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  • Venerdì 22 maggio 2026

Alla politica indiana mancavano gli scarafaggi

Il Partito popolare degli scarafaggi è nato con intenti satirici, ma l'enorme successo fra i giovani «pigri e disoccupati» potrebbe trasformarlo in altro

Alcune immagini dal sito e dai profili social del Partito popolare degli scarafaggi
Alcune immagini dal sito e dai profili social del Partito popolare degli scarafaggi
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Al momento non è ancora un partito politico, ma un movimento che dà voce «ai giovani pigri e disoccupati»: il Cockroach Janta Party, Partito popolare degli scarafaggi, è nato in India una settimana fa, diventando immediatamente un enorme fenomeno online, con quasi 20 milioni di follower su Instagram, più che ogni altro partito indiano. È nato come una risposta satirica a una polemica sul lassismo delle giovani generazioni indiane, ma il grande successo potrebbe trasformarlo in qualcos’altro.

È considerato un segno della crescente insoddisfazione dei giovani indiani, preoccupati per il futuro economico e poco rappresentati dai politici attuali. Lo scarafaggio è ritenuto un simbolo efficace: tenace, si adatta a tutto ed è capace di sopravvivere in un ambiente ostile con poche aspettative. E, come dice uno degli slogan del partito, «anche se cerchi di schiacciarlo, torna sempre».

Il movimento è stato fondato da Abhijeet Dipke, che si occupa di comunicazione politica e che da due anni vive a Boston, dove frequenta un master alla Boston University. Tutto è cominciato quando la scorsa settimana Surya Kant, presidente della Corte Suprema, ha paragonato durante un’udienza i giovani disoccupati che si dedicano al giornalismo e all’attivismo a «scarafaggi e parassiti». Nonostante i successivi tentativi di spiegare la frase, sostenendo che fosse rivolta solo a chi presenta «diplomi e certificati falsi», la polemica ha circolato molto online, suscitando reazioni arrabbiate e ironie.

La risposta di Dipke è stato il Cockroach Janta Party, Partito popolare degli scarafaggi, con profili sui social, un sito dedicato e moduli Google per iscriversi al partito. Lo spirito era satirico, e i requisiti richiesti per iscriversi sono «essere disoccupati,  forzatamente, per scelta o per principio, non facciamo domande», «fisicamente pigri», sempre connessi a internet («Minimo 11 ore al giorno, anche in bagno») e con la «capacità di lamentarsi in modo professionale». Il partito dice di rivolgersi a persone «stanche di fare finta che vada tutto bene».

La sigla del partito, CJP, richiama quella del partito induista di destra del primo ministro Narendra Modi, il Bharatiya Janata Party, BJP, che governa dal 2014. La comunicazione online è quella dei meme, le immagini e i video generati con l’intelligenza artificiale mostrano gli scarafaggi in situazioni tipiche della politica indiana.

Ma insieme all’intento satirico ci sono critiche all’attuale sistema politico indiano, accusato di essere corrotto e lontano dai problemi delle persone e dei giovani, con una retorica simile ad altri movimenti “anti-casta”. Sono presenti anche alcune rivendicazioni politiche chiare: maggiore rappresentazione delle donne (50 per cento dei seggi parlamentari e degli incarichi di governo), riforma dei media, trasparenza dei processi elettorali e maggiore controllo sull’operato delle persone elette.

Il CJP ha avuto un enorme successo online, superando in una settimana i follower del BJP, il partito con più tesserati al mondo, e anche il Partito del Congresso, di centrosinistra, per decenni dominante in India e ora all’opposizione. I numeri migliori sono su Instagram, anche perché il social X ha chiuso il profilo del CJP agli utenti indiani per «questioni legali», una decisione che ha portato ad accuse di censura.

Il sito del Cockroach Janta Party, il 21 maggio 2026 (AP Photo/Ashwini Bhatia)

Ci sono state le prime adesioni al movimento da parte di persone famose in India e dichiarazioni di disponibilità a collaborare da alcuni politici di opposizione. Il movimento ha organizzato anche le prime manifestazioni offline, con proteste e iniziative a cui hanno partecipato persone travestite da scarafaggi. Alcuni media di opposizione hanno sottolineato come il movimento sia particolarmente notevole in un paese in cui lo spazio per il dissenso si è ristretto nei dieci anni di governo di Modi, per politiche repressive e per un’omologazione dei maggiori media nazionali al messaggio del BJP.

Non è facile ipotizzare ora se il partito degli scarafaggi sia destinato a diventare un passeggero fenomeno online, seppur di grandi dimensioni, o se possa evolvere in altro. In India, ma anche altrove, movimenti di protesta costruiti intorno a uno slogan o un simbolo efficace si sono trasformati in partiti di successo o di governo: è il caso per esempio dell’Aam Aadmi Party (AAP), il partito dell’Uomo Qualunque, che cominciò con il simbolo di una scopa, per «fare pulizia della corruzione», e arrivò al governo dello stato di Delhi. Peraltro in passato Dipke ha lavorato come volontario per la comunicazione sui social del partito AAP.

Il CJP ha intercettato una crescente insoddisfazione delle nuove generazioni indiane, che rappresentano una parte molto consistente della popolazione: la metà degli 1,4 miliardi di indiani ha meno di 30 anni, e i giovani nella fascia fra i 15 e i 29 anni sono 367 milioni. Negli ultimi decenni la scolarizzazione è cresciuta, ma i titoli di studio non sono più una garanzia di un ingresso facile nel mondo del lavoro: la disoccupazione giovanile (15-29 anni) è vicina al 10 per cento e sale al 13,6 per cento nelle aree urbane. Anche la mobilità sociale, cioè la possibilità di migliorare le proprie condizioni di partenza, è sempre più limitata.

Recenti sondaggi indicano che i giovani si sentono sempre meno rappresentati dai partiti attuali: solo il 10 per cento ne fa parte, mentre il 29 per cento evita «ogni tipo di coinvolgimento politico». Sui temi etici i giovani sono mediamente più progressisti rispetto al resto della popolazione e vedono l’attivismo dal basso come un’alternativa alla politica tradizionale.

In altri paesi del sud-est asiatico movimenti giovanili hanno portato a proteste partecipate e in alcuni casi violente, che hanno causato o favorito cambi di governo, come in Sri Lanka, Nepal o Bangladesh. La situazione politica e sociale in India è notevolmente diversa, e il partito degli scarafaggi non ha ambizioni “rivoluzionarie”. Dipke ha detto all’agenzia Reuters: «Qualunque cosa faremo, la faremo nel rispetto dei diritti sanciti dalla Costituzione, in modo assolutamente democratico e pacifico. Non sarà nulla di simile a quanto abbiamo visto in Nepal o in Bangladesh».