Questo coso di plastica è l’arma ucraina più desiderata al mondo
Lo Sting è grande come un ananas, si fa con le stampanti 3D e può abbattere i droni russi che bombardano a centinaia le città
di Daniele Raineri

L’arma più desiderata dagli stati nel Golfo Persico in questo momento è un coso di plastica stampata grande come un ananas e con quattro eliche sotto, posato sull’erba nella regione di Kiev in Ucraina. Due militari ucraini procedono a una dimostrazione seduti davanti a uno schermo dentro a un furgone.
Il coso di plastica sembrerebbe tutto fuorché aerodinamico e invece parte a razzo, sparisce in alto nel cielo, torna verso terra, fa un paio di sprint da 400 metri ad alta velocità sopra il furgone in un senso e nell’altro e infine si libra a mezz’aria, quasi fermo, in modo che sia possibile scattare le fotografie che vedete in questo articolo. Poi fa un paio di ripartenze in verticale, e quando fa così le quattro eliche ronzano con più rabbia, e infine si posa a terra. Si chiama Sting, pungiglione, ed è prodotto da un gruppo ucraino che si chiama Wild Hornets, cioè “calabroni selvaggi”.

(Daniele Raineri/il Post)
Gli Sting stanno risolvendo un problema enorme per l’Ucraina e per la sua popolazione. All’inizio della guerra i russi si resero conto che non potevano usare soltanto i missili per bombardare le città ucraine, perché sarebbe stato troppo costoso e perché riescono a produrre pochi missili al mese. Così acquistarono un gran numero di droni Shahed dall’Iran e poi costruirono fabbriche in Russia per produrre su licenza migliaia di droni identici.
Gli Shahed russo-iraniani sono armi a basso costo se comparati ai missili: immaginate un motorino a benzina con un paio di ali che fa lo stesso rumore e vola per ore, porta nel muso una carica da 50 chilogrammi di esplosivo (poi sono saliti a 80) e alla fine si schianta contro un palazzo ucraino.
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L’idea alla base degli Shahed torna spesso nella guerra in Ucraina: non conta che un’arma sia perfetta e abbia prestazioni incredibili, conta che funzioni, se ne possano produrre tantissime in fretta e costi poco. I primi attacchi di Shahed contro Kiev risalgono all’ottobre del 2022. Nel 2024 i russi hanno cominciato a lanciare contro la capitale ucraina sciami da 500-600 droni Shahed. Era un problema serio per gli ucraini, perché come contromisura disponevano soltanto di costosi missili antiaerei che arrivavano in quantità risicate dagli alleati occidentali e soprattutto dagli Stati Uniti.
Ogni notte – perché i bombardamenti avvengono soprattutto di notte – gli ucraini dovevano fare delle scelte. Usare un missile intercettore Patriot che costa quasi quattro milioni di dollari per abbattere un drone che costa 30mila dollari? Oppure conservare il Patriot per abbattere i missili russi, che sono più rari ma anche più distruttivi? Proteggere di più il centro di una città, che include alcuni edifici di importanza strategica, oppure tentare di proteggere tutta una regione e la sua popolazione? L’inizio del mandato del presidente Donald Trump ha peggiorato la situazione perché i rifornimenti di armi sono cessati.
Gli ucraini hanno tentato un po’ di soluzioni, anche le più ingenue. Hanno piazzato delle squadre con mitragliatrici sulle tangenziali e sui tetti con il compito di abbattere i droni russi. Poi hanno cominciato a produrre e usare gli Sting. Sono piccoli droni progettati per dare la caccia agli Shahed mentre si avvicinano alle città ucraine e abbatterli in volo.

