I Repubblicani statunitensi che sono scettici sull’accordo di pace con l’Iran
Quello che Trump sostiene di essere molto vicino a raggiungere, e che però solleva molti dubbi anche tra i suoi alleati

Negli Stati Uniti diversi politici e senatori Repubblicani, alcuni dei quali vicini al presidente statunitense Donald Trump, hanno criticato l’accelerazione che Trump ha dato alle trattative per un accordo di pace con l’Iran, accusandolo di voler fare troppe concessioni. Nel fine settimana Trump ha detto ripetutamente che i due paesi sono vicini a un accordo: per il momento i dettagli dei negoziati non sono stati resi pubblici, ma alcuni giornali internazionali hanno riportato dei dettagli citando fonti vicine al governo.
Tra i punti più contestati c’è quello che permetterebbe la riapertura immediata dello stretto di Hormuz e il prolungamento dell’attuale cessate il fuoco per altri 60 giorni, necessari per trovare un accordo definitivo sul futuro del programma nucleare iraniano. I Repubblicani più critici sostengono che questo non sia un vero accordo di pace, ma solo un compromesso nel quale le questioni più spinose vengono posticipate, una strategia spesso adottata da Trump in questi contesti.
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Il senatore Repubblicano del South Carolina Lindsey Graham, vicino a Trump, ha scritto sui social che un accordo del genere sarebbe un rischio: «Se nella regione si percepisse che un accordo con l’Iran permette al regime di sopravvivere e diventare più potente nel tempo, avremo gettato benzina sui conflitti in Libano e in Iraq», dove sono attivi gruppi armati sostenuti dall’Iran. Graham ha anche aggiunto: «Viene da chiedersi perché la guerra sia iniziata, tanto per cominciare».
Non è la prima volta che Trump viene accusato di essere entrato in guerra senza avere una strategia precisa, e di avere cambiato idea più volte sull’obiettivo finale.
Un altro Repubblicano che ha messo in dubbio la decisione stessa di Trump di entrare in guerra è Thom Tillis, senatore del North Carolina. Tillis ha detto che la bozza di accordo descritta dai media «non ha senso». «Circa 11 settimane fa [il segretario alla Difesa Pete] Hegseth e il dipartimento della Difesa ci avevano detto di aver annientato le difese dell’Iran e che era solo questione di tempo prima di entrare in possesso del materiale nucleare», ha detto Tillis a CNN. «Ora stiamo parlando di una posizione in cui potremmo accettare che il materiale nucleare rimanga in Iran? Che senso ha tutto questo?».
Anche il senatore Repubblicano del Texas, Ted Cruz, si è detto «profondamente preoccupato» e ha definito un «errore disastroso» fare un accordo che permetterebbe all’Iran di continuare a essere guidato da un regime estremista che è in grado di arricchire l’uranio e che ha il «controllo effettivo dello stretto di Hormuz».
Il presidente Repubblicano della Commissione per le forze armate del Senato, Roger Wicker, ha scritto su X che «il presunto cessate il fuoco di 60 giorni — con la convinzione che l’Iran agirà in buona fede — sarebbe un disastro».
Il governo statunitense e altri senatori Repubblicani hanno a loro volta risposto alle accuse. Il presidente Repubblicano della Camera, Mike Johnson, ha sostenuto che sia prematuro formulare giudizi prima che i termini ufficiali dell’accordo siano resi pubblici.
Nei giorni scorsi Trump aveva minacciato l’ennesimo «grande attacco» contro l’Iran se entro il fine settimana non si fosse raggiunto un accordo, che a suo dire l’Iran stava «implorando».
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