Sapete cos’è questo?

Il consumo di gas esilarante si è diffuso tra giovani e adolescenti per i suoi effetti inebrianti, i rischi limitati e soprattutto perché è del tutto legale

Decine di bombolette di protossido di azoto vuote raccolte dopo un festival musicale nel Regno Unito (Matt Cardy/Getty Images)
Decine di bombolette di protossido di azoto vuote raccolte dopo un festival musicale nel Regno Unito (Matt Cardy/Getty Images)
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Nelle recenti inchieste che hanno indagato sulle feste organizzate a Milano per calciatori e altri clienti ricchi, in cui sono ipotizzati giri di prostituzione, è emerso l’uso sistematico di palloncini gonfiati con protossido d’azoto, il cosiddetto gas esilarante, che è stato spesso associato al mondo degli atleti professionisti. Ma negli ultimi anni il suo consumo ricreativo è molto aumentato specialmente tra i più giovani, che in certi contesti hanno iniziato a inalarlo in abbondanza e con grande disinvoltura.

Ai calciatori di Serie A il gas esilarante piace perché ha effetti intensi ma molto brevi, e non lascia tracce nei test antidoping. I ragazzi e gli adolescenti che in Europa e negli Stati Uniti lo hanno adottato come sostanza ricreativa di uso comune, invece, lo apprezzano soprattutto perché è del tutto legale, facilmente reperibile e comporta rischi limitati se non se ne fa un uso intenso e prolungato.

Il protossido di azoto infatti si può comprare su Amazon, nei negozi di casalinghi e in alcune erboristerie, nella forma di ricariche per i sifoni da cucina, gli strumenti utilizzati per trasformare liquidi in spume. Una cartuccia da otto grammi, la misura standard, costa circa un euro. È inodore, incolore, non lascia tracce visibili né olfattive. Il gas viene inalato direttamente dal sifone, di solito, oppure attraverso palloncini appositamente riempiti, talvolta attraverso bombole più grandi. È diventato normale, in certi posti di vita notturna, trovare mucchi di cartucce vuote sui marciapiedi.

Quando il gas viene inalato agisce sul sistema nervoso centrale. L’effetto è una sensazione intensa di euforia e disorientamento temporale: i secondi sembrano minuti, i rumori appaiono distorti e pulsanti, e a occhi chiusi possono comparire immagini geometriche in movimento. La sensazione complessiva è quella di essere parzialmente fuori dal proprio corpo. Dura al massimo uno o due minuti, dopodiché si torna rapidamente allo stato di partenza, con una coda di rilassamento che può persistere per qualche ora. Effetti che gli esseri umani conoscono e apprezzano da oltre duecento anni.

Un poster del 1846 annuncia gli effetti del protossido d’azoto (Getty Images)

Il protossido di azoto, la cui formula chimica è N2O, è infatti impiegato anche in medicina come anestetico leggero, soprattutto in odontoiatria, ma anche in alcune procedure di pronto soccorso e per aiutare le donne che stanno partorendo a gestire i dolori del travaglio. Nell’industria alimentare è classificato come additivo con il codice E942 ed è usato per esempio per montare la panna liquida. È anche usato come comburente nei motori da corsa e nei razzi.

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Viene utilizzato a scopi ricreativi dal 1799, quando lo scienziato inglese Humphry Davy scoprì che, purificato correttamente, era perfettamente respirabile. Era tanto semplice da produrre che i chimici cominciarono a fabbricarlo in casa, e presto divenne una delle attrazioni dei luna park itineranti americani. Visto che chi lo inalava sopportava facilmente il dolore entrò negli studi dentistici come anestetico, rimanendoci fino a oggi, mentre l’uso ricreativo ebbe discontinuamente momenti di grande popolarità. Nei rave degli anni Novanta nel Regno Unito, per esempio, le cartucce usate per montare la panna erano talmente comuni che tuttora questa sostanza in inglese è soprannominata “whippets”, da “whipped cream”, panna montata.

Un gruppo di ragazze inala gas esilarante da palloncini al festival di Glastonbury, nel 2015 (Barry Lewis/In Pictures Ltd./Corbis via Getty Images)

Negli ultimi anni è tornato di moda sia perché costa poco ed è facile da reperire sia per via di TikTok, dove si sono moltiplicati i video di persone che inalano gas esilarante e mostrano i risultati. Negli Stati Uniti è emerso un prodotto specificamente pensato per questo mercato, Galaxy Gas, commercializzato con bombole aromatizzate a gusti come “blueberry mango” e “vanilla cupcake” e con un packaging volutamente attraente per un pubblico giovane.