(Daniele Raineri/il Post)
“Kate” e “Mike” sono due rappresentanti di Wild Hornets intervistati dal Post, che hanno chiesto di non apparire con i loro nomi reali per ragioni di sicurezza (comprensibili, perché per i militari russi chiunque lavori nei programmi di difesa ucraini è in cima alla lista dei bersagli da uccidere. A fine novembre hanno ucciso un ingegnere di un’azienda conosciuta, la Fire Point, prendendo di mira il suo appartamento fuori da Kiev con tre droni Shahed). Lei sotto i trent’anni, lui attorno ai 40, vestiti in abiti civili perché non sono militari.
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Kate e Mike dicono che a seconda delle versioni «il prezzo di partenza [di un drone Sting] va da mille fino a 2.500 dollari, dipende se la sincronizzazione avviene con canale analogico o digitale, se ha telecamere diurne o notturne e altro». La percentuale di successo contro gli Shahed «è dell’80 per cento». Ne producono un po’ più di 10mila al mese. Vale sempre il principio menzionato prima: non conta che un’arma sia perfetta e abbia prestazioni incredibili, conta che funzioni, se ne possano produrre tantissime in fretta e costi poco.
«Lo Sting ha una batteria che gli consente di volare per 25 minuti, ma in media basta molto meno tempo, circa cinque minuti. Di solito prende di mira il drone Shahed da dietro, perché per i piloti è più facile mettersi in coda allo Shahed e raggiungerlo che tentare di intercettare la sua traiettoria da altre direzioni», aggiunge Mike. Lo Sting da mille dollari esplode prima di toccare lo Shahed da 30mila dollari in modo da investirlo con lo scoppio e farlo esplodere in volo, che è la soluzione preferita. Altrimenti lo Shahed potrebbe precipitare ed esplodere a terra.

(Daniele Raineri/il Post)
Gli Sting mitigano i bombardamenti con droni della Russia al punto che la vita a Kiev di giorno sembra normale. Giovedì 14 maggio i russi hanno attaccato Kiev con 675 Shahed (1.428 se contiamo tutta l’Ucraina) e 56 missili. I militari ucraini hanno abbattuto 652 Shahed diretti verso Kiev, il 97 per cento (non soltanto grazie agli Sting). L’attacco ha ucciso 25 civili, 20 per l’esplosione di un singolo missile che ha centrato un palazzo residenziale. Poi domenica 24 maggio c’è stato il peggior attacco russo contro Kiev di questa guerra: 600 droni e 90 missili. Gli ucraini hanno intercettato 549 droni.
I russi hanno lanciato circa 60mila Shahed in questa guerra. Se gli ucraini non riuscissero a intercettarne la maggioranza, le metropoli ucraine sarebbero invivibili e ci sarebbero scene di distruzione come nella Striscia di Gaza. Kiev è una città presa di mira ogni mese da migliaia di droni esplosivi russi dove la gente mangia la pizza ai tavolini all’aperto.
Gli Sting sono posizionati anche attorno ad altre città ucraine, come Kharkiv, assieme a sistemi di difesa più convenzionali contro i raid dei droni. Diego Fedele, un fotografo italiano che lavora a Kharkiv, dice di essere uscito in pattuglia con una squadra che ha il compito di abbattere i droni russi con una mitragliatrice e che i soldati ucraini sparavano ma «gli Sting arrivavano prima contro i bersagli». I soldati hanno raccontato al fotografo «di essere molto frustrati del fatto che non riescono a sparare tanto quanto prima dell’avvento degli intercettori».
Gli Sting sono importanti per la parte Aria della cosiddetta strategia «Aria, Terra, Economia» proposta dal ministro della Difesa ucraino Mykhailo Fedorov, 35 anni, per costringere la Russia a negoziare. La strategia prevede di usare droni e altre armi avanzate per intercettare almeno il 95 per cento dei droni e dei missili russi in arrivo (Aria). Uccidere o ferire in modo grave più soldati di quanti la Russia riesca a reclutarne (Terra). Indebolire l’economia russa facendo esplodere i terminal petroliferi per l’esportazione (Economia).
Il fatto che gli ucraini stiano escogitando delle contromisure ai bombardamenti russi non vuol dire che le cose stiano andando bene, da questo punto di vista. Il 2026 a questo ritmo diventerà l’anno con più civili ucraini uccisi dalla guerra.

