Esiste una posizione comoda per leggere?
No, almeno secondo un giornalista di “Slate” che ha indagato la questione

Il giornalista Luke Winkie ha scritto un articolo su Slate in cui sostiene di non riuscire a leggere quanto vorrebbe: perché passa molto tempo davanti allo schermo dello smartphone, ma soprattutto perché, per quanto si sia sforzato, non ha mai trovato una posizione di lettura davvero comoda.
È un problema diffuso, dice Winkie. «È opinione comune che il primo romanzo pubblicato nella storia sia La storia di Genji, scritto all’inizio dell’XI secolo da Murasaki Shikibu, un’aristocratica giapponese. Mille anni dopo questa incredibile invenzione che ha aperto le finestre della mente, l’umanità non ha però ancora trovato un modo ergonomico per assimilare la parola scritta».
Winkie racconta di aver provato a leggere sdraiato sulla schiena, tenendo il romanzo sopra la testa finché le braccia non gli hanno fatto male. Ha provato anche seduto in poltrona, con il libro aperto sul grembo, finché il collo non si è irrigidito. C’è poi l’opzione di sdraiarsi a pancia in giù, con i gomiti affondati in un materasso, in un tappeto o nei cuscini di un divano: funziona per un po’ «finché non diventa ovvio che in pratica stai facendo un plank e senza che i benefici superino il disagio».
Winkie ha condiviso la questione con le persone che gli stavano intorno e si è reso conto che erano tutti «sulla stessa barca». Bryan Lowder, vicedirettore di Slate, gli ha raccontato che mentre sfogliava un volume particolarmente ingombrante contenente i romanzi e i racconti del Ciclo di Earthsea della scrittrice Ursula K. Le Guin, era stato costretto ad ammucchiare tre cuscini contro la testiera del letto e a metterne un altro sulla pancia. Un’amica che aveva appena finito I fratelli Karamazov di Dostoevskij gli ha detto che legge in poltrona seduta con la schiena sul bracciolo: «Sto provando la diagonale totale», gli ha detto, «è di gran lunga l’approccio più efficace».
Altri, dice Winkie, hanno invece sviluppato una sorta di sindrome di Stoccolma e interpretano dunque il dolore della lettura «come un segno di virtù». Per esempio Tony Ho Tran, caporedattore di Slate, ha detto di aver bisogno di sentirsi «un po’ a disagio» per concentrarsi adeguatamente su ciò che sta leggendo: «datemi una sedia di legno storta in cucina, datemi un sedile di plastica sul treno per andare al lavoro».
Winkie ha poi chiesto a uno specialista: Ryan Steiner, fisioterapista di una clinica di Cleveland, in Ohio. Gli ha confermato che la lettura costringe il corpo ad assumere una postura completamente innaturale e che non c’è niente che si possa fare, al riguardo. «Non siamo fatti per rimanere a lungo nella stessa posizione, per quanto comoda possa essere», ha spiegato il fisioterapista, aggiungendo che quando si legge, è necessario cambiare posizione spesso, o comunque alzarsi e muoversi un po’ di tanto in tanto.
«È facile tenere in mano per diverse ore con un braccio lungo il fianco qualcosa di relativamente leggero, come ad esempio un chilo e mezzo. Ma tenere quello stesso oggetto davanti al viso? Potreste avere difficoltà anche solo per un minuto», dice il fisioterapista spiegando che a quel punto, si attivano i meccanocettori, recettori sensoriali presenti nel nostro sistema nervoso e in quasi tutto il nostro corpo che sostanzialmente rilevano stimoli meccanici come tatto, pressione, vibrazione e stiramento, trasformandoli in impulsi nervosi inviati al cervello: sono questi recettori che, se assumiamo posizioni scomode, dopo un po’ ci fanno modificare postura.
Sulle posizioni migliori per leggere sono stati scritti interi libri e sui social si possono trovare molti consigli. Molte persone per leggere, ma anche per studiare, consigliano dei leggii da tavolo, ma ci sono anche soluzioni più complesse che interessano soprattutto chi preferisce leggere su un e-reader.
Winkie fa l’esempio di Chelsea Stone della CNN, che ha provato un dispositivo che consente di fissare l’e-reader a un supporto regolabile in silicone. Il braccio flessibile di questo supporto si può fissare ad esempio sulla testiera del letto con un morsetto in modo da avere l’e-reader davanti agli occhi quando si è sdraiati sulla schiena, tenendolo alla distanza e nella posizione più comoda. Per girare le pagine Chelsea Stone usa un telecomando Bluetooth, così le mani, ha spiegato, non hanno mai bisogno di uscire dalle coperte: «Non so quante volte mi sono appisolata con un libro in mano, per poi essere svegliata di soprassalto dal fatto che mi sbatteva sulla fronte», ha detto Stone, «con questo dispositivo, sono libera di leggere in qualsiasi posizione».
Di dispositivi di questo tipo ne esistono diversi: alcuni si fissano alla struttura del letto o ai mobili, altri si appoggiano sul pavimento, ci sono supporti che possono ruotare di 360 gradi e inclinarsi verso l’alto e verso il basso, in modo che, indipendentemente dalla posizione in cui ci si sdraia, lo schermo sia sempre visibile. Dopodiché è possibile usare un girapagine con telecomando, e ce ne sono di facili da configurare e da utilizzare.
Per chi predilige la lettura tradizionale, conclude Winkie, non c’è invece molto da fare: «Leggiamo libri da mille anni. Dev’esserne valsa la pena».



