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  • Sabato 30 maggio 2026

Gustavo Petro non è stato poi così rivoluzionario

Il presidente colombiano, il primo di sinistra dopo decenni, aveva promesso di stravolgere il sistema: non è andata così

Gustavo Petro durante una cerimonia militare a Bogotà, il 6 giugno 2025 (AP Photo/Ivan Valencia)
Gustavo Petro durante una cerimonia militare a Bogotà, il 6 giugno 2025 (AP Photo/Ivan Valencia)
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La prima storica presidenza di sinistra della Colombia è quasi conclusa. Domenica si vota per eleggere il successore di Gustavo Petro, in carica dal 2022 e primo presidente di sinistra dopo quasi settant’anni di governi liberali e conservatori, di destra e centrodestra. Nonostante le premesse di grandi stravolgimenti, però, la presidenza di Petro è stata molto meno rivoluzionaria di quanto lui stesso avesse promesso. Molte riforme non sono state realizzate ed è fallito il processo di “Paz Total” (“pace totale”), cioè l’ambizioso programma di riconciliazione con tutti i gruppi armati del paese.

Allo stesso tempo, nell’ultimo anno Petro è riuscito a far approvare alcune riforme importanti, come quella del lavoro, e a farsi notare a livello internazionale soprattutto per la contrapposizione al presidente statunitense Donald Trump. Ha recuperato così gran parte del sostegno popolare, ribaltando i sondaggi pre elettorali: se fino a giugno del 2025 sembrava scontato che il prossimo presidente sarebbe stato di destra, ora Iván Cepeda, l’erede sostenuto dalla coalizione di sinistra Pacto Historico, ha speranze di vittoria.

Gustavo Petro ai seggi di Bogotà per le elezioni del Senato, l’8 marzo 2026 (AP Photo/Fernando Vergara)

La sua presidenza è stata sotto molti punti di vista caotica e inconcludente: dall’agosto del 2022 si sono avvicendati più di cinquanta ministri, e nei primi tre mesi del 2025 si sono dimessi o sono stati sostituiti 13 ministri su 19. Petro ha litigato con molti, se non tutti; ha attaccato sui social, e soprattutto su X, membri del governo, parlamentari, giudici e giornalisti. Le sue dichiarazioni sono state spesso scorrette, sessiste o offensive, e ha parlato di ogni tema, compreso un discorso sul sesso e su Gesù molto ripreso, ma evitando perlopiù le interviste e le domande dei giornalisti colombiani su questioni concrete.

Dal punto di vista economico, le riforme sono state parziali e non c’è stata una consistente riduzione delle enormi disparità all’interno della società colombiana. Ancora oggi esiste un forte squilibrio tra le principali aree metropolitane, come Bogotà e Medellín, e le zone rurali, dove l’accesso ai servizi di base, all’istruzione e alle infrastrutture è carente. Le comunità indigene e dei discendenti delle persone africane portate in Colombia come schiave sono molto più povere e socialmente escluse rispetto al resto della popolazione.

Petro ha messo in atto misure per rispondere a questi problemi solo negli ultimi mesi: ha creato 85mila nuovi lavori temporanei nella pubblica amministrazione, distribuiti in tutte le province colombiane e in oltre 1.000 comuni, e ha garantito un inquadramento ufficiale per 40mila madres comunitarias, donne che gestiscono asili nido a domicilio nei quartieri più poveri. Secondo i critici sono manovre clientelari e «sussidi elettorali».

Nel 2025 per la prima volta l’indicatore di “povertà multidimensionale” (che comprende oltre al reddito variabili come salute, istruzione e standard di vita) è sceso sotto il 10 per cento: meno di un colombiano su 10 è considerato “povero”. Ma il calo del numero dei poveri, molto pubblicizzato, non è stato radicale, ma di fatto simile alle tendenze già registrate con i suoi predecessori.

La manifestazione dei lavoratori colombiani del 1° maggio 2024, con un cartello con l’immagine di Petro (Diego Cuevas/Getty Images)

La grande riforma sanitaria, che doveva mettere fine al sistema di assicurazioni private e sostituirle con un sistema pubblico, non è mai stata approvata dal parlamento. Dopo la seconda bocciatura del Senato, Petro ha provato a renderne effettive alcune parti approvandole per decreto, con decisioni che sono state accusate di incostituzionalità. I singoli provvedimenti sono inoltre di difficile attuazione senza un piano complessivo.

Gli scontri armati di gennaio del 2025 nella regione del Catatumbo hanno definitivamente fatto fallire il processo di “Paz Total”, il più importante della sua presidenza. Petro è un ex guerrigliero e la sua elezione era considerata il simbolo del superamento di decenni di guerra fra lo stato e i gruppi armati di estrema sinistra.

