Sì al ponte sullo Stretto, però non parliamone troppo

A Reggio Calabria e Messina ci sono due sindaci più o meno favorevoli al progetto, che però in campagna elettorale lo hanno citato a malapena

Il sindaco di Messina Federico Basile festeggia la vittoria (ANSA/CARMELO IMBESI)
Il sindaco di Messina Federico Basile festeggia la vittoria (ANSA/CARMELO IMBESI)
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Chi si aspettava che il ponte sullo Stretto monopolizzasse la campagna elettorale delle elezioni comunali a Messina e Reggio Calabria ha dovuto ricredersi. Se n’è parlato poco, anzi sorprendentemente poco, e la maggior parte dei candidati lo ha fatto con molta cautela. Anche i due vincitori – Federico Basile a Messina e Francesco Cannizzaro a Reggio Calabria, che si sono sempre detti favorevoli al ponte – hanno preferito concentrare la campagna elettorale su altro. Ogni volta che gli è stato chiesto di dire la loro, hanno parlato più della necessità di un collegamento tra Calabria e Sicilia che del progetto attuale, ancora molto discusso.

Cannizzaro, eletto con il 65,6 per cento dei voti, è il più schierato tra i due sindaci, anche perché da vicecapogruppo di Forza Italia alla Camera è un po’ obbligato a sostenere un progetto voluto e finanziato dal governo. Alla fine del 2024 aveva detto che il ponte era «l’unica strada maestra» che il centrodestra doveva perseguire e aveva invitato Forza Italia a «riappropriarsi della paternità» del progetto. Ma è stata l’unica presa di posizione così netta, quando mancava oltre un anno alle elezioni.

In campagna elettorale, in un comizio con il ministro dei Trasporti Matteo Salvini, Cannizzaro ha usato il ponte soprattutto per attaccare il centrosinistra: ha rivendicato di aver portato i fondi per le opere collegate e ha criticato l’ex sindaco Giuseppe Falcomatà, accusandolo di aver tentato di bloccare l’opera e di essere stato l’unico amministratore dell’area dello Stretto a non aver chiesto opere compensative.

– Leggi anche: Salvini ha imparato la lezione sui tempi del ponte sullo Stretto

Per Cannizzaro essere “pontista” – come si definiscono i politici favorevoli al ponte – è più facile anche per un altro motivo. Sul lato calabrese i cantieri, gli espropri e le opere collegate non ricadono su Reggio Calabria, la città che si appresta ad amministrare, ma su Villa San Giovanni, un comune di circa 13mila abitanti distante pochi chilometri. A Messina invece sono previsti espropri in più parti della città: nella zona di Torre Faro, a nord, dove dovrebbe essere costruito uno dei due piloni, ma anche in quartieri più vicini al centro, per opere collegate al progetto come la stazione ferroviaria e la nuova metropolitana.

Giusy Caminiti, sindaca di Villa San Giovanni e da sempre contraria al ponte, dice che in campagna elettorale Cannizzaro ha avuto gioco facile e che ora, da sindaco della città metropolitana, dovrà dare risposte precise anche agli abitanti di Villa San Giovanni, senza girare intorno ai problemi. «Vincendo le elezioni è passato dalla parte del governo a quella dei sindaci. In un certo senso è diventato uno di noi, e per questo dovrà ascoltarci», dice. «Reggio Calabria non viene toccata né dalle opere di superficie, né dalle gallerie, né da altro, quindi ci aspettiamo che da sindaco metropolitano consideri i problemi di Villa San Giovanni, cosa che finora ha evitato di fare. Noi continueremo a denunciarli come abbiamo fatto finora, senza una posizione ideologica».

La strada di Torre Faro, a Messina, dove dovrebbe essere costruito il pilone siciliano del ponte sullo Stretto

La strada di Torre Faro, a Messina, dove dovrebbe essere costruito il pilone siciliano del ponte sullo Stretto (foto il Post)

Sull’altra sponda dello Stretto la posizione di Basile è ancora più complicata. Basile è sindaco di Messina dal 2022 e si è ricandidato dopo essersi dimesso a febbraio, un anno prima della scadenza naturale del mandato: una mossa concordata con Cateno De Luca, leader del movimento Sud chiama Nord, per andare al voto anticipato e provare a ottenere un consiglio comunale con una maggioranza più solida. La scorsa settimana è stato rieletto al primo turno con oltre il 58 per cento dei voti, contro il candidato del centrodestra Marcello Scurria, che ha ottenuto circa il 27 per cento.

