Turano ne raccontò per l’Espresso «l’incredibile rete di potere».