La Svezia ha approvato una legge contro gli stranieri che si «comportano male»
Potrebbero perdere il permesso di soggiorno, ma la formula così vaga sta causando molte critiche e accuse di arbitrarietà

Lunedì il parlamento svedese ha approvato una legge che obbliga gli uffici per l’immigrazione a valutare la cosiddetta «buona condotta» di una persona straniera prima di decidere se concedere o estendere un permesso di soggiorno, con l’obiettivo ultimo di facilitare le espulsioni. La misura però si basa su criteri vaghi e relativi a comportamenti che non sono necessariamente un reato, come l’uso di alcol o i ritardi nei pagamenti, e sta ricevendo molte critiche.
La legge entrerà in vigore il 13 luglio ma si applicherà anche ai permessi di residenza già approvati. Riguarderà solo i permessi basati su leggi nazionali, quindi principalmente quelli dati a persone non cittadine dell’Unione Europea per motivi di lavoro o di studio. Non riguarderà i cittadini europei, i rifugiati o i richiedenti asilo. Si inserisce in una serie di altre misure contro l’immigrazione approvate in Svezia negli ultimi anni e sostenute principalmente dai Democratici Svedesi, un partito di estrema destra il cui appoggio esterno è fondamentale per il governo conservatore di Ulf Kristersson.
Il governo l’ha giustificata sostenendo che serva a punire le persone straniere che commettono crimini o «si comportano male». Non ha chiarito però cosa questo voglia dire: ha usato termini vaghi e non ha spiegato quali comportamenti devono essere presi in considerazione. Non ha dato una lista completa ma si è limitato a fare alcuni esempi, dicendo che la legge potrebbe applicarsi alle persone che non pagano le tasse o i propri debiti, che sono legate a organizzazioni criminali o che incitano alla violenza, o che hanno comportamenti pericolosi a causa del consumo di alcol o droga.
Secondo l’associazione Civil rights defenders il concetto di “buona condotta” è troppo vago e può portare a giudizi arbitrari sullo stile di vita, e la legge è discriminatoria perché impone standard di comportamento diversi agli stranieri rispetto ai cittadini svedesi. Inoltre, potrebbe spingere le persone straniere a non partecipare alla vita pubblica: per esempio, potrebbero evitare di andare a proteste e manifestazioni per paura di perdere il permesso di soggiorno.

Il primo ministro svedese Ulf Kristersson a Bruxelles, il 29 giugno 2023 (AP/Geert Vanden Wijngaert)
Oltre alla legge sulla buona condotta, lunedì il parlamento ne ha approvata un’altra di cui in Svezia si era discusso molto negli ultimi mesi, perché obbliga i funzionari pubblici – con alcune eccezioni – a segnalare alla polizia le persone straniere nel caso in cui sospettino che non abbiano i documenti necessari per poter stare in Svezia.
Secondo i contrari la legge potrebbe spingere le persone immigrate in modo irregolare a rinunciare a servizi pubblici essenziali, per timore di essere espulse. Per via delle critiche il governo ha deciso di esentare alcune categorie di funzionari che lavorano in servizi essenziali, come i medici, gli insegnanti e gli assistenti sociali, ma la modifica è stata ritenuta insufficiente: gli immigrati irregolari potrebbero comunque decidere di evitare qualsiasi contatto con i servizi pubblici, rendendoli più vulnerabili e anche più difficili da individuare nel caso di emergenze, per esempio un’epidemia.
Chi critica la legge sostiene anche che potrebbe fare aumentare gli atteggiamenti razzisti da parte dei funzionari pubblici e i casi di “profilazione razziale”, cioè la pratica di sottoporre a controlli più frequenti alcune categorie di persone sulla base di elementi discriminatori, come il colore della pelle.
A settembre in Svezia ci saranno le elezioni parlamentari, e il governo vuole dimostrare di avere posizioni dure sull’immigrazione. Nonostante Kristersson sia il leader di un partito di centrodestra moderato (il Partito Moderato), ha detto di essere disposto a formare una coalizione con i Democratici Svedesi, offrendo loro anche il ministero dell’Immigrazione.



