Javier Milei è di nuovo in mezzo a scandali e problemi economici
L'ultimo sono le spese altissime del suo capo di gabinetto, mentre in Argentina il valore reale dei salari diminuisce

Poco più di sei mesi fa il partito del presidente argentino Javier Milei aveva vinto le elezioni di metà mandato, assicurandosi un maggiore sostegno in parlamento e mettendo fine a un momento difficile, fra scandali personali e una situazione economica tornata preoccupante. Ora la crisi è tornata: il governo e alcuni dei suoi più stretti collaboratori sono al centro di scandali e accuse di appropriazione di fondi pubblici, mentre i progressi economici sembrano essersi fermati, con i salari reali in calo e il tasso di disoccupazione in aumento.
Scandali ed economia stanno intaccando il sostegno di Milei: secondo alcuni sondaggi di istituti considerati molto affidabili in Argentina, il suo tasso di approvazione è sceso dal 45 per cento di febbraio al 35 per cento di oggi, mentre la fiducia degli elettori nel suo governo è calata di 12 punti percentuali solo ad aprile. L’Argentina è abituata alle accuse di corruzione, ma Milei era stato eletto anche grazie a un forte messaggio di rottura e “anticasta”: per questo gli scandali sono ancora più dolorosi per lui e per il suo partito, La Libertad Avanza.

Javier Milei con gli studenti della Yeshiva University di New York, il 9 marzo 2026 (AP Photo/Kena Betancur)
In Argentina si sta parlando parecchio delle accuse al capo del gabinetto del governo, Manuel Adorni. Adorni è un ex giornalista, è stato portavoce di Milei e da novembre del 2025 è stato promosso all’attuale ruolo, centrale nel governo. Prima alcune inchieste giornalistiche, poi anche indagini della magistratura hanno evidenziato come negli ultimi sei mesi abbia tenuto uno stile di vita molto superiore alle sue entrate dichiarate. Adorni non era ricco prima di diventare importante nell’amministrazione Milei e ora guadagna ufficialmente l’equivalente di 2.500 dollari al mese. Dallo scorso novembre ne ha spesi almeno 850mila comprando due case, progettando ristrutturazioni e in viaggi di lusso all’estero e in Argentina, anche con jet privati.
Negli ultimi giorni ha dato spiegazioni lacunose sia in un’audizione in parlamento sia in una conferenza stampa, di fatto senza dare alcuna indicazione sulla provenienza del denaro, ma limitandosi a definire la questione come «privata». Lunedì la sua posizione è ulteriormente peggiorata quando l’imprenditore edile Matías Tabar ha testimoniato di aver ricevuto da Adorni 245mila dollari in contanti, senza fattura, come pagamento per la ristrutturazione di una villa in campagna, nella provincia di Buenos Aires. Tabar ha fornito anche un dettaglio dei lavori fatti, che comprendevano una Jacuzzi, una vasca in travertino e una fontana nel giardino.

L’audizione in parlamento di Manuel Adorni, capo di gabinetto del governo di Milei, il 29 aprile 2026 (AP Photo/Natacha Pisarenko)
Milei ha finora difeso Adorni, attirandosi le accuse delle opposizioni di aver creato un sistema di fondi occulti e appropriazioni illecite all’interno del suo governo. Molte critiche sono arrivate anche dagli stessi sostenitori di Milei, che erano stati convinti a votarlo dalla sua vigorosa retorica contro gli sprechi e la disonestà della classe politica.
Quello di Adorni non è l’unico scandalo: Milei è stato coinvolto in una presunta truffa con le criptovalute; la sorella Karina, capa della segreteria di presidenza, è in mezzo a uno scandalo di corruzione; nell’ultimo mese un sottosegretario all’Economia si è dovuto dimettere per non aver dichiarato proprietà e partecipazioni in aziende negli Stati Uniti, mentre è stata aperta un’altra inchiesta sull’uso privato di carte di credito dell’azienda pubblica Nucleoeléctrica. Sono stati spesi più di 300mila dollari in hotel, ristoranti, attrazioni turistiche, supermercati e negozi duty free degli aeroporti: il caso può coinvolgere il ministro dell’Economia, Luis Caputo, ancora Manuel Adorni e l’ex capo dell’azienda Demian Reidel, un economista con cui Milei stava scrivendo un libro di teoria economica che a suo parere avrebbe potuto «portarli al Nobel».
Secondo parte della stampa argentina la frequenza con cui gli scandali emergono in queste settimane ha a che fare con i crescenti problemi fra i due principali collaboratori di Milei: la sorella Karina e il consigliere Santiago Caputo, che guida una sorta di corrente interna militante e con attrazioni verso l’esoterismo chiamata Las Fuerzas del Cielo (Le forze del cielo), che si definisce «il braccio armato di Milei». Per bloccare le fughe di notizie, ma anche all’interno di una consolidata e radicale contrapposizione con i media, a inizio maggio Milei ha revocato per una settimana tutti gli accrediti al palazzo presidenziale: la stampa è rimasta fuori, una cosa con pochi precedenti.
A questi problemi si aggiungono risultati economici che molti argentini iniziano a considerare non soddisfacenti. Il governo di Milei ha ridotto in modo consistente l’inflazione, passata da circa il 200 per cento su base annua al 33 per cento. Per farlo ha sostenuto molto il valore della valuta locale, il peso argentino, che nell’ultimo anno è diventato più stabile e nel 2026 si è anche leggermente rivalutato rispetto al dollaro.
Le sue politiche però hanno comportato una riduzione del valore reale dei salari e la perdita di competitività nel mercato interno di buona parte dell’industria manifatturiera argentina, con difficoltà in vari settori: semplificando, con un peso più forte alcune merci prodotte in Argentina diventano meno convenienti di quelle importante dall’estero, magari dalla Cina.

Una manifestazione di lavoratori per il 1° maggio a Buenos Aires (AP Photo/Rodrigo Abd)
Il PIL argentino dovrebbe crescere del 3,5 per cento nel 2026, ma è trainato soprattutto dai settori minerario, dell’energia e dell’agricoltura, legati alle esportazioni e che impiegano meno del 10 per cento della forza lavoro argentina. La disoccupazione è salita al 7,5 per cento nell’ultimo trimestre del 2025, uno dei dati peggiori degli ultimi anni, mentre da quasi un anno l’inflazione fatica a scendere ulteriormente. Il governo di Milei sostiene che sia una frenata temporanea e contingente, ma l’opinione pubblica sembra meno disposta che in passato a sopportare tagli e problemi con la promessa di un miglioramento in futuro.
Il primo mandato di Milei finirà tra circa un anno e mezzo: poi cercherà la rielezione, per cui resta favorito, soprattutto per la grande impopolarità delle opposizioni peroniste. Ma altri mesi di scandali e limitata crescita economica potrebbero mettere tutto in discussione.



