La polizia ungherese ha detto che non c’è motivo per proibire il Pride di Budapest, vietato lo scorso anno dal governo di Orbán

Una manifestazione a sostegno della comunità LGBTQ+ a Budapest, Ungheria, 23 luglio 2022 (AP/Anna Szilagyi)
Una manifestazione a sostegno della comunità LGBTQ+ a Budapest, Ungheria, 23 luglio 2022 (AP/Anna Szilagyi)

La polizia ungherese ha detto che non c’è motivo per vietare il Pride di Budapest in programma il 27 giugno. È un netto cambiamento rispetto allo scorso anno, quando il governo dell’ex primo ministro di estrema destra Viktor Orbán lo aveva vietato per legge in tutto il paese e la polizia non lo aveva autorizzato nella capitale. Il Pride poi si tenne comunque grazie all’intervento del sindaco di Budapest Gergely Karácsony, che consentì di aggirare il divieto intestando l’organizzazione dell’evento al comune. Che la polizia permettesse il Pride quest’anno era comunque atteso sia perché lo scorso anno si tenne nonostante i divieti, sia perché ad aprile la Corte di giustizia dell’Unione Europea aveva ordinato all’Ungheria di abrogare una legge contro la comunità LGBTQ+ risalente al 2021, che era stata usata da Orbán per vietare il Pride dello scorso anno.

Orbán è stato il primo ministro ungherese dal 2010 al 2026 e ha progressivamente smantellato i diritti civili nel paese. La legge che fece approvare nel 2021 di fatto paragonava l’omosessualità alla pedofilia e impediva di affrontare temi legati all’omosessualità e alla transizione di genere in contesti pubblici e nei media accessibili ai minorenni.

A marzo Orbán è stato sconfitto alle elezioni parlamentari: al suo posto è diventato primo ministro Péter Magyar, che è un politico conservatore e un ex alleato di Orbán, ma che ha promesso di ripristinare le garanzie democratiche indebolite dall’autoritarismo di Orbán e di migliorare i rapporti con l’Unione Europea. Sulla difesa dei diritti della comunità LGBTQ+, invece, è stato più vago. Per esempio non si è espresso sulla possibilità di cancellare la legge del 2021 che limita i diritti delle persone omosessuali (se l’Ungheria non dovesse adeguarsi alla sentenza della Corte di giustizia, la Commissione europea potrebbe imporle sanzioni finanziarie).