L’opera più fotografata e commentata di questa Biennale

È la donna-batacchio di Florentina Holzinger, le cui impressionanti performance sono discusse da anni nel mondo dell'arte e ora anche fuori

Il padiglione austriaco da fuori (Nicole Marianna Wytyczak)
Il padiglione austriaco da fuori (Nicole Marianna Wytyczak)
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Ai Giardini della Biennale di Venezia, davanti al padiglione dell’Austria, tutti i giorni allo scoccare di ogni ora una donna nuda si arrampica su una corda e rimane appesa a testa in giù dentro a una grossa campana di metallo. Quando la campana comincia a suonare la donna si muove come un batacchio di carne e capelli. Ad assistere ci sono decine di persone in silenzio. È una scena che ricorda un po’ un’esecuzione pubblica. Il disagio della donna infatti è evidente: il suo corpo viene sbattuto a destra e a sinistra, e la sua faccia diventa sempre più rossa. Dura circa un minuto e, quando finisce, scende usando la stessa corda con cui era salita e se ne va. Il pubblico applaude e torna a disperdersi.

Anche se la Biennale ha aperto al pubblico pochi giorni fa questa scena è già stata vista da milioni di persone perché i video della donna-batacchio stanno circolando moltissimo sui social. La performance infatti si svolge all’aperto e chiunque può assistere e fare foto e video. Anche per entrare nel padiglione austriaco comunque la fila è lunghissima, nettamente la più lunga tra quelle che si vedono girovagando per i Giardini.

La fila fuori dal padiglione dell’Austria sabato 9 maggio, giorno di apertura della Biennale al pubblico (il Post)

Quest’anno il padiglione dell’Austria è stato affidato all’artista quarantenne Florentina Holzinger. Non è difficile capire come la performance della campana sia diventata virale sui social: intanto c’è una donna nuda; c’è poi il fatto che la scena è sufficientemente breve e d’impatto da funzionare su Instagram e TikTok; e infine c’è il fatto che assistere, come dicevamo, è molto facile per chiunque visiti i Giardini. Dietro l'”instagrammabilità” del padiglione austriaco però c’è il lavoro di un’artista che da alcuni anni ha riscosso molto interesse tra gli esperti, ed è molto raccontata soprattutto per la sua capacità di scioccare il pubblico.

La vasca alimentata dai bagni pubblici (Nicole Marianna Wytyczak)

Sbirciando da fuori, dentro il padiglione austriaco si può vedere un’altra performance: una donna nuda dentro una vasca, attaccata a un tubo per respirare. Le performer si danno il turno ogni quattro ore circa e già il fatto che rimangano immerse così a lungo è piuttosto impressionante. Ma la scena diventa ancora più d’impatto quando si scopre che quell’acqua è il risultato di un filtraggio della pipì fatta dai visitatori nei bagni chimici accanto alla vasca.

Chi resiste in coda e riesce a entrare può poi assistere ad altre due performance: una donna nuda che guida un motoscafo in una piscina, bagnando gli spettatori; e altre performer che inscenano una “deposizione di Cristo” arrampicate su quella che l’artista definisce una «gigantesca banderuola segnavento», sempre nude. I tre temi ricorrenti del progetto sono, evidentemente: i corpi femminili, l’acqua e la religione. L’artista ha spiegato che anche con la campana ha voluto parlare della Chiesa, e nello specifico dell’autorità e del patriarcato che abusano dei corpi femminili.

Un’altra performance del padiglione austriaco (Nicole Marianna Wytyczak)

In certi momenti il padiglione è allagato. L’allestimento infatti si chiama Seaworld Venice e insiste su temi che sono anche molto legati alla città di Venezia: l’innalzamento dei mari e le alluvioni dovuti al surriscaldamento globale, ma anche il turismo ingestibile e i rifiuti che produce (rappresentati dalla pipì). Holzinger ha raccontato che inizialmente aveva pensato di realizzare un padiglione interamente sott’acqua, visitabile solo in immersione, ma di aver cambiato idea dopo aver nuotato nelle acque di Venezia e averle trovate troppo torbide.

Holzinger è nota soprattutto come coreografa in progetti di danza e teatro, e negli ultimi anni è diventata molto stimata nel mondo dell’arte performativa, cioè appunto quella in cui vengono usati corpi umani viventi. L’artista più famosa in questa categoria è, per intenderci, Marina Abramović, che in questi giorni è a Venezia con la mostra Transforming Energy, ma in Austria c’è una lunga tradizione grazie all’Azionismo viennese il cui più famoso rappresentante fu Hermann Nitsch (morto nel 2022).

Quando si seppe della partecipazione di Holzinger alla Biennale, il giornale tedesco Die Zeit le dedicò un lungo articolo in cui la chiamava «la più radicale artista d’Europa». In Italia il Giornale dell’Arte ha definito Holzinger «una star della scena artistica dei nostri giorni».

Florentina Holzinger nel 2024 al festival di Locarno (EPA/JEAN-CHRISTOPHE BOTT)

Il suo approccio è sperimentale e produce spesso risultati molto impressionanti, anche più di quelli che ha portato alla Biennale. Usa di frequente performer nude, a volte in esibizioni che nel cinema verrebbero definite “body horror”, in cui i corpi non vengono solo mostrati ma anche trasformati (per esempio con tatuaggi o mutilazioni simulate). Come ha detto la stessa Holzinger, l’approccio performativo però «non è connaturato alla Biennale», dove infatti il suo progetto è uno dei pochi di questo tipo (ma non l’unico) e appunto sembra mantenere una certa cautela rispetto ad altre sue opere.

Alla prima del suo spettacolo Tanz a Vienna, nel 2019, prima di entrare il pubblico veniva avvertito della presenza di nudità, sangue, aghi, luci stroboscopiche e violenza esplicita. Nel 2020 portò a teatro uno spettacolo ispirato al balletto Apollo, del 1928: il corpo di ballo era formato da sei donne nude, tra cui lei stessa, che tra le altre cose sanguinavano, si masturbavano e defecavano. Negli anni successivi ha lavorato a Ophelia’s Got Talent e A Divine Comedy, due spettacoli che il New York Times ha definito «show itineranti e provocatori in cui nudità, volgarità, elicotteri, eiaculazioni e performer appesi per i denti hanno scioccato il pubblico».

Nel 2024 il suo spettacolo Sancta conteneva già una campana con una donna imbragata, oltre ad altre coreografie aeree, nudità, molto sangue (in parte vero e in parte finto) e corpi trafitti da piercing. Lo spettacolo si ispirava a un’opera lirica, Sancta Susanna, che racconta i desideri sessuali di una suora verso Cristo. Holzinger disse in quell’occasione di aver realizzato quanto la religione cattolica sia radicata nella sua cultura, e quanto il suo rapporto controverso con questa dottrina fosse già molto presente nelle sue opere precedenti incentrate sulla femminilità, il sesso e il demonio.

La curatrice del padiglione austriaco a Venezia, Nora-Swantje Almes, ha spiegato così il lavoro di Holzinger: «io penso all’uso che Florentina fa dello spettacolo come a una porta d’accesso. Le sue opere hanno molti livelli e lo shock è il primo, è messo lì per farti guardare. […] Quello è il momento in cui il suo lavoro ti adesca. Ma poi ovviamente ci sono molti altri livelli meno superficiali, e anzi c’è grande profondità nei temi che tratta».