Vinted è piena di truffe facilitate dall’intelligenza artificiale
Colpiscono sia chi compra sia chi vende: alcune dritte per evitarle

Entrando su Vinted, una delle piattaforme per la vendita di prodotti usati più popolari al mondo, ormai da mesi si notano vari annunci che hanno qualcosa di sospetto: magari la persona che indossa i capi cambia volto, capelli o corporatura da un’immagine all’altra della stessa inserzione, oppure certi dettagli dei vestiti sono presenti in una foto e spariscono in quella dopo. A guardarle bene ci sono pochi dubbi sul fatto che le immagini siano generate con l’intelligenza artificiale, quasi sempre con l’intenzione di truffare gli acquirenti.
Vinted è un sistema che da sempre si basa molto sulla buona fede sia di chi vende che di chi compra: i primi pubblicano un annuncio con le foto e la descrizione del prodotto, i secondi pagano attraverso la piattaforma, che trattiene i soldi finché l’oggetto non arriva e l’acquirente segnala che è tutto in regola.
Molte persone che usano Vinted lo fanno per acquistare prodotti economici senza contribuire alla domanda di vestiti nuovi venduti da piattaforme come Temu, Shein o AliExpress, o nei negozi di fast fashion. Quello che succede da quando è diventato più facile produrre e modificare le immagini con l’intelligenza artificiale però è che prodotti nuovi e di bassa qualità acquistati proprio su questi siti vengano camuffati e messi in vendita su Vinted a prezzi più alti di quelli a cui sono stati comprati.
Di recente, il sito di fact-checking Science Feedback ha trovato sedici diversi profili di venditori fraudolenti, quasi tutti localizzati in Francia, soltanto scorrendo per pochi minuti la pagina degli annunci consigliati dalla piattaforma. Diversi sostenevano di essere gestiti da una coppia di fratello e sorella, probabilmente per giustificare la presenza di capi sia da uomo sia da donna, e i loro vestiti corrispondevano a modelli in vendita su Shein e Temu alla metà del prezzo. Science Feedback ha trovato anche un servizio fatto apposta per agevolare questo lavoro, che permette facilmente di trasformare le foto di un prodotto prese da un altro ecommerce in foto «indossate»: in questo modo chi vende può creare annunci a costo zero senza possedere quei capi e poi comprarli e spedirli solo quando riceve l’ordine.

Uno degli account identificati da Science Feedback
Spesso per accorgersene non serve un occhio particolarmente allenato, perché chi ricorre all’intelligenza artificiale raramente si preoccupa di nasconderlo, e gli indizi sono per lo più intuitivi.
Il primo è la qualità stessa delle foto, che risultano troppo nitide e omogenee per essere state scattate a casa con un telefono: la luce è uniforme e manca quella varietà di consistenze, ombre e dettagli che caratterizza una fotografia reale.
Il secondo riguarda la coerenza del profilo nel suo insieme. Se la persona che indossa i vestiti cambia da un annuncio all’altro, oppure se lo sfondo della stanza non è mai lo stesso, o ancora se un elemento come un tatuaggio, un mobile o un tappeto compare in una foto e sparisce in quella successiva, è molto probabile che le immagini siano state generate con software basati sull’intelligenza artificiale. A volte gli errori sono ancora più grossolani: mani con un numero sbagliato di dita, volti dalla pelle troppo liscia e uniforme, oppure, in certe foto che dovrebbero ritrarre un riflesso allo specchio, il logo della Apple sul retro del telefono che non risulta ribaltato, come invece dovrebbe apparire in uno specchio vero.
Ci sono poi alcuni controlli più semplici da fare prima di concludere un acquisto. Uno riguarda il numero di foto dell’annuncio: chi vende davvero un proprio capo tende a mostrarlo da più angolazioni, mentre chi usa immagini artificiali spesso ne ha soltanto due o tre. Conviene poi verificare se tra le foto ce n’è una dell’etichetta, o se quantomeno il marchio è indicato con precisione, perché è un dettaglio difficile da riprodurre in modo credibile.
Se restano dei dubbi, si può chiedere direttamente al venditore qualche foto in più del capo, possibilmente da angolazioni precise e con l’etichetta in vista: chi possiede davvero l’oggetto non ha difficoltà a fornirle, mentre chi si affida all’intelligenza artificiale di solito non risponde.
Per chi compra, in ogni caso, il modo più semplice per assicurarsi del valore effettivo dei prodotti di seconda mano proposti su Vinted è fare una ricerca inversa delle immagini con strumenti come Google Lens o Google Immagini. Da computer si può salvare o fare uno screenshot della foto dell’annuncio, aprire Google Immagini, cliccare sull’icona della macchina fotografica nella barra di ricerca e caricare l’immagine. In alternativa, su molti browser basta fare clic con il tasto destro sulla foto e scegliere la voce per cercarla con Google. Da telefono il modo più rapido è usare Google Lens: si apre l’app di Google o l’app Foto, si tocca l’icona di Lens e si seleziona lo screenshot dell’annuncio. In entrambi i casi, se è una truffa, un’immagine simile dovrebbe comparire su un sito di fast fashion come Shein, Temu o AliExpress a un prezzo molto più basso.

