Bastava così poco, contro l’evasione fiscale
L'abbinamento tra i pos e i registratori di cassa ha già fatto emergere più di 5 miliardi di euro di transazioni, altrimenti in nero

Dal primo gennaio è in vigore una misura che nella sua semplicità ha già portato risultati significativi per il recupero dell’evasione fiscale. È l’abbinamento automatico tra registratori di cassa e pos, che di fatto obbliga l’esercente a emettere lo scontrino ogni volta che riceve un pagamento con carta. Secondo l’Agenzia delle Entrate, nei primi cinque mesi il meccanismo ha fatto emergere 115 milioni di scontrini in più e una base imponibile aggiuntiva di 5,3 miliardi di euro: sono ricavi che altrimenti non sarebbero stati dichiarati e su cui ora lo Stato potrà incassare le tasse. Sono dati ancora più notevoli se si pensa che la misura è diventata pienamente operativa solo a marzo.
Il Sole 24 Ore stima che, solo di IVA, in questi cinque mesi l’incasso aggiuntivo si potrebbe aggirare intorno a 1 miliardo di euro.
L’abbinamento tra registratori di cassa e pos avviene tramite uno specifico portale dell’Agenzia delle Entrate: è un collegamento “virtuale” e non fisico, quindi senza cavi, e viene fatto associando la matricola del registratore telematico ai dati identificativi del pos. È una soluzione immediata e di facile applicazione, senza costi per gli esercenti visto che il registratore telematico e il pos sono già obbligatori. Grazie a questo accorgimento, l’Agenzia può ora confrontare in automatico gli incassi con gli scontrini, e se non quadrano i conti il sistema segnala un’anomalia che può portare a un controllo.
Questa è solo l’ultima di una serie di misure fiscali che nascono da un’intuizione tutto sommato semplice, ma con risultati molto soddisfacenti nella lotta all’evasione fiscale e per le casse dello Stato. Lo dimostrano i dati: la propensione all’evasione, cioè la percentuale di imposte evase sul totale di quelle dovute, è passata dal 21,4 per cento del 2015 al 17 per cento del 2022, anno a cui risalgono gli ultimi dati disponibili (le stime sull’evasione sono molto laboriose).
Le misure più recenti non sono ancora conteggiate in questo dato, ma vengono spesso elogiate dagli esperti di fisco e dalla stessa Agenzia delle Entrate.
Quella più recente è l’obbligo di accettare i pagamenti elettronici: le sanzioni per chi non le accetta sono state introdotte a giugno del 2022 dal governo di Mario Draghi tra le molte resistenze degli esercenti, che poi sono la categoria in cui l’evasione è più facile e diffusa: piccoli negozi, bar, liberi professionisti.
L’idea è che se aumentano i pagamenti tracciabili per gli esercenti diventa più rischioso evadere. Gli incassi con carta o altri strumenti di pagamento elettronici non si possono nascondere al fisco: gli esercenti possono comunque continuare a evadere, ma è più facile essere scoperti. L’allineamento tra pos e registratori di cassa è per certi versi complementare all’obbligo del 2022, che da solo funziona solo da disincentivo: non solo l’esercente è obbligato ad accettare i pagamenti elettronici, ora ogni volta che li riceve su quell’incasso dovrà per forza pagare le tasse.
È anche sorprendente che una misura di questo tipo l’abbia introdotta il governo di Giorgia Meloni, i cui partiti si erano sempre opposti alle misure che disincentivano i contanti e aiutano a ridurre l’evasione: molte delle polemiche contro il governo Draghi le sollevò Fratelli d’Italia, il partito di Meloni.
Un’altra misura per tentare di ridurre l’evasione nel commercio, seppur con scarso successo, è stata la lotteria degli scontrini. È un concorso a premi promosso dallo Stato che esiste dal 2021, e che consente a chi effettua pagamenti elettronici – e ai negozianti che li ricevono – di partecipare all’estrazione di premi in denaro. Per partecipare è necessario legare il proprio codice allo scontrino, dunque l’idea è che il premio sarebbe stato un incentivo per il cliente a pagare con carta e a chiedere lo scontrino.
Dopo i primi mesi non è stata più promossa granché. Il meccanismo era un po’ complicato e alcuni malfunzionamenti tra gli esercenti la scoraggiarono fin dall’inizio. Oggi la lotteria è ancora attiva, ma partecipano in pochissimi. Il settore in cui si è più diffusa è quello dei supermercati, dove in realtà non c’erano particolari problemi di scontrini ed evasione. Costa allo Stato 50 milioni di euro l’anno.
Ci sono infine due misure meno note fuori dalle aziende e dagli ambienti dei professionisti, ma che hanno dato risultati già molto buoni e che rientrano nei dati citati all’inizio: sono la fatturazione elettronica e lo split payment.
La fatturazione elettronica esiste dal 2019 e gradualmente è diventata obbligatoria per tutte le tipologie di aziende e professionisti. È un sistema con cui le fatture emesse da aziende e professionisti vengono trasmesse in automatico all’Agenzia delle Entrate, tramite il cosiddetto Sistema di Interscambio (SDI).
Prima le fatture erano più rudimentali. Bastava la carta intestata e, quando serviva, la marca da bollo. Potevano essere buttate o modificate e i redditi che ne derivavano arrivavano al fisco solo se dichiarati, oppure tramite controlli. Ora la fattura elettronica passa per piattaforme che inviano i dati direttamente all’Agenzia delle Entrate, che la convalida in tempo reale prima che arrivi al cliente.
Un esempio può aiutare: un idraulico fa un lavoro di manutenzione in un’azienda, ed emette la fattura elettronica per il suo compenso. Prima poteva agevolmente non fare la fattura, cosa che può fare anche ora, o fare la fattura e poi non dichiararla, cosa che invece ora non può fare. Nel primo caso l’Agenzia delle Entrate tramite i suoi controlli incrociati può risalire al fatto che l’azienda ha registrato il costo ma nel sistema non risulta il compenso dell’idraulico, che quindi risulta aver evaso per quella prestazione.
Anche in questo caso l’intuizione è abbastanza semplice (un po’ meno la messa in pratica): dato che dall’Agenzia delle Entrate passano tutte le fatture del sistema economico è più facile che emergano le incongruenze. In più l’esistenza stessa di un sistema così interconnesso ha funzionato da deterrente all’evasione.
Lo split payment esiste dal 2015 ed è un meccanismo che si applica quando un’azienda privata vende beni o servizi alla pubblica amministrazione. In un normale rapporto commerciale, il cliente paga al fornitore il prezzo del servizio più l’IVA, e il fornitore dovrebbe poi versare l’IVA allo Stato. Con lo split payment la pubblica amministrazione, che è il cliente, scinde il pagamento (cioè lo splitta, da qui il nome della misura): al fornitore paga solo il prezzo netto del servizio, mentre la quota dell’IVA la versa direttamente allo Stato.
In questo modo si è eliminato parte del problema del cosiddetto omesso versamento, cioè del mancato pagamento dell’IVA dichiarata: i soldi dell’IVA vengono tolti dai privati e lasciati direttamente allo Stato, e così il rischio di evasione viene azzerato alla fonte.
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