Leopoldo Romanelli, psicoterapeuta dell’Istituto Minotauro di Milano che lavora con gli adolescenti, spiega che il gas esilarante risponde ad alcuni bisogni della socialità giovanile contemporanea. «Stare insieme è diventato molto rischioso nelle adolescenze odierne per via del giudizio orizzontale dei pari», dice Romanelli. Il gas esilarante funziona in questo senso come quello che lui chiama «un calumet della pace disfunzionale»: un rituale condiviso che crea un momento di connessione e abbassa temporaneamente la soglia dell’ansia sociale, senza richiedere di esporsi davvero agli altri.

Alcuni ragazzi inalano gas esilarante in un locale di New York, nel 1977 (Allan Tannenbaum/Getty Images)

Per la maggior parte di chi lo usa occasionalmente, il protossido di azoto non produce conseguenze durature rilevanti, e anche per questo viene percepito come una sostanza essenzialmente innocua. I rischi più seri emergono con l’uso in contesti non sicuri e, soprattutto, con il consumo frequente e intensivo nel tempo.

I pericoli immediati più documentati sono l’asfissia, che può verificarsi quando il gas viene inalato in spazi chiusi o in sequenza rapida senza pause, e il rischio di cadute: chi è sotto l’effetto del gas può perdere l’equilibrio senza accorgersene. Inalare direttamente dalla bomboletta, poi, espone inoltre a ustioni da gelo, perché il gas fuoriesce a temperature molto basse.

Il rischio più grave è però quello neurologico. Il protossido di azoto inattiva in modo irreversibile la vitamina B12, essenziale per il mantenimento della guaina mielinica che protegge i nervi. Le conseguenze di una carenza prolungata includono formicolii, debolezza muscolare, difficoltà nella deambulazione e, nei casi più gravi, danni permanenti al midollo spinale. Nei casi documentati in letteratura, alcuni pazienti giovani sono arrivati in ospedale con sintomi inizialmente scambiati per la sindrome di Guillain-Barré, una malattia autoimmune rara, poi ricondotti all’uso intensivo di protossido. In almeno un caso, dopo sei anni dalla diagnosi il paziente era ancora su una sedia a rotelle.

Questi effetti neurologici derivano generalmente da un consumo molto frequente e prolungato, dell’ordine di decine di cartucce al giorno per settimane o mesi: l’uso occasionale è considerato a basso rischio. Scott Hadland, specialista in dipendenze al Massachusetts General Hospital, ha però detto allo Smithsonian Magazine che «non abbiamo studi sufficienti su come livelli più bassi di esposizione possano causare problemi di salute che semplicemente non conosciamo ancora».

Per il resto, il protossido di azoto non produce dipendenza fisica, ma può generare una dipendenza psicologica: la combinazione tra effetto rapido e dissolvenza altrettanto rapida può spingere alcuni utilizzatori a ripetere l’inalazione più volte consecutive, aumentando i rischi associati.

Delle bombolette di protossido d’azoto vicino a un cestino, per strada, a Londra nel gennaio del 2025 (Leon Neal/Getty Images)

In Europa il consumo di protossido di azoto è monitorato dall’Agenzia dell’Unione europea sulle droghe, che nel 2022 ha pubblicato un rapporto dedicato definendolo «una preoccupazione crescente per il continente». In Irlanda, un’indagine del 2021 aveva rilevato che oltre il 23 per cento dei giovani che facevano uso di sostanze aveva provato il gas almeno una volta. Nel Regno Unito nello stesso periodo la percentuale tra i 16 e i 24 anni sfiorava il 9 per cento.

Negli ultimi anni paesi tra cui Regno Unito, Germania, Francia, Portogallo e Svezia hanno introdotto restrizioni alla vendita. In Italia, invece, il protossido di azoto non è classificato tra le sostanze stupefacenti e non esiste alcun divieto esplicito di vendita per uso ricreativo. Anche per questo, non esiste un sistema di rilevazione nazionale che consenta di misurare la diffusione del fenomeno, e i professionisti sanitari che lavorano con adolescenti confermano che i casi che arrivano alla loro attenzione sono probabilmente solo una frazione di quelli reali.

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