Gli Stati Uniti hanno attaccato di nuovo l’Iran
Hanno bombardato siti missilistici nel sud del paese, complicando ulteriormente i negoziati per la fine della guerra

Nella notte tra lunedì e martedì (ora italiana) l’esercito statunitense è tornato a bombardare l’Iran, nello stesso giorno in cui una delegazione iraniana era arrivata a Doha, in Qatar, per partecipare ai negoziati per la fine della guerra. Dall’inizio del cessate il fuoco tra Iran e Stati Uniti, ad aprile, c’erano già stati alcuni scontri, soprattutto nello stretto di Hormuz, ma i bombardamenti erano stati sostanzialmente sospesi. Per il momento però gli attacchi statunitensi non sembrano segnalare l’inizio di una nuova fase della guerra, e gli Stati Uniti hanno detto di voler continuare a trattare.
Il portavoce del Comando interforze in Medio Oriente, Tim Hawkins, ha detto che gli Stati Uniti hanno colpito alcune postazioni per il lancio di missili nel sud dell’Iran e imbarcazioni che stavano «provando a piazzare mine» nello stretto di Hormuz. Hawkins ha presentato gli attacchi come difensivi: ha detto che servivano a «proteggere» soldati statunitensi da attacchi iraniani, ma non ha specificato altro sul tipo di minaccia e sugli obiettivi colpiti.
Secondo un funzionario dell’esercito, rimasto anonimo e citato dal New York Times, l’Iran aveva lanciato missili verso le navi statunitensi schierate nel golfo dell’Oman e nel mar Arabico per bloccare le navi che commerciano con l’Iran. Non è chiaro se l’Iran abbia effettivamente colpito navi statunitensi, o se abbia causato altri danni. Lo stesso funzionario ha detto che gli attacchi statunitensi hanno colpito il porto iraniano meridionale di Bandar Abbas, dove c’è anche una base della marina iraniana.
I Guardiani della rivoluzione, il corpo armato più potente dell’Iran e quello che di fatto comanda, hanno detto che risponderanno a qualsiasi attacco e violazione del cessate il fuoco. Hanno aggiunto di aver abbattuto un drone e di aver colpito un jet statunitensi. Non ci sono conferme indipendenti su questo.
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Un aereo militare statunitense schierato nella regione all’inizio della guerra, 1 marzo 2026 (U.S. Navy via AP)
L’attacco statunitense contro le stazioni di lancio iraniane conferma che l’Iran ha ancora capacità missilistiche in grado di minacciare mezzi e militari statunitensi. Secondo fonti dell’intelligence statunitense sentite dai giornali, l’Iran dovrebbe avere ancora a disposizione 30 delle sue 33 basi missilistiche lungo lo stretto di Hormuz, il passaggio marittimo fondamentale per il commercio globale che il regime aveva bloccato all’inizio della guerra e da cui può continuare a minacciare le navi che tentano di attraversarlo senza accordarsi.
Nonostante gli attacchi di lunedì notte, il segretario di Stato Marco Rubio ha detto che gli Stati Uniti continueranno a perseguire la via diplomatica per la fine della guerra. Ha aggiunto che un accordo potrebbe essere raggiunto nel giro di «qualche giorno», sia sulla riapertura dello stretto di Hormuz sia sul programma nucleare iraniano, un altro dei punti più delicati dei negoziati. Domenica Trump aveva detto che il blocco statunitense nello stretto rimarrà in vigore fino a quando non sarà raggiunto un accordo.
Come successo varie volte in questi tre mesi, il regime ha ridimensionato e in parte contraddetto le dichiarazioni statunitensi. Il portavoce del ministero degli Esteri Esmail Baghaei ha detto che i negoziati al momento sono concentrati su come «mettere fine alla guerra», mentre le questioni più importanti, tra cui il nucleare, saranno discusse in seguito. La differenza tra le due prospettive, quella di un accordo completo (voluto dall’Iran) o di una intesa più vaga, che lasci a future discussioni la definizione delle questioni più complesse e importanti (voluta dall’amministrazione Trump), è sostanziale.
A complicare il raggiungimento di un accordo c’è anche la questione del Libano. Lunedì il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha ordinato di intensificare gli attacchi contro il sud e l’est del paese, nonostante il cessate il fuoco con il gruppo sciita filoiraniano Hezbollah in vigore da metà aprile (gli attacchi però non si sono mai fermati del tutto, soprattutto nel sud). L’Iran ha sempre detto che un potenziale accordo dovrebbe includere la fine delle ostilità tra Israele e Hezbollah, ma Israele finora ha rifiutato di ritirarsi o interrompere del tutto i bombardamenti.
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