(Daniele Raineri/il Post)
Wild Hornets è nata come associazione di volontari, inclusi alcuni ingegneri, che raccoglieva donazioni e comprava droni commerciali per i reparti al fronte. Poi si è evoluta in azienda produttrice di droni, per far fronte a tutte le richieste. I soldati chiedevano modifiche e miglioramenti ai droni e gli Wild Hornets eseguivano. Infine con tutta l’esperienza accumulata si sono chiesti: «Perché con i nostri droni non proviamo ad abbattere gli Shahed?».
Altre società produttrici ucraine si sono aggiunte e producono droni simili allo Sting. I loro nomi sono giochi di parole osceni. C’è il P1-SUN della SkyFall, dove pisun è un termine volgare per dire pene. O il D1L-Duck della Falcons, che fa riferimento a un grosso dildo.
Mike spiega che gli Shahed arrivano da tutte le direzioni e che è necessario preposizionare molte squadre con molti Sting attorno alle città se si vogliono avere chance alte di fermare gli attacchi. Fino a oggi i piloti di Sting dovevano stare vicino ai loro droni per usarli e non era sicuro, perché i russi danno la caccia ai dronisti. Ora però, aggiunge Mike, «siamo in grado di pilotare uno Sting anche da migliaia di chilometri di distanza. Questo è un balzo in avanti tecnologico che ci facilita le cose tantissimo».
«Se vogliamo, possiamo nascondere un pilota di Sting molto bravo tra le montagne dei Carpazi [uno dei luoghi più tranquilli del paese, vicino al confine con Romania e Ungheria] e poi fargli intercettare gli Shahed ovunque in Ucraina a seconda di dove attaccano i russi quella notte», aggiunge Mike. Basta preparare in anticipo gli Sting in posizioni attorno a una città e quando serve connetterli al pilota.
«Nel giro di un paio di mesi metteremo gli Sting su imbarcazioni-drone, in grado di navigare da sole. È una cosa molto importante per una città come Odessa, per esempio, che i russi attaccano dal mare perché così gli Shahed hanno più possibilità di schiantarsi sui bersagli», dice Mike. «Il mare era il lato meno protetto perché non potevamo piazzare delle batterie di intercettori in mezzo all’acqua. Adesso siamo nella fase dei test per farlo».

(Daniele Raineri/il Post)
Nel frattempo gli ingegneri ucraini stanno lavorando a una nuova generazione di Sting, progettata per volare più velocemente e intercettare i nuovi modelli di Shahed, più costosi e più difficili da abbattere. A differenza delle versioni precedenti, questi droni Shahed russi sono dotati di un motore a reazione anziché di un motore convenzionale e sono capaci di volare a oltre 400 chilometri all’ora.
Da tutto questo si capisce perché i paesi del Golfo Persico sono attratti da questo tipo di arma. Sono dirimpetto alla costa iraniana e sono separati dall’Iran soltanto da 300 chilometri circa di mare nel punto più largo. Durante la guerra in Medio Oriente sono diventati i bersagli di migliaia di droni Shahed iraniani, che hanno colpito aeroporti, hotel, raffinerie di petrolio e terminal per l’esportazione. Mercoledì i droni iraniani hanno attaccato con successo l’aeroporto internazionale di Kuwait City, capitale del Kuwait.
L’idea di avere una difesa aerea poco costosa, che può essere piazzata anche nel mare davanti all’Iran e può essere comandata da remoto deve suonare particolarmente bene agli stati più ricchi del Golfo, che a causa degli attacchi rischiano di perdere sia la loro capacità di esportazione di gas e petrolio sia la loro immagine di paradisi per turisti internazionali.
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Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar a marzo hanno invitato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky in visita ufficiale e hanno firmato contratti con i quali s’impegnano a inviare all’Ucraina alcuni missili Patriot (che servono per fermare i missili russi) e a pagare in modo generoso le forniture di droni ucraini per fermare gli Shahed. L’Ucraina ha mandato 200 militari a prestare assistenza. Molti altri paesi potrebbero avere interesse ad avere a disposizione droni Sting, magari solo per tutelarsi in caso di problemi futuri.
Per quanto gli Sting e gli altri intercettori siano nuovi e in evoluzione, gli ucraini stanno già testando un’arma successiva: un laser capace di distruggere i droni russi in volo a parecchi chilometri di distanza. Altri stati, come Regno Unito e Israele, stanno ottenendo buoni risultati con i laser per la difesa aerea, almeno nella fase sperimentale. Il costo di esercizio di un laser di questo tipo sarebbe irrisorio.
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Questo articolo è il secondo di una serie sulle nuove armi usate nella guerra in Ucraina. Sono scritti da Daniele Raineri, che ha raccolto il materiale sul campo durante una trasferta, raccontata giorno per giorno nella newsletter Outpost.
Il precedente articolo era questo:
– L’Ucraina sta mettendo migliaia di questi robot da guerra al posto dei soldati



