Sono stati sequestrati beni per 200 milioni di euro legati alle attività di narcotraffico di Matteo Messina Denaro

Carabinieri e investigatori durante le perquisizioni del secondo covo di Matteo Messina Denaro a Campobello di Mazara, 18 gennaio 2023 (ANSA/IGOR PETYX)
Carabinieri e investigatori durante le perquisizioni del secondo covo di Matteo Messina Denaro a Campobello di Mazara, 18 gennaio 2023 (ANSA/IGOR PETYX)

Un’inchiesta coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo e dalla Guardia di finanza ha portato all’arresto di tre persone e al sequestro di beni per 200 milioni di euro legati alle attività di narcotraffico di Matteo Messina Denaro, uno dei più noti e importanti mafiosi italiani e considerato il capo dell’organizzazione criminale mafiosa Cosa Nostra, arrestato nel gennaio del 2023 e morto nel settembre dell’anno successivo.

L’operazione si è svolta in diversi paesi, tra cui Spagna, Svizzera, Lussemburgo, le Isole Cayman e il Principato di Monaco, e ha permesso di individuare un ingente patrimonio derivato dal reimpiego dei guadagni relativi al traffico di droghe illegali nell’interesse del boss e della sua cosca, e depositato anche in società offshore. Le persone arrestate sono accusate di impiego di denaro di provenienza illecita, aggravato dall’agevolazione mafiosa.

In una conferenza stampa a seguito degli arresti il procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo e il procuratore di Palermo Maurizio De Lucia hanno detto che l’inchiesta è stata aiutata dalla collaborazione delle autorità di Andorra, il piccolo paese fra Francia e Spagna. Queste hanno segnalato alle autorità italiane una donna originaria di Campobello di Mazara (Trapani) – la zona in cui Matteo Messina Denaro operava – con importanti disponibilità economiche. Le indagini su di lei hanno permesso di scoprire che era sposata con un narcotrafficante, che aveva rapporti stretti con Cosa Nostra.