Durante la sua presidenza però la violenza è aumentata e la scarsa efficacia della strategia negoziale del suo governo ha fornito molte occasioni alle opposizioni di destra per chiedere interventi militari radicali contro gli stessi gruppi con cui si cercava la pace. Il presidente ha poi in parte rinnegato le sue promesse e convinzioni approvando bombardamenti su alcuni gruppi guerriglieri.

Gustavo Petro e la ministra dell’Ambiente Irene Vélez Torres, il 28 aprile 2026 a Santa Marta, Colombia (AP Photo/Ivan Valencia)

La lotta al narcotraffico ha dato risultati contraddittori e non soddisfacenti: durante il mandato di Petro le forze dell’ordine hanno sequestrato più cocaina che mai, ma la produzione e l’esportazione sono state comunque ai massimi livelli di sempre. Le politiche di sostegno agli agricoltori promesse in campagna elettorale come strumento per superare le coltivazioni illegali sono state poche e poco efficaci.

Alcuni esponenti del suo governo, anche molto vicini a lui, sono stati implicati in casi di corruzione, e suo figlio è stato arrestato per riciclaggio di denaro proveniente da narcotrafficanti.

Nonostante tutto questo, Petro lascerà con un alto livello di consensi, favorito da due riforme economiche nel campo del lavoro realizzate nell’ultimo anno.

A giugno del 2025, dopo una lunga battaglia politica e legale, è stata approvata dal parlamento la sua riforma del lavoro, che prevede fra le altre cose retribuzioni maggiorate per gli orari serali e nei weekend, un riconoscimento del lavoro domestico e limiti ai contratti a tempo determinato. A dicembre si è aggiunto un decreto presidenziale che aumenta del 23 per cento il salario minimo, portandolo all’equivalente di 480 euro al mese (sussidi per i trasporti compresi): è una riforma che riguarda un lavoratore su dieci, 2,5 milioni di persone.

La situazione economica della Colombia è tutto sommato stabile: la crescita economica è contenuta ma costante, con un aumento più consistente nel settore agricolo. Nell’ultimo anno è calata molto la disoccupazione, e l’inflazione su base annua è minore rispetto al 2024, seppur di poco (da 5,2 a 5,1 per cento).

La presidenza di Petro non è stata rivoluzionaria nei fatti, ma lui è comunque riuscito a consolidare la sua immagine sui temi identitari che avevano favorito la sua elezione. In politica estera ha preso posizioni nette contro la guerra israeliana a Gaza e la sua decisa contrapposizione a Trump non è quasi mai venuta meno. A sorpresa l’incontro di febbraio con Trump alla Casa Bianca è andato molto bene, mettendo fine a mesi di attacchi reciproci e rapporti pessimi.

Un tema su cui ha mantenuto l’impostazione presentata in campagna elettorale è quello dell’ambiente: grande attenzione alle questioni del cambiamento climatico, blocco delle esplorazioni petrolifere e riduzione della deforestazione in Amazzonia.

Petro ha accusato le forze che lo sostengono, il parlamento e i ministri del suo governo per la mancata realizzazione di molte delle promesse elettorali. Un anno fa ha detto: «Il presidente è rivoluzionario, il suo governo no».

Ha sostenuto spesso di essersi sentito tradito da molti dei principali collaboratori e che essere presidente è una cosa di «una sofferenza assoluta». Petro è un abile oratore e usa gli strumenti retorici per giustificare errori e problemi. Secondo alcuni la sua presidenza ha avuto comunque il merito rilevante di aver posto l’attenzione sulle diseguaglianze sociali e regionali, che in precedenza non erano state centrali nella politica colombiana e che in futuro difficilmente potranno essere ignorate.

In una recente intervista a El País, Petro ha detto che una sconfitta di Cepeda alle presidenziali sarebbe «senza dubbio» una sua sconfitta (di Petro). Cepeda ha vinto le primarie della sinistra in cui era il candidato più vicino a Petro, quello che maggiormente rappresentava la continuità. I sondaggi indicano che dovrebbe essere il più votato al primo turno, unendo la componente progressista dell’elettorato (grazie anche all’attuale recuperata popolarità di Petro), ma che poi avrà più difficoltà contro il candidato della destra al ballottaggio.

In questo momento Abelardo de la Espriella, di estrema destra (Defensores de la Patria), sembra favorito su Paloma Valencia, di centro-destra (Centro Democrático e Juntos por Colombia): entrambi hanno impostato la loro campagna sul rifiuto di tutte le politiche di Petro, accusando Cepeda di essere una sorta di «copia politica» del presidente uscente.

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