La Corte di giustizia dell’Unione Europea ha ordinato all’Ungheria di abrogare una legge contro la comunità LGBTQ+

Il Pride di Budapest del 2021 (AP Photo/Anna Szilagyi)
Il Pride di Budapest del 2021 (AP Photo/Anna Szilagyi)

La Corte di giustizia dell’Unione Europea ha stabilito che la legge ungherese del 2021 contro la comunità LGBTQ+ viola il diritto europeo e ha ordinato all’Ungheria di abrogarla. La norma fu approvata dal parlamento ungherese durante il governo di estrema destra del primo ministro Viktor Orbán, recentemente sconfitto alle elezioni dal leader del principale partito di opposizione, Péter Magyar. La legge, di fatto, paragonava l’omosessualità alla pedofilia e impediva di affrontare temi legati all’omosessualità e alla transizione di genere in contesti pubblici e nei media accessibili ai minorenni.

La Corte ha detto che la legge ungherese era «un’ingerenza particolarmente grave nei diritti fondamentali». Se l’Ungheria non si adeguasse alla sentenza della Corte, la Commissione Europea potrebbe imporle sanzioni finanziarie.

Dopo la vittoria alle elezioni, Magyar aveva detto che la posizione del suo partito Tisza sui diritti della comunità LGBTQ+ era che «ciascuno può vivere con chi ama, purché non violi le leggi e non sia dannoso per gli altri». Aveva anche sostenuto gli eventi del Pride, vietati dal governo di Orbán nel 2025 con un emendamento alla legge sul diritto di manifestazione, che impediva di organizzare e svolgere eventi che violassero la legge del 2021. Il Pride del 2025 si era comunque svolto perché il divieto era stato aggirato grazie a un’iniziativa del sindaco di Budapest, Gergely Karacsony.