Una blusa di Temu rivenduta come “vintage”, identificata da Science Feedback
Non sono però soltanto i venditori a usare l’intelligenza artificiale per truffare gli altri utenti su Vinted. Su Facebook, Reddit e quotidiani come il Times di Londra, negli ultimi mesi diverse persone hanno segnalato acquirenti che fingono di aver ricevuto un oggetto danneggiato per farsi rimborsare i soldi senza restituirlo.
Quando si compra qualcosa su Vinted, i soldi non vanno subito al venditore: restano bloccati dalla piattaforma finché l’acquirente non conferma di aver ricevuto l’oggetto e che corrisponde a quanto descritto. Dopo la consegna, chi ha comprato ha due giorni per segnalare un problema, allegando delle prove: a quel punto Vinted decide se rimborsarlo o dare ragione al venditore. A differenza di piattaforme come eBay, dove il rimborso di norma arriva solo dopo che l’oggetto è stato rispedito al venditore, su Vinted può capitare che l’acquirente venga rimborsato senza dover restituire la merce.
È un sistema pensato per proteggere chi compra: alcuni acquirenti, però, lo stanno usando ai danni dei venditori, sempre sfruttando immagini fatte con l’intelligenza artificiale. Lo youtuber italiano Subry, che si occupa spesso di Vinted, di recente ha raccontato il caso di una venditrice italiana che è stata truffata con questo metodo. La donna aveva venduto su Vinted uno specchio con luci led, ma l’acquirente aveva sostenuto che fosse arrivato rotto, e aveva allegato una foto come prova. Vinted gli aveva creduto e lo aveva rimborsato, senza chiedergli di restituire l’oggetto. Poco dopo, però, la venditrice aveva ritrovato il proprio specchio in vendita su TikTok, in perfette condizioni.
Mike Winnet, un quarantunenne britannico, ha invece raccontato al Times di aver venduto un completo Lacoste nuovo, mai indossato, per 70 sterline. Poco dopo Vinted aveva rimborsato l’acquirente, sulla base di un’unica foto ravvicinata di un buco nel tessuto. Secondo Winnet quell’immagine era stata generata con l’intelligenza artificiale, perché il materiale e la luce non corrispondevano al capo che aveva spedito. L’acquirente lo ha poi bloccato e ha cancellato l’account, tenendosi il completo e i soldi. Winnet è stato rimborsato solo dopo quasi un mese di scambi con Vinted, e dopo che il giornale aveva contattato l’azienda. Quando ha raccontato la vicenda su LinkedIn, ha ricevuto quasi settecento commenti di altri venditori con esperienze simili.
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Il difensore dei consumatori Martyn James ha spiegato al Times che i venditori possono fare alcune cose per proteggersi da queste truffe, soprattutto nel caso di prodotti particolarmente costosi. La più importante è documentare tutto: conviene fotografare o filmare l’oggetto da ogni lato prima di spedirlo, in modo da poter dimostrare in che condizioni è partito, e poi riprendere senza interruzioni l’intero impacchettamento, dall’imballaggio fino alla chiusura del pacco e all’etichetta.
Aiuta anche imballare con cura, magari in eccesso, così che sia più difficile attribuire un danno a una spedizione fatta male, e usare un nastro adesivo di un colore poco comune o con un sigillo di sicurezza, difficile da replicare per chi volesse rifare le foto di un pacco già aperto. Conviene infine conservare queste prove per qualche giorno: l’acquirente ha 48 ore per avviare una contestazione, e in caso di reclamo ingiusto le chat e i video possono servire anche per rivolgersi alle autorità o a un’associazione di consumatori.
Il problema di fondo sta nelle regole di moderazione della piattaforma. Vinted dice di avere strumenti per monitorare i comportamenti sospetti tra i suoi iscritti, e che le attività fraudolente possono portare alla rimozione degli annunci o alla sospensione degli account. Le sue regole non vietano però in modo esplicito le immagini generate con l’intelligenza artificiale, anche se specificano che le foto devono essere scattate dall’utente. E tra le opzioni per segnalare un annuncio fraudolento alla piattaforma non ce n’è una per le foto artificiali: l’unica cosa che si può fare è segnalare una descrizione ingannevole.
Quando Science Feedback ha segnalato gli annunci che aveva trovato, i provvedimenti della piattaforma sono stati incoerenti: un oggetto è stato nascosto e poi rimesso online, un altro è stato venduto due giorni dopo. Interpellata, l’azienda non ha risposto, e a distanza di giorni i sedici account erano ancora attivi.
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