L’attaccante più decisivo della Serie A, che a dicembre non ci giocava
Arrivato a gennaio senza grande clamore, Donyell Malen ha già segnato 13 gol e ha cambiato la stagione della Roma

Da quando è arrivato alla Roma, lo scorso gennaio, l’attaccante olandese Donyell Malen ha segnato 13 gol in 16 partite: è un numero che, insieme a tanti altri, dice molto, sia sull’impatto che è riuscito ad avere sulla Serie A sia su come ha cambiato la Roma. C’è chi per qualità e movimenti lo ha paragonato addirittura al formidabile attaccante brasiliano Ronaldo, detto non a caso “il Fenomeno”; e chi invece ha spiegato le sue prestazioni sottolineando il basso livello della Serie A, un campionato considerato poco spettacolare e dalle partite lente e noiose.
È in parte vero, ed è un argomento che spesso si utilizza per ridimensionare le prestazioni sorprendenti dei calciatori arrivati dall’estero e che non si conoscono ancora a sufficienza, ma non basta a giustificare gli ultimi mesi di Malen, di assoluta forza e superiorità rispetto a tutti gli altri. Il suo fondamentale contributo ha permesso alla Roma di continuare a competere per i primi quattro posti in classifica, necessari per accedere alla prossima Champions League.
Domenica, a mezzogiorno, c’è il derby con la Lazio, a cui la Roma arriva dopo la vittoria della scorsa giornata contro il Parma per 3-2, ottenuta in modo rocambolesco. Ha recuperato lo svantaggio nei minuti finali, con un gol di Devyne Rensch al 94esimo, e un rigore calciato proprio da Malen all’ultimo minuto, in cui si è vista anche la sua forte personalità.
Una sconfitta con il Parma, a questo punto della stagione, avrebbe complicato di molto i piani per la qualificazione. Ora invece pur non essendo semplice, è più alla portata: per i modi con cui la vittoria è arrivata, per la poca continuità e brillantezza delle dirette concorrenti in questo periodo, su tutte Milan e Napoli, ma soprattutto per il momento di forma eccezionale di Malen, che contro il Parma ha segnato la sua terza doppietta in stagione (aveva fatto anche il primo gol della Roma).
Lo scorso gennaio, quando Malen atterrò all’aeroporto di Fiumicino per la prima volta, ad accoglierlo non c’erano molti tifosi: il suo acquisto non fu vissuto come provvidenziale né come particolarmente rilevante. Il contrario era successo in estate con il trasferimento del compagno d’attacco Evan Ferguson, che come altri calciatori della Roma fu accolto a Ciampino con grandi entusiasmi, poi delusi.
Nella prima parte di stagione, infatti, la Roma ha faticato a essere pericolosa in attacco, nonostante l’allenatore Gian Piero Gasperini faccia segnare molto i suoi attaccanti. Con i suoi movimenti e la capacità di trovare spazi anche quando pare non ci siano, Malen ha trasformato l’attacco della Roma.
Oltre ai gol, ha fatto anche 2 assist, entrambi spettacolari, calciando con l’esterno del piede
Nei principali campionati europei è insieme a Harry Kane, fenomenale attaccante del Bayern Monaco, il giocatore che ha segnato più gol nel 2026. È anche l’unico ad aver fatto una tripletta in Serie A, il mese scorso contro il Pisa. Con i suoi 13 gol è il secondo miglior marcatore del campionato, a meno quattro dall’attaccante e capitano dell’Inter Lautaro Martinez, che però giocava in campionato dall’inizio.
Pur essendo molto difficile, potrebbe ancora raggiungerlo o superarlo: già solo il fatto di poterci provare è notevole. Nessuno prima di Malen aveva avuto lo stesso impatto in Serie A arrivando a gennaio, a torneo in corso. Neppure Mohamed Salah, il fortissimo attaccante del Liverpool, che undici anni fa arrivò alla Fiorentina dal Chelsea mostrando sin da subito le sue qualità eccezionali; e neanche Mario Balotelli, che prima di Malen era il giocatore ad aver segnato più gol (12, in 13 presenze) dopo essersi trasferito dal Manchester City al Milan nel gennaio del 2013.
Malen, nato a Wieringen nei Paesi Bassi, all’epoca aveva 14 anni e giocava nel settore giovanile dell’Ajax. Dopo questa prima esperienza e una in Inghilterra, all’Arsenal, nel 2017 esordì in prima squadra con il PSV Eindhoven, una delle squadre più forti e vincenti della Eredivisie, la prima divisione olandese. Ci rimase per quattro anni: segnò 55 gol in 116 partite, vincendo un campionato. Fece bene, insomma, facendosi notare sia dalla Nazionale olandese sia dal Borussia Dortmund, che nel 2021 lo acquistò per 30 milioni di euro (una cifra né bassa né altissima, se comparata ai soldi che le società di calcio europee sono solite spendere per un attaccante).
In quel periodo al Borussia Dortmund c’era Erling Haaland, uno dei centravanti più forti al mondo, attualmente al Manchester City. Malen ricoprì il ruolo d’esterno d’attacco, sia sulla fascia destra sia sulla fascia sinistra, giocando un po’ più mobile e lontano rispetto alla porta. È come gli era capitato di fare al PSV e come succede tuttora in Nazionale, accanto a Memphis Depay, posizionato al centro dell’attacco, e Cody Gakpo, largo a sinistra.
Quando arrivò alla Roma, dopo un’esperienza dimenticabile all’Aston Villa in Premier League in molti si chiesero in quale ruolo avrebbe giocato: attaccante centrale o poco dietro (facendo quella che in gergo si chiama “seconda punta”), oppure ancora esterno d’attacco? Gasperini però sin dal suo arrivo non sembrò avere dubbi. Poco prima della sua prima partita di campionato, contro il Torino, disse: «Attualmente lui è un centravanti. È il ruolo che predilige, quello in cui può sfruttare al meglio la sua rapidità, la capacità di tiro e di concludere con entrambi i piedi, con immediatezza e potenza. Credo quindi che debba giocare vicino alla porta».
I tre gol segnati da Malen al Pisa
Un’intuizione, questa, che si è dimostrata vincente, e che non sorprende più di tanto. Gasperini, infatti, è un allenatore conosciuto e apprezzato per esaltare le potenzialità dei suoi giocatori e per valorizzarli, specie quando sono attaccanti. La lista è lunga: guardando solo all’Atalanta, che Gasperini ha allenato per quasi dieci anni dal 2016 al 2025, possiamo citare i casi recenti di Mateo Retegui e Ademola Lookman, ma anche di Duvan Zapata, Luis Muriel, Josip Ilicic e Papu Gomez.
Malen rientra perfettamente in questo profilo: un attaccante duttile e completo, con buone qualità espresse solo in parte, e mai del tutto dominante o costante, almeno fino al suo arrivo in Serie A. L’abilità di Gasperini di tirare fuori il meglio dai suoi calciatori può essere uno dei motivi per cui Malen sta dominando il campionato, con i suoi gol e le sue giocate, ma non è l’unico. Un articolo di Ultimo Uomo ha raccolto “tre motivi per cui Malen ci sembra un marziano”.
Il primo sta nella sua capacità di smarcarsi e orientare i passaggi dei suoi compagni di squadra, attaccando la profondità o portando i difensori avversari fuori posizione. Il suo primo gol contro il Torino, su assist di Dybala, è scaturito da questo movimento.
Il primo gol di Malen con la Roma
Il secondo sta nel suo essere un calciatore completo. «Malen non ha un talento che ruba l’occhio, e forse non è davvero eccezionale in niente di particolare. Il suo tiro non è d’élite, ma è solido e affidabile con entrambi i piedi; non dribbla come le migliori ali al mondo ma sa essere una minaccia quando punta l’uomo palla al piede; il suo primo controllo e il suo uso del corpo spalle alla porta non sono le sue migliori caratteristiche, ma sono sufficienti per essere tra i migliori in Serie A per protezioni palla e gioco di raccordo», si legge su Ultimo Uomo.
Il terzo è l’intensità, nel senso di velocità, sia di movimento che di pensiero: «Malen è veloce, ma sembra ancora più veloce perché si muove in anticipo»; è cioè molto abile a capire il momento giusto per muoversi, eludendo la marcatura degli avversari e arrivando nel minor tempo possibile a creare una situazione d’attacco.
Durante un recente episodio del podcast Fontana di Trevi, il giornalista Giuseppe Pastore ne ha parlato come di «un calciatore che fa reparto da solo», cioè in grado di reggere da solo tutto il gioco d’attacco della Roma. Il suo collega Riccardo Trevisani ha detto poco dopo che Malen «stoppa la palla eternamente con il pensiero di far male e di tirare», definendo ronaldiano il suo controllo di palla in occasione del primo gol segnato al Parma.



