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  • Lunedì 25 maggio 2026

Dalla Serie D alla Champions League in sette anni

Lo ha fatto il Como, con molti soldi e grazie a un allenatore che fino a tre anni fa era un suo calciatore

L'allenatore del Como Cesc Fàbregas (Image Photo Agency/Getty Images)
L'allenatore del Como Cesc Fàbregas (Image Photo Agency/Getty Images)
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Nella stagione 2018/19 il Como giocava in Serie D, la quarta categoria del calcio italiano, dopo essere fallito due volte nei quindici anni precedenti. Quest’anno è arrivato quarto in Serie A e nella prossima stagione giocherà per la prima volta nella sua storia la Champions League, la più importante e remunerativa competizione europea per club.

È il miglior risultato della storia del Como, che prima di quest’anno non era mai andato oltre al sesto posto in Serie A raggiunto nel 1950. Ed è arrivato grazie alla società più ricca del campionato, e con una squadra giovane, arrembante e dal bel gioco, allenata dal 39enne spagnolo Cesc Fàbregas, uno degli allenatori più promettenti del mondo. E un ex centrocampista di grande qualità e visione di gioco, che scelse di terminare la sua carriera da calciatore proprio a Como, dove giocò fino al 2023.

È raro vedere in Champions League una squadra diversa dalle più note e blasonate, come Juventus, Inter, Milan, Napoli e Roma. L’ultima a cui accadde fu il Bologna, nel 2024 a sessant’anni dall’ultima volta. Prima ancora era successo ad Atalanta, Udinese, Sampdoria e ChievoVerona, che così come il Como ha la peculiarità aggiuntiva di essere arrivata in Champions League pochi anni dopo essere passato dalla Serie B alla Serie A.

La Champions League raggiunta dal Como è un grande risultato, al di là delle previsioni di molti e davanti a squadre considerate più forti come Milan e Juventus. Ma non è una sorpresa così grande. Dal 2019 il Como è infatti di proprietà di Sent Entertainment, una società di media e intrattenimento controllata a sua volta da Djarum, una grande azienda indonesiana di tabacco di proprietà di Robert Hartono, che secondo la rivista Forbes gestisce un patrimonio stimato in 37,6 miliardi di euro.

In questi anni gli Hartono (all’inizio con Robert c’era anche il fratello Michael, morto quest’anno) hanno fatto nel Como una serie di investimenti fuori dalla portata della stragrande maggioranza delle squadre che giocano nei campionati minori. Gli investimenti hanno riguardato non soltanto i giocatori e lo staff, ma anche le strutture a disposizione del club e la stessa immagine della squadra, che è diventata un “brand” e un modello, cosa che in pochi avrebbero previsto anche solo una decina di anni fa. Ma che in effetti ha perfettamente senso, quando il tuo stadio (seppur piccolo e da rimodernare) è vicino a uno dei laghi più famosi del mondo, spesso visitato da persone assai ricche e note.

Il suggestivo stadio Giuseppe Sinigaglia, sul lago di Como (Marco Luzzani/Getty Images)

Con questi mezzi e queste idee tutt’altro che comuni, nel 2024 il Como tornò in Serie A per la prima volta in 21 anni, e con ambizioni molto alte. La scorsa stagione spese oltre 100 milioni di euro per rinforzare la squadra, e arrivò decimo: un ottimo risultato per una neopromossa.

Eppure la proprietà fece capire di voler puntare ancora più in alto, e nella scorsa estate il Como spese – al netto delle entrate – più di 110 milioni di euro, cioè 60 milioni in più della Juventus, arrivata sesta, e dell’Inter, che ha poi vinto lo Scudetto.

Ma ciò che ha reso il Como una squadra forte e apprezzata non è stata solo l’enorme quantità dei suoi investimenti, ma anche e soprattutto la loro qualità, visto che quando è tornato in Serie A, ha fatto scelte moderne, insolite ma vincenti. In un campionato dove si punta spesso sui soliti allenatori e su giocatori vecchi e d’esperienza, il Como ha deciso di puntare soprattutto su una squadra giovane e un allenatore agli esordi. Fàbregas, appunto.

Fàbregas era arrivato al Como da calciatore nel 2022, in Serie B e dopo una carriera vincente tra Arsenal, Chelsea, Barcellona e la Nazionale spagnola. Dopo essersi ritirato l’anno dopo, rimase al Como come proprietario di minoranza e allenatore della Primavera, finché nel 2024 (durante la stagione della promozione in Serie A) fu promosso ad allenatore della prima squadra.

Cesc Fàbregas al Como nel 2022 (Jonathan Moscrop/Getty Images)

Fàbregas è una figura perfettamente in linea con il “brand” Como, che punta spesso ad avere persone famose sugli spalti e in campo. Ma anche un ex calciatore di grande esperienza, cresciuto sotto la guida di allenatori di altissimo livello come Arsène Wenger e Pep Guardiola; e capace di sfruttarla per costruire una squadra in linea con un’idea di gioco intenso e aggressivo, e quindi moderno per il calcio italiano.

Da quando è tornato in Serie A il Como ha sì acquistato (come le sue avversarie) giocatori famosi ma ormai a fine carriera, che portassero esperienza. Ma Fàbregas ha quasi sempre puntato su profili più giovani e tecnici, primo fra tutti il 21enne Nico Paz, arrivato la scorsa stagione e da allora uno dei migliori attaccanti del campionato.

Per capirci, la scorsa estate il Como aveva comprato l’attaccante 33enne Álvaro Morata, che però non ha mai trovato molto spazio. Ne hanno trovato molto di più giocatori tecnici e ideali per il calcio offensivo di Fàbregas, come Jesús Rodríguez, Nicolas Kühn, Martin Baturina e Tasos Douvikas, tutti tra i 20 e i 27 anni.

C’è poi da dire che in questi due anni il Como – come il ben più modesto Bologna prima di lui – ha beneficiato anche del livello più basso, o comunque altalenante, delle squadre che prima dominavano il campionato italiano, come la Juventus. O di altre che hanno iniziato alla grande questa stagione per poi peggiorare nettamente, in termini di gioco e risultati, come il Milan.

D’altro canto, per le risorse economiche a disposizione e per gli standard che si è imposto, il Como oggi sembra essere a un livello superiore rispetto a quasi tutte le squadre di Serie A. Forse ci è arrivato anche un po’ prematuramente rispetto alle aspettative iniziali, ma ora che si è qualificato alla Champions League, le attese sono altissime.

Ma mentre Fàbregas sembra intenzionato a restare (già la scorsa estate si parlò di lui come possibile allenatore dell’Inter, eppure restò a Como), Nico Paz potrebbe tornare al Real Madrid, la squadra da cui il Como lo comprò due anni fa e che avrebbe la possibilità di riacquistarlo per una cifra relativamente contenuta.

Intanto il Como ha già iniziato a prepararsi al calcio europeo adeguando il suo stadio, il vecchio e fatiscente Sinigaglia, ai requisiti della UEFA, che organizza tutte le coppe europee. Non dovesse farcela in tempo, il Como potrebbe giocare le sue partite di Champions League “in casa” al Mapei Stadium di Reggio Emilia, già a norma e dove gioca abitualmente il Sassuolo.