I videogiochi sono un hobby sempre più costoso
Sono aumentati i prezzi delle console e degli abbonamenti: le ragioni sono un po' le solite

Il momento migliore per comprare una console per videogiochi era probabilmente un anno fa. Da allora le cose si sono fatte più difficili per il settore, che rischia, come ha scritto recentemente il sito Business Insider, di trasformare i videogiochi in «un hobby per ricchi». Negli ultimi mesi, infatti, molte aziende sono state costrette a rimandare il lancio di nuovi prodotti o ad aumentarne sensibilmente il prezzo.
L’ultimo è stato, la scorsa settimana, il grande distributore di videogiochi online Valve, che ha annunciato il ritorno della sua console portatile Steam Deck OLED a un prezzo aumentato di circa 200 euro, nonostante la versione più piccola ed economica fosse uscita di produzione lo scorso dicembre.
A maggio, Nintendo aveva annunciato un aumento di prezzo di Nintendo Switch, la sua console portatile, che da settembre in Italia costerà 30 euro in più (499,99 euro) e negli Stati Uniti cinquanta dollari in più. Lenovo ha quasi raddoppiato il prezzo della sua console portatile, Legion Go, che in Italia ora costa tra i 1.800 e i 2.300 euro. Valve ha detto che «questi nuovi prezzi riflettono lo stato attuale dei costi dei componenti e altri problemi logistici globali che interessano tutta l’industria».
Alla base di questi aumenti c’è la crisi, in corso da ormai un anno, del mercato globale delle memorie dei dispositivi elettronici, e in particolare della RAM (Random Access Memory). A differenza del disco rigido, che conserva i dati in modo permanente ma li legge lentamente, la RAM li mette a disposizione del processore in modo quasi istantaneo, ed è per questo fondamentale per la velocità delle prestazioni.
Negli ultimi anni, la domanda per questo tipo di memorie è aumentata moltissimo perché le aziende di intelligenza artificiale (AI) ne hanno bisogno per i loro data center, i grandi centri di elaborazione dati necessari allo sviluppo e al funzionamento dei loro modelli. Secondo dati citati dal Wall Street Journal, l’industria dei data center assorbirà più del 70 per cento della memoria RAM più avanzata prodotta nel 2026.
Oltre a provocare forti rincari, la crisi (che è stata soprannominata “RAMageddon”, dall’unione di “RAM” e “armageddon”) rende questi componenti molto difficili da trovare, complicando la pianificazione di nuovi prodotti. Lo scorso mese il CEO di Sony ha ammesso di non aver ancora deciso quando uscirà la nuova versione di PlayStation. Ha detto che l’azienda sta «osservando e seguendo la situazione», e potrebbe prendere in considerazione l’idea di «cambiare modello di business» per adeguarsi al mercato attuale. Negli ultimi mesi Sony ha già annunciato aumenti di prezzo di circa 100 euro per la PlayStation 5, che in Italia ha un prezzo tra i 650 e i 900 euro, a seconda dei modelli.
A peggiorare la crisi è stata la guerra in Medio Oriente iniziata lo scorso febbraio, che ha interrotto o rallentato molte rotte commerciali, compresa quella dei semiconduttori, componenti elettronici alla base di praticamente tutto il settore. Secondo Joost van Dreunen, docente della NYU Stern School of Business, il conflitto è arrivato in un momento in cui le catene di approvvigionamento erano già state messe alla prova dai dazi imposti dall’amministrazione di Donald Trump: «I fornitori e i produttori si ritrovano ora con enormi scorte di magazzino che non riescono a vendere o assemblare, perché pochi consumatori sono disposti a pagare il sovrapprezzo», ha detto al sito Kotaku.
Gli aumenti non riguardano solo l’hardware, cioè i dispositivi elettronici, ma anche il prezzo di software e servizi online. Molte aziende, infatti, offrono abbonamenti mensili (o annuali) con cui gli utenti possono accedere a giochi online e videogiochi in anteprima. Come ha notato il sito specializzato Polygon, la ricerca di un modello di business alternativo suggerita dal CEO di Sony potrebbe riguardare proprio questo tipo di servizi, che sono già stati oggetto dei primi aumenti.
PlayStation ha appena aumentato i prezzi del suo servizio in abbonamento, PlayStation Plus, passato da 8,99 a 9,99 euro al mese (il trimestrale è salito da 24,99 a 27,99 euro). Al tempo stesso Game Pass, il servizio di Xbox, la console di proprietà di Microsoft, è tornata indietro dopo aver annunciato un forte aumento alla fine del 2025. L’offerta più completa era arrivata a costare 26,99 euro al mese e ora ne costa 20,99. I forti rincari infatti avevano spinto molti utenti a cancellare l’abbonamento: la decisione era stata di Asha Sharma, nuova CEO di Xbox nominata lo scorso febbraio.
Un altro fattore riguarda l’industria videoludica in sé, in particolare lo sviluppo di nuovi videogiochi, che si basa sempre di più su titoli ad alto profilo (in gergo chiamati “tripla A”), che hanno costi di produzione altissimi e tempi lunghi. Secondo Newzoo, società di analisi di mercato specializzata nel settore videoludico, il mercato oggi si concentra su pochi “ecosistemi” consolidati, come PlayStation, Nintendo e Xbox, e su videogiochi datati. Questo spinge le aziende più affermate ad aumentare i prezzi sapendo che buona parte del pubblico continuerà a comprare la console che ha sempre usato, mentre in passato i produttori le vendevano in perdita o quasi, per poi guadagnare dalla vendita di giochi e servizi.