Anche Basile dice di essere favorevole al ponte, ma ci è arrivato dopo molti ripensamenti. Ai giornalisti che subito dopo la rielezione gli chiedevano del ponte ha risposto che «si farà», ma «nella misura in cui» la scelta è stata fatta dal governo nazionale: come per dire che la decisione è stata presa altrove, e non da lui.

Questo atteggiamento ondivago si era visto già durante la campagna elettorale, quando Basile aveva avuto più di uno scontro con Salvini, proprio sul ponte. Arrivato a Messina per sostenere Scurria, Salvini ne aveva approfittato per rilanciare il progetto. Basile aveva risposto con una domanda provocatoria: «Siamo già al decimo annuncio dell’inizio dei lavori del ponte? Se l’approccio è quello di vendere illusioni ai siciliani e ai calabresi usando il ponte, quella visione non ci appartiene».

Fino allo scorso anno Basile era su posizioni ancora più critiche. Nelle relazioni annuali con cui rendiconta il proprio mandato, Basile aveva dedicato al ponte pagine intere di dubbi e critiche: sull’impatto per la mobilità di Messina, sugli espropri, sulla scarsità di confronto con il governo. «Nessuno oltre Messina può decidere per Messina», aveva scritto.

Nell’ultima relazione, quella sul mandato 2024-2025, la parola «ponte» compare invece una sola volta, e solo nel titolo di un paragrafo. Il resto è una mezza pagina che riprende quasi alla lettera quanto Basile aveva già scritto sui rapporti tra il comune e il governo, accanto a una foto con Pietro Ciucci, l’amministratore delegato della società Stretto di Messina, a cui è affidata la gestione del progetto. Le questioni che Basile sollevava negli anni precedenti, intanto, non hanno avuto risposte. «Siccome Basile sa che se inizieranno i cantieri ci saranno molti disagi per gli abitanti di Messina, in campagna elettorale ha parlato poco del ponte e più delle opere compensative, come la metropolitana, una zona economica speciale (ZES), una legge speciale per la città», dice Alessio Caspanello, direttore del quotidiano online messinese LetteraEmme.

Per capire queste oscillazioni bisogna guardare soprattutto ai ripensamenti dello stesso Cateno De Luca, già sindaco di Messina tra il 2018 e il 2022, che negli ultimi anni, come Basile, ha cambiato più volte posizione sul ponte. Nel 2022, quando la società Stretto di Messina era in liquidazione e il progetto sembrava ormai abbandonato, si diceva favorevole. Man mano che il governo Meloni ha rilanciato l’opera e fatto ripartire le procedure, De Luca è diventato sempre più critico, fino a un’opposizione netta, motivata soprattutto dal timore che i fondi per il ponte venissero sottratti a risorse destinate ad altri investimenti nel Sud.

Negli ultimi mesi, con l’avvicinamento di Sud chiama Nord al centrodestra, i toni si sono di nuovo ammorbiditi. Non è la prima volta che De Luca usa il ponte in modo strumentale: nel 2006, da deputato regionale, aveva messo in scena un finto funerale dell’opera, prima a Messina e poi davanti a Montecitorio, vestito a lutto.

Al di là delle posizioni dei sindaci, sul piano concreto l’opera è ancora ferma a un passaggio amministrativo. Il progetto deve tornare davanti al Cipess, il comitato interministeriale che approva i grandi investimenti pubblici, con una nuova delibera che superi i rilievi della Corte dei conti, che lo scorso anno aveva negato le autorizzazioni ad aprire i cantieri. È più o meno lo stesso punto in cui ci si trovava un anno fa. Ciucci ha detto che la società sta lavorando per adeguarsi alle osservazioni della Corte e conta di tornare al Cipess entro giugno, con l’obiettivo di completare l’iter di approvazione entro la fine dell’estate del 2026 e avviare i lavori nell’ultimo trimestre dell’anno. Il cronoprogramma prevede sette anni e mezzo di cantiere, con la fine dei lavori nel